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	<title>JuveNews Radio - La prima webradio sulla Juventus! &#187; Chiamale se vuoi.. Emozioni!</title>
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	<description>La prima webradio della juventus. Interviste, news, radiocronache, radio sul web.</description>
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		<title>E ora all’assalto della “Coppa dalle grandi orecchie”</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 18:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
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		<description><![CDATA[Era ora che il calcio tornasse a tracciare uno stato di cose per come la natura le aveva disposte, un po’ per destinazione “divina” e un po’ per capacità manageriali, tecniche e emozionali. Per anni, per precisa volontà di chi tutti noi sappiamo, il nostro sport nazionale era per così dire “drogato” dalla voglia di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></p>
<p style="text-align: justify;">Era ora che il calcio tornasse a tracciare uno stato di cose per come la natura le aveva disposte, un po’ per destinazione “divina” e un po’ per capacità manageriali, tecniche e emozionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per anni, per precisa volontà di chi tutti noi sappiamo, il nostro sport nazionale era per così dire “drogato” dalla voglia di vendetta di alcuni loschi personaggi, incapaci a ottenere risultati, se non tramite un meccanismo perverso di accuse, che, è vero, poi si sono ritorte contro chi le aveva lanciate, dimostrando che i cosiddetti “onesti” non erano altro che i colpevoli; ma guarda caso, di tutto ciò l’enstablishment dello sport italiano si è accorto con un “leggerissimo” ritardo, come direbbe la voce fuori campo dei film di fantozziana memoria, quando ormai andava di moda la assurda parolina “prescrizione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo ci ha portato a essere considerati dei semplici delinquenti, farabutti e disonesti, ed è bastato per far emergere dal limbo qualcuno che ne ha saputo ben approfittare per fregiarsi di titoli che fino ad allora poteva solo sognare o leggere in un fantasioso libro di fiabe per bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 31° titolo è arrivato proprio il 5 maggio, che ci riporta a 11 anni fa, quando sorprendendo tutto e tutti riuscimmo a vincere uno scudetto che sembrava impossibile, scatenando la nostra gioia, innaffiata dalle lacrime di <b>Ronaldo</b> e soci; quella loro delusione così cocente, probabilmente, mise in moto tutto il castello di accuse che ci ha portato dove tutti sappiamo, ma da cui abbiamo saputo riemergere come solo i Grandi sanno fare, cioè con umiltà, orgoglio, capacità e furore agonistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ristabilita quindi la classifica dei valori, ora è il momento in cui non ci dobbiamo fermare; non dobbiamo cioè considerare la vittoria di due scudetti consecutivi come un punto di arrivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo dire dentro di noi la frase che il Sig. <b>Enzo Tortora</b>, distrutto nel fisico e nella mente da accuse infamanti, rivelatesi false, ma che gli costarono galera e sofferenze atroci che lo portarono poi fino alla morte, disse al rientro in televisione nel suo programma “Portobello” e cioè “DOVE ERAVAMO RIMASTI ??”</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo necessariamente migliorare e migliorarci, anche noi stessi come semplici tifosi; tornare al gusto dolce e emozionante delle serate del martedì o mercoledì sera, a sentire la musica della <b>Champions League</b>, ma non come nella stagione appena trascorsa dove siamo stati sbattuti fuori sonoramente da quei simpaticoni del <b>Bayern Monaco</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dobbiamo più ascoltare quella musica pensando dentro di noi…”mi sembra strano di esserci”, ma la nostra mente in quel momento deve essere pervasa dalla convinzione assoluta di lottare per la vittoria finale di quella benedetta “Coppa dalle grandi orecchie” che manca dalla nostra gloriosa bacheca dal 1996, da quella trepidante finale di <b>Roma</b> contro <b>l’Ajax,</b> terminata ai rigori, con la rete decisiva di <b>Jugovic</b> che ci spedì nell’Olimpo dei grandi, in quella serata in cui ci siamo sentiti padroni del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ questo il momento di programmare la mente e il cuore, ora è il tempo maturo in cui la società, guidata da <b>Andrea Agnelli</b> e amministrata a fasi alterne da <b>Beppe Marotta</b>, deve battere il ferro, ora che è caldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio ora che l’<b>Europa </b>si è finalmente convinta della nostra forza crescente e della nostra voglia di tornare tra le grandi, proprio per l’appeal riconquistato con il sudore e la grinta, è il nostro “day one”; ora possiamo andare a contrattare calciatori di livello assoluto, quelli che fino a poco