Avete presente Montolivo ? Lui era il contrario…

Un esile ragazzino del ’54 si affaccia nel mondo del calcio da giovanissimo; nel 1972, a soli 18 anni era nella prima squadra del Pisa e già all’epoca se ne notava la grande capacità sia tecnica che agonistica.
Marco Tardelli, per quelli della mia generazione, rappresenta molto; arrivò alla juve a 21 anni e dopo poco dimostrò di poter stare a tutti gli effetti in prima squadra, fornendo prestazioni ineccepibili, praticamente in qualsiasi zona del campo in cui veniva chiamato a operare.
Rappresenta molto perché ha sempre unito alla ottima tecnica individuale il concetto primario che deve avere dentro uno juventino vero, di quelli che nascono per essere juventini: VINCERE…LEALMENTE E CON SACRIFICIO..MA VINCERE, CON L’APPLICAZIONE SPASMODICA DETTATA DA UN MODELLO SPORTIVO PER IL QUALE, COME DISSE GIAMPIERO BONIPERTI “VINCERE E’ L’UNICA COSA CHE CONTA”.
Marchino tutto questo l’ha capito subito, entrando nell’ottica dei grandi, di quelli che quando smettono e abbandonano la carriera agonistica, lasciano una scia di trionfi e di personalità, così tanta da farmi pensare che Tardelli era il perfetto opposto di quello che oggi è Montolivo, un eterno incompiuto, un campione solo nelle promesse o sui giornali di gossip, di quelli che ti portano a dire vedendolo giocare..”SAREBBE BRAVINO MA….”.
La personalità, appunto, a volte anche lo portava a gesti “oltre la frontiera”, come quando dopo pochi secondi dall’inizio di un juve – milan del 1978, mise al tappeto Rivera, senza nemmeno farlo fiatare; quello fu il fallo più veloce della storia del calcio..
Ma le stesse sue caratteristiche, una grinta e un temperamento “al limite”, che a volte l’hanno messo in cattiva luce per episodi come quello sopra descritto, l’hanno poi portato sul tetto del mondo, quando in una magica notte d’estate del 1982, la sua ugola ci è divenuta familiare, nello slancio di una corsa fanciullesca verso la linea laterale, che poi va a percorrere velocemente,..sempre con la bocca spalancata e le braccia verso il cielo, in un urlo liberatorio che al confronto il celebre “urlo di Munch” sembra la pubblicità del silenzio…in quel momento diventavamo Campioni del Mondo, contro tutto e contro tutti.
Marco era ed è una persona estremamente generosa, idolo dei tifosi, sempre pronto a dare più che a ricevere; ricordo nelle molte volte che l’ho visto allo stadio, soprattutto nelle magiche notti di Coppa dei Campioni ( a proposito, quella si che era la Coppa dei Campioni, mica oggi, che ci partecipano 3 o 4 squadre per nazione, tanto per attirare sponsor e denaro ) una cosa che mi è sempre rimasta in presso di lui.
Conosciuto come un “duro” in campo, a ogni finale di partita, in qualsiasi modo fosse andata, si avvicinava ai tifosi più sfortunati, quelli sulla sedia a rotelle che venivano accompagnati vicino al campo per potergli far gustare la partita e farli stare bene almeno per due ore, e gli donava la sua maglia, a differenza degli altri compagni, che la scambiavano con gli avversari.
Sarà anche un gesto da poco, ma per me non lo è, perché denota cuore anche nei momenti di trans agonistica, figuriamoci nella vita normale di una persona.
Per questo sono felice di aver ricordato le gesta di Marco Tardelli, giocatore fenomenale e duttile, con un carattere duro e deciso sul campo, mai sceso a compromessi con nessuno, ma come molti altri Grandi della storia della Juve, capaci di donare emozione ai tifosi, e sempre con particolare riguardo ai più deboli, a coloro cioè che più di tutti apprezzano un gesto o una carezza, che li fa sentire almeno per un attimo “come noi”.
E vi ripeto….avete presente Montolivo ?? Chiudete gli occhi, pensate all’esatto contrario e vedrete formarsi la figura di Marco Tardelli, un grande davvero senza limiti nello spazio e nel tempo.
Luca Falchi
Juvenewsradio.it