tempo fa non ci consideravano più come un importante bivio delle loro carriere, perché non eravamo più stati capaci di emergere dalla cenere del post 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla di <b>Ibrahimovic</b>, di <b>Benzema</b>, mentre fino all’anno scorso ci siamo dovuti accontentare di <b>Bendtner</b>; il solo accostare il suo nome ad una squadra che ha fatto la storia del calcio è sicuramente blasfemo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo crescere ancora ma non ci manca nulla per poterlo fare; il dovere della società <b>Juventus</b>, di fronte a 14 milioni di persone festanti nelle piazze e nelle strade dell’Italia intera è quello di utilizzare al meglio il prestigio riacquistato per riversarlo e trasformarlo al meglio, per arrivare a maggio del prossimo anno e riappropriarsi della Champions League; lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo a quei grandi atleti che ci hanno consentito nel tempo di chiamarci Juventus, a quelli che ci sono ancora e a quelli che non ci sono più; lo dobbiamo alla memoria, su tutti, di <b>Andrea Fortunato</b>, di <b>Gaetano Scirea</b> e di <b>Andrea Casula</b>, il più piccolo tifoso scomparso nella tragedia dell’Heysel, che oggi avrebbe 39 anni, lo stesso numero di quelle vittime che noi tutti ricordiamo e che, purtroppo, sono ancora oltraggiate da pseudo tifosi avversari senza cuore e senza cervello che nell’anonimato vigliacco e becero, non si rendono conto del valore della vita.<b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p><b>Luca Falchi</b></p>
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		<title>Il “Grande Torino” nella memoria di tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 18:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
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		<description><![CDATA[Quello schianto fragoroso e apocalittico sulla collina di Superga, nonostante siano passati 64 anni precisi da quel maledetto 4 maggio 1949, risuona ancora nella vallata sotto alla basilica. Quelle immagini in bianco e nero di un relitto di aereo, con il triste sottofondo musicale dell’epoca, mettono in risalto quella che rappresenta una delle più grandi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quello schianto fragoroso e apocalittico sulla collina di <b>Superga</b>, nonostante siano passati 64 anni precisi da quel maledetto <b>4 maggio 1949</b>, risuona ancora nella vallata sotto alla basilica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelle immagini in bianco e nero di un relitto di aereo, con il triste sottofondo musicale dell’epoca, mettono in risalto quella che rappresenta una delle più grandi tragedie umane della storia d’<b>Italia</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Maglie gloriose ridotte a brandelli, carte di identità dei migliori calciatori dell’intera lunga storia di passione legata al calcio e ai suoi riti, ormai svolazzanti come coriandoli impazziti in un cielo di cenere e di acre odore di fumo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una massa informe di borse, valigie e scarpini nella pancia dell’aereo, come se il tempo avesse deciso di interrompersi o di autosospendersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il ricordo di quei meravigliosi atleti, con i nomi altisonanti di <b>Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Valentino Mazzola, Ossola</b>, non è mai tramontato e mai tramonterà, nel ricordo di chi ha vissuto quel periodo e neanche nel mio.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono creato la mia personale leggenda sul <b>Grande Torino</b> grazie ai racconti di mio nonno Lido, ed è anche nel suo dolce ricordo che mi rimane dentro quel momento pur non avendolo vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di un popolo non si traccia solo con le guerre e con governi e governicchi di bassa statura morale; non si incide sul meccanismo del tempo solo con avvenimenti insignificanti ma ai quali si da una importanza che non hanno; la storia dello sport non è fatta di soli mezzi calciatori con la cresta bionda o di bizzosi “signori nessuno” che per un cross fatto bene in una stagione intera sembrano diventati fenomeni; per fortuna c’è ancora chi crede nei valori dello sport, rappresentati bene da chi fa tanta gavetta sudando e mangiando tanta polvere nei campetti sparsi per lo Stivale, quei fazzoletti di terra rubati ai nonni o ai cortili delle chiese, tranne alcuni casi dove parroci gelosi e stizziti non fanno altro che scacciare la gioventù dalle loro tonache che nascondono le loro pance piene; sarebbe il caso prendessero esempio dal loro nuovo <b>“Principale” di nome</b> <b>Papa e di cognome</b> <b>Francesco</b>, che odia certi comportamenti e che invece avvicina anche chi come me è sempre stato restio ai loschi intrighi della chiesa e della sua sovrastruttura.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando al filo principale, tornando alla leggenda del <b>Grande Torino</b>, non è importante di quale maglia si tratti o di quanta simpatia si ha per una squadra o per un&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante semplicemente pensare a grandi atleti che hanno tracciato un solco profondo nella nostra storia, che il destino ha materialmente spazzato via, ma quel destino non potrà mai eliminare dalle nostre menti e dai nostri cuori un ricordo incancellabile.</p>
<p><em><b>Luca Falchi</b></em></p>
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		<title>Arturo Vidal, la conferma più bella che viene dal cuore</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 12:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il suo “marchio di fabbrica” è il cuore, quel muscolo che come lui nessuno sa ben orchestrare, facendo muovere ritmicamente i suoi ventricoli, che lo fanno ben correre sempre, e allo stesso modo, producono felicità. Arturo Vidal, il meraviglioso centrocampista cileno in forza alla Juventus, è davvero tutto questo e molto altro. Quel cuore che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il suo “marchio di fabbrica” è il cuore, quel muscolo che come lui nessuno sa ben orchestrare, facendo muovere ritmicamente i suoi ventricoli, che lo fanno ben correre sempre, e allo stesso modo, producono felicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Arturo Vidal</b>, il meraviglioso centrocampista cileno in forza alla <b>Juventus</b>, è davvero tutto questo e molto altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel cuore che Arturo mostra per festeggiare ogni rete è un vero e proprio manifesto di carta zuccherata, dolce e allo stesso tempo forte nei gesti e nell’entusiasmo che ci provoca; quella sua corsa verso la tribuna con i pollici e gli indici delle due mani giunti a formare un cuore, uniti al suo sguardo acceso e accecante formato dai suoi piccoli occhi scuri, la sua cresta disegnata sulla testa come il migliore dei dipinti, quel sorriso abbagliante a sessantaquattro denti, sul quale risplende il calore e l’entusiasmo dei quarantunomila dello <b>Juventus Stadium</b>, fanno di questo atleta una vera e propria icona del mondo juventino, in quanto ne incarna a pieno il carattere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo prendemmo nell’estate del 2011 e all’inizio appariva a molti come un oggetto misterioso; io, calcisticamente parlando, me ne innamorai subito, vedendo alcuni spezzoni di partite nella sua squadra di origine, quella tedesca delle cosiddette “Aspirine” del <b>Bayer Leverkusen. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Si notava di lui la grinta unita a una ottima tecnica e, soprattutto, un cuore immenso sia in senso strettamente fisico che, soprattutto, umorale e poetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci mise davvero poco per diventare una pedina insostituibile nello scacchiere del nostro mister <b>Conte</b>; si è preso questo ruolo a pieno diritto, meritandosi dopo poche settimane il rispetto e la stima di compagni e avversari, anche se questi ultimi, come è naturale, lo temono e quindi ne fanno spesso un bersaglio di falli e scorrettezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è così che si ferma il cileno, proprio perché non esiste un modo per fermarlo; sembra proprio un destino che sia passato da Leverkusen, la patria dell’Aspirina; se non proprio rappresenta l’<b>Aspirina</b>, Arturo è la migliore pubblicità della Aspirinetta, quel farmaco che aiuta il cuore a sostenersi meglio; il suo modo di ricompensare la salute del cuore di 14 milioni di italiani è infatti assolutamente unico e inimitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cileno appare in campo come una replica continua di sé stesso; lo vedi puntare la porta avversaria con un tiro da lontano, con una incursione al centro dell’attacco, oppure con un lancio smarcante per l’attaccante di turno e poi giri dopo due secondi lo sguardo e lo vedi ancora a difendere e a recuperare palloni a centrocampo, al punto tale che Ligabue dovrebbe rivedere il testo della sua bella canzone “Una vita da mediano” per fare in modo di inserire da qualche parte, in qualche spezzone del suo spartito, di fianco al grande <b>Gabriele Oriali</b> anche il nostro “Guerriero” Arturo; tutto ciò anche se, senza nulla voler togliere a un monumento del calcio italiano come Gabriele, Vidal rappresenta un atleta molto più completo e presente in tutte le parti del terreno di gioco; quindi, forse, il titolo del “Liga” appare riduttivo per il nostro numero 23; dovrebbe trasformarsi in “Sette vite a tuttocampo” oppure “Sette vite da ubiquo”, in quanto, come ho detto prima, Arturo è “in cielo, in terra e in ogni luogo”; a questo punto sarà meglio che mi fermi con certe assonanze per non apparire blasfemo.</p>
<p style="text-align: justify;">E non bastava un solo Arturo; suo figlio è la sua perfetta copia e vederli insieme nelle fotografie ispira una grande dolcezza e una immensa simpatia; quel piccolo si chiama <b>Alonso</b>, il che è tutto un programma in assonanza con il pilota della <b>Ferrari</b>; non importa se correrà in macchina o se giocherà a calcio; se riuscirà a seguire l’esempio del padre sarà una persona splendida, qualsiasi scelta farà della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è naturale che sia, Vidal è richiesto dalla squadre più importanti di mezzo mondo; senza citarle tutte mi limito a fare i nomi altisonanti di <b>Real Madrid</b> e <b>Bayern Monaco</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo sapere cosa succederà perché in fondo vale sempre lo stesso principio: la Juve resta e i campioni passano; posso solo limitarmi a dire che sarebbe un peccato mortale se la dirigenza bianconera si privasse di un piccolo grande uomo, che come tutte le persone per bene, ha dentro al suo cuore il sole del Sud, non importa se è <b>Sud America</b> o Sud Italia; Arturo mette davanti a tutto la sua felicità di rimanere in questo gruppo, ha dichiarato che non gli importa di altro; io gli credo guardando i suoi occhi e il suo sorriso, che non possono essere comprati per nessuna cifra; lo so che alla fine i giocatori sono tutti mercenari, ma ti prego Arturo, non mi deludere proprio te; rimani quello che sei, alla juve non fai certo la fame; rimani quell’atleta e quell’uomo che hai dimostrato di essere, in ogni zona del campo sempre presente; se manterrai la tua promessa di fedeltà alla “Signora del calcio” nonostante offerte molto più vantaggiose che ti stanno piovendo addosso, diventerai un esempio assoluto per molti bimbi che indossano la tua maglia numero ventitre sui campetti sparsi per l’Italia ogni pomeriggio, per far capire loro che, ogni tanto, si possono permettere di innamorarsi di una maglia a tinte forti bianche e nere e di chi così degnamente e orgogliosamente la veste ogni domenica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Luca Falchi</b><b></b></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Avrei voluto essere Buffon sotto lo sguardo di Piermario</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 09:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Devo dire la verità: il dopo Bayern per me è stato, dal punto di vista strettamente del tifoso, devastante. Preferisco perdere 25 a 0 con una squadra di qualsiasi altra nazionalità che non sia quella tedesca, ma è successo..e tra l’altro abbiamo perso senza colpo, ferire. Quello che mi è scattato dentro e che mi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Devo dire la verità: il dopo <b>Bayern</b> per me è stato, dal punto di vista strettamente del tifoso, devastante.</p>
<p style="text-align: justify;">Preferisco perdere 25 a 0 con una squadra di qualsiasi altra nazionalità che non sia quella tedesca, ma è successo..e tra l’altro abbiamo perso senza colpo, ferire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che mi è scattato dentro e che mi ha fatto “autosospendere” dal mio ruolo all’interno del nostro bel gruppo è stato il ripensare agli ultimi anni, dove la società, pur avendo fatto acquisti anche apprezzabili ( <b>Pirlo, Vidal, Pogba</b>, ecc. ), ha messo a segno colpi assurdi tipo Martinez e, soprattutto, si è intestardita a riprendere per 8 milioni di euro un quarto di un giocatore normale, che corrisponde alla metà di <b>Giovinco</b>, senza invece spendere risorse magari per un solo attaccante degno davvero di questo nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Perdere con i teutonici bestioni mi fa disamorare dal calcio, che per me è soprattutto tecnica sopraffina e fantasia; vedendo loro mi sembra un altro sport; la cosa che mi fa più male è dover ammettere i loro meriti, un po’ come Fonzie quando non sapeva dire “ho sbagliato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno male che abbiamo girato subito pagina, per oscurare pur senza eliminare questa recente delusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo andati <b>all’Olimpico di Roma</b> con il piglio dei dominatori, come a voler dire che la juve è sempre la juve, che può anche perdere una partita ed essere eliminata da una competizione, ma che nessuno potrà MAI cancellare ciò che si nasconde dietro una bandiera sventolante, sorretta idealmente da 14 milioni di italiani che, con la loro spinta emotiva, la sanno elevare molto spesso sul pennone più alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi è ritornata la voglia di scrivere queste riflessioni, per rinnamorarmi del mio mondo, quel mondo in cui ho sempre sguazzato da quando ero solo una piccola promessa di uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">A chiudere nel modo migliore questa ultima settimana ci ha pensato la mia juve; vincere contro la <b>Lazio</b> è stato importante ai fini della possibilissima riconquista del Tricolore, specie ora che, finita l’onda lunga di <b>Calciopoli</b>, l’<b>Inter </b>è tornata a quello che il destino gli aveva prescritto da sempre; cioè un ammasso di mezze figure ( tranne alcuni esempi come <b>Zanetti</b> ), rappresentata da un presidente come <b>Moratti</b>, che definire ridicolo è molto riduttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che mi ha reso più felice, a parte la vittoria all’Olimpico di Roma, è stata la scena finale, una atmosfera a cui non siamo abituati, noi che viviamo con la cultura dell’offesa e della denigrazione costante dell’avversario, noi che mettiamo spesso tracce di odio nella espressione della nostra passione, noi che a volte rivolgiamo frasi nei confronti di un avversario sportivo come se questo avesse ucciso un nostro familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il merito di questa inversione di tendenza è dovuta a due “entità”: la curva biancoceleste dei tifosi laziali, che pur esprimendo passione per la loro squadra, hanno sempre rispettato un simbolo assoluto del mondo sportivo e non solo come <b>Gigi Buffon</b>; l’altro elemento di questo incastro che apparirebbe soprannaturale è proprio lui, Gigi, che rappresenta l’ideale massimo di Uomo e Atleta, riunendo in una unica Persona le migliori virtù possibili; pur essendo ( e di ciò ne è perfettamente consapevole ) uno dei più grandi portieri della storia del calcio mondiale, è un personaggio unico, mai banale, intelligente nei comportamenti pubblici e privati, dotato di una umanità che travolge e coinvolge.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un attimo, quando le telecamere lo inquadravano da dietro mentre si dirigeva a fine partita verso la Curva Nord ( feudo dei sostenitori laziali ) ho desiderato sinceramente di poter essere al suo posto, indossare quella luminescente maglia gialla, e andare a raccogliere il saluto degli avversari, battuti sul campo, ma capaci di osservare rispetto verso un Uomo, indipendentemente dal fatto di essere un loro avversario, e tributargli un applauso sincero e commovente.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrei voluto stringere le loro mani, una ad una, congratularmi per un gesto di grande dignità e sportività, manifestandogli la mia felicità e il mio grande e sincero apprezzamento per un qualcosa che nella civiltà dovrebbe essere normale ma che nella nostra avvilita società diventa una eccezione quasi avvolta dal mistero e dalla divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la Lazio è la mia “seconda squadra”, sostenuta da tifosi simpatici e dal linguaggio genuino e caldo, anche per lo scudetto che contribuirono a farci vincere il famoso 5 maggio 2002, quando all’ultima giornata sconfissero il famigerato Moratti Team.</p>
<p style="text-align: justify;">Gigi, io spesso ti critico per alcune tue “leggerezze” che a volte compi sul campo, frutto spesso di troppa sicurezza, e continuerò a farlo senza problemi e senza paura; ma per il resto, sono fiero di ammirarti, sono orgoglioso che tu faccia parte del mio universo calcistico, che tu sia il nostro capitano, che tu riesca a emozionarti e emozionare come un bambino, una qualità che anch’io mi riconosco.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo meraviglioso momento di sportività ha coinciso con l’anniversario della morte di <b>Piermario Morosini</b>; chissà che da lassù non ti abbia osservato e che per un solo attimo si sia riavvicinato con la passione a quel mondo che amava tanto ma che gli ha tolto la vita, dandogli un attimo di gioia nella consapevolezza che se nel calcio ci sono personaggi come te, caro Gigi, anche per lui in fondo è valsa la pena di gioire fino a 26 anni felicemente aggrappato a quel prato verde e al suo inimitabile profumo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><b>Luca Falchi</b></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Addio alla Freccia del Sud Pietro Mennea</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 16:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
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		<category><![CDATA[Ciuttà del Messico]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Il primo ricordo che ho di Lui, quello meno sbiadito dal tempo, risale al 1979, dove alle Universiadi di Città del Messico strabiliò il mondo intero tagliando il traguardo dei 200 metri con il tempo di 19 secondi e 72 centesimi, che divenne il nuovo primato del mondo. Quel tempo, quel breve periodo inferiore]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo ricordo che ho di Lui, quello meno sbiadito dal tempo, risale al 1979, dove alle <b>Universiadi </b>di <b>Citt</b><b>à</b><b> del Messico</b> strabiliò il mondo intero tagliando il traguardo dei 200 metri con il tempo di 19 secondi e 72 centesimi, che divenne il nuovo primato del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel tempo, quel breve periodo inferiore ai 20 secondi, quel lampo curvilineo sotto forma di un piccolo ma Grande Uomo del Sud, rimase sul tetto del mondo per 17 lunghi anni, finché non fu battuto da un altro meraviglioso atleta, di colore, il texano di Waco <b>Michael Johnson</b>, un incredibile miscuglio genetico di muscoli e tecnica particolarissima nella corsa e negli appoggi, che addirittura superò il traguardo delle Olimpiadi di <b>Atlanta</b> con il tempo di 19,32; non per nulla veniva soprannominato “L’Espresso di Waco”, in onore appunto della sua città di origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto fino a arrivare ai nostri giorni, dove la velocità è dominata dal <b>Fulmine del Giamaica Usain Bolt.</b></p>
<p style="text-align: justify;">La grandezza di <b>Pietro Mennea</b> è testimoniata proprio dal confronto che è riuscito a reggere, lui con quel fisico che sembrava uno sberleffo, con quella andatura caracollante che ci era divenuta familiare, con i mostri sacri della velocità, gli americani di colore e in seguito i poderosi giamaicani; nulla da spartire con Pietro, proprio per la loro straripante fisicità, le lunghe leve, quel loro affrontare la curva dei 200 metri come fosse un rettilineo leggermente disturbato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla ha mai spaventato il mitico Pietro, neanche nella dialettica verbale; era un personaggio scomodo a molti, perché sempre guidato dal suo orgoglio di uomo del Sud, nella sua migliore espressione, diceva sempre quello che pensava e ha combattuto battaglie personali che spesso lo hanno messo contro l’establishment dello sport.</p>
<p style="text-align: justify;">Plurilaureato, uomo di grande cultura e di larghissime vedute, forse troppo larghe per molti, è sempre stato seguito e ammirato dai suoi tifosi, tra cui il sottoscritto, ma spesso osteggiato dal Palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante notti insonni nel periodo delle <b>Olimpiadi di</b> <b>Los Angeles</b> del 1984, quando con mia sorella ci divertivamo a seguire le sue gesta, che peraltro in quella occasione non furono molto producenti, infatti i risultati furono scarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un particolare ricordo, forse il più bello, è quello relativo alle <b>Olimpiadi di Mosca</b> del 1980, anche se erano “dimezzate” a causa del boicottaggio degli Stati Uniti, contro la politica degli armamenti dell’allora <b>Unione Sovietica.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Pietro, nella gara dei 200 metri, partì piuttosto male; uscì dalla curva nelle posizioni di rincalzo; poi scatenò la sua furia tecnica e agonistica; sembrava una impresa impossibile, ma per Mennea nulla era impossibile; cominciò a macinare e a mulinare le sue gambe corte ma velocissime, sembrava di assistere a un film, a una fiaba per bambini di quelle con il lieto fine scontato; io ricordo che in quegli attimi pensavo..”no…non ce la può fare, al massimo arriverà terzo…” e invece la Freccia di Barletta stupì il mondo dello sport e non solo, battendo sul filo di lana l’inglese <b>Wells</b>, ormai sicuro di avercela fatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva nella gestualità uno dei suoi punti di forza; all’arrivo, quando come spesso accadeva, tagliava il traguardo per primo, alzava il dito indice al cielo durante la frenata come a voler dire “io sono il migliore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Come era pesante quella medaglia d’oro moscovita, caro Pietro, quanto orgoglio riuscisti a infondere nei nostri cuori di spettatori appassionati, quante pagine dei giornali riuscisti a riempire con quell’impresa ai limiti dell’impossibile, quanta emozione e quante lacrime di gioia ci hai fatto versare vedendo quel Tricolore che saliva più in alto di tutti sul pennone dello Stadio Olimpico di Mosca, con la meravigliosa colonna sonora dell’<b>Inno</b> <b>di Mameli</b>, il più bello di tutti gli Inni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sessanta anni sono davvero pochi per lasciare questo mondo crudele; ci lasci un grande insegnamento: quello cioè di non mollare mai, neanche nei momenti più bui, quando tutto sembra che si rivolti contro di noi e le nostre coscienze di uomini semplici e desiderosi di libertà nell’anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti posso solo ringraziare per le emozioni che mi hai e ci hai fatto vivere, quando hai fatto entrare il sole del Tuo Sud dentro al nostro cuore, un sole addolcito dal vento che faceva muovere quel <b>Tricolore </b>dell’<b>Italia </b>più in alto di tutte le altre bandiere.<b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><em><b>Luca Falchi</b></em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se esultare è reato, ANDIAMO TUTTI IN GALERA CON MISTER CONTE</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 16:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Morandi]]></category>
		<category><![CDATA[Heysel]]></category>
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		<category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category>

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		<description><![CDATA[Era rimasta l’ultima oasi di civiltà; Bologna, la meravigliosa città emiliana ricca di storia, di cultura e di architettura; basta passeggiare sotto i suoi storici portici, destinati a diventare patrimonio dell’Unesco, ricchi di antichi negozi che trasudano gentilezza e cortesia, per capire la sua immensa bellezza. Anche nello sport è una città che vanta una]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Era rimasta l’ultima oasi di civiltà; <b>Bologna</b>, la meravigliosa città emiliana ricca di storia, di cultura e di architettura; basta passeggiare sotto i suoi storici portici, destinati a diventare patrimonio dell’<b>Unesco</b>, ricchi di antichi negozi che trasudano gentilezza e cortesia, per capire la sua immensa bellezza.</p>
<p style="text-align: justify">Anche nello sport è una città che vanta una tradizione molto importante, soprattutto nel basket, ma anche nel calcio; la squadra felsinea, anche se negli ultimi decenni non ha conseguito risultati degni di nota, ha nel suo palmares ben sette scudetti e due coppe Italia e, soprattutto, è sempre stata sostenuta da un pubblico elegante e sobrio, caldo ma sempre corretto, comunque nei limiti della civiltà.</p>
<p style="text-align: justify">E’ stata la squadra di un simbolo assoluto del calcio italiano, recentemente scomparso, il grandissimo <b>Giacomo Bulgarelli</b>, che ho avuto modo di ammirare nella parte finale della sua gloriosa carriera; un centrocampista con i fiocchi, dotato di classe naturale e cristallina, esempio di correttezza sul campo e fuori, anche nella sua avventura da commentatore e opinionista.</p>
<p style="text-align: justify">E’ la squadra del cuore di un monumento vivente come <b>Gianni Morandi</b>, che non per niente ne è presidente onorario; era la squadra del compianto <b>Lucio Dalla</b>, che occupava spesso il suo posto in tribuna seguendo la squadra con la consueta signorilità.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, in un mondo in cui la civiltà è diventata merce rara, anche Bologna, o almeno una buona parte del suo pubblico, ha deciso di unirsi alla massa, molto ricca, degli ignoranti e incivili.</p>
<p style="text-align: justify">Sabato sera alcuni “fenomeni” hanno avuto la mirabolante idea di esporre uno striscione che recitava “JUVENTINO BIANCONERO IL TUO POSTO E’ AL CIMITERO”, con un non troppo velato riferimento alla strage dell’<b>Heysel</b>.</p>
<p style="text-align: justify">Sono stufo di doverla ricordare molto spesso nei miei articoli, ma anche questo mio riferimento spiega quanto di brutto siamo costretti spesso a vedere.</p>
<p style="text-align: justify">La cosa ancora più brutta è il fatto che ormai non ci si fa neanche più tanto caso, uno striscione di questo tenore ormai lo consideriamo un normale addobbo di ogni stadio; abituarsi a cotanta schifezza è il segno che siamo ormai alla deriva morale, siamo rassegnati al peggio, se un peggio di così può esistere.</p>
<p style="text-align: justify">E alla fine di tutto questo invece, su cosa ci si sofferma ???</p>
<p style="text-align: justify">Su un personaggio come il nostro Mister <b>Antonio Conte</b>, che poco dopo che la Juventus aveva segnato il due a zero proprio sul campo del Dall’Ara, si era “permesso”, visto che quella rete aveva il profumo dolce e inebriante di un ulteriore possibile scudetto, di esultare con gesti rivolti verso i nostri tifosi, per incitarli a incitare, per condividere con loro un momento emotivamente fondamentale per la nostra stagione che, è vero, è ancora lunga visto che mancano nove partite, ma la vittoria contro <b>Gilardino, Diamanti</b> e soci potrebbe aver dato un colpo decisivo nella marcia di avvicinamento verso il TRENTUNESIMO scudetto.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo la stampa e molti non juventini sanno fare; scagliarsi contro l’emozione pura di un professionista esemplare, che ha nel suo cuore e nel suo DNA la cultura del lavoro per ottenere risultati e successi.</p>
<p style="text-align: justify">Hanno fatto e faranno di tutto per fargli pagare il suo essere così forte nell’esprimere passione, il suo essere così pulito e mai ipocrita nel dichiararsi spassionatamente tifoso della sua creatura, un gruppo di grandi atleti che ne hanno intuito subito la grandezza e che, mettendosi a sua disposizione, hanno iniziato a raggranellare successi con la capacità tecnica e tattica, ma soprattutto con la rabbia agonistica che Antonio Conte, quello che per me rimane <strong>IL CAPITANO,</strong> ha saputo trasmettergli, conoscendo benissimo cosa vuol dire indossare quella maglia, che, appena incaricato di guidarla nell’estate del 2011, ha saputo raccogliere dal limbo degli scialbi settimi posti dei due campionati precedenti, riportandola alle sue tradizioni di vittorie SUL CAMPO, ripeto SUL CAMPO, senza mezzi termini o scorciatoie, ma solo con la passione e l’applicazione maniacale delle sue scintillanti teorie.</p>
<p style="text-align: justify">Se questo è un reato, cari chiacchieroni che partecipate a quei contenitori vuoti di intelligenza e di idee costruttive come sono i vari processi televisivi, o che vi divertite a inchiostrare paginate assurde sui quotidiani sportivi e non, <strong>DENUNCIATECI TUTTI, VOGLIAMO ANDARE IN CARCERE CON IL NOSTRO MISTER</strong>; e voi, cari sprezzanti della vita altrui travestiti da tifosi, per un attimo, guardate sui vostri vocabolari nuovi perché mai usati, cosa significa la parola VERGOGNA e per lo stesso attimo, legatela alle vostre menti ignoranti e malate; forse dopo potreste vivere meglio, magari ammettendo che, almeno fino a oggi, avete avuto in tasca una carta di identità inutile e che vi identifica come esseri dannosi per la società intera.</p>
<p><em><b>Luca Falchi</b></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mondo ai piedi dei due “Papi” argentini</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 10:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
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		<category><![CDATA[Leo Messi]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; “Som un equip” era la splendida scritta disegnata sugli spalti del Camp Nou martedì sera; era composta da un insieme infinito di bandierine gialle sullo sfondo azulgrana, ognuna tenuta nelle mani di un tifoso, caldo e appassionato e allo stesso tempo correttissimo, come noi italiani spesso vorremmo essere, ma non ci riusciremo mai, sopraffatti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" alt="Chiamale se vuoi emozioni2" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" width="460" height="230" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>“</b><b>Som un equip</b><b>”</b> era la splendida scritta disegnata sugli spalti del <b>Camp Nou</b> martedì sera; era composta da un insieme infinito di bandierine gialle sullo sfondo azulgrana, ognuna tenuta nelle mani di un tifoso, caldo e appassionato e allo stesso tempo correttissimo, come noi italiani spesso vorremmo essere, ma non ci riusciremo mai, sopraffatti come siamo dalla nostra mentalità assurda del “tifo contro” e non del “tifo per”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Som un equip”, che significa “siamo una squadra unica”, intesa come unione inscindibile tra un pubblico variopinto e straripante come quello catalano e la propria meravigliosa squadra, un gruppo vero, fatto prima da grandi uomini e poi da calciatori di statura mondiale, addirittura universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti pensano, e io sono tra questi, che il <b>Barcellona</b> sia la più grande squadra di tutti i tempi; il confronto tra epoche diverse è difficile, quasi improponibile, ma quello che questi fantastici ragazzi ci fanno vedere quasi ad ogni loro apparizione, autorizza anche gli accostamenti che fino a pochi anni fa potevano sembrare assurdi.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlando con un amico la mattina prima del big match tra Barcellona e <b>Milan</b>, avevo detto che se il Milan avesse resistito senza prendere reti nei primi 20 minuti avrebbe avuto buone possibilità di passaggio del turno, partendo dal 2 a 0 di <b>San Siro</b> con le reti di <b>Boateng</b> e <b>Muntari</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo azzeccato la previsione…infatti dopo 5 minuti la <b>Pulce Leo Messi</b> ha segnato e non c’è più stata storia per i rossoneri di <b>Allegri</b> &amp; C.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomenale “tiki-taka” degli spagnoli, che non è altro che una magica ragnatela di passaggi veloci, spesso di prima, che appunto, come la tessitura del ragno, irretisce prima e stritola poi, qualsiasi avversario, anche il più forte.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi scontri si vede la vera personalità e statura internazionale dei calciatori; qui si è visto chi è davvero, per esempio, <b>Montolivo</b> che qualcuno aveva di recente paragonato a <b>Pirlo</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che da Lassù il buon Dio avesse avuto spenta la tv in quel momento; sentendo certi paragoni avrebbe potuto ordinare il diluvio universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Riccardino Montolivo, come gli altri, si è spento davanti a un meccanismo infernale che ti stordisce la mente prima del fisico e ti annulla, ti fa diventare uno sparring partner per un semplice allenamento dei mostri azulgrana, guidati a distanza dallo sfortunato <b>Tito</b> <b>Vilanova</b>, che dalla sua stanza di <b>New</b> <b>York</b> sta combattendo la sua partita più importante, quella per la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">La bellezza di questo meraviglioso gruppo di Uomini infatti, oltre che quella tecnica, sta nel primo pensiero che hanno avuto dopo la roboante vittoria; dedicarla proprio a lui, a Tito Vilanova, come bambini che arrivano a casa dopo un piccolo successo facendo vedere la medaglietta ai genitori, felici di poterla appendere nella loro camera e guardarla con orgoglio prima di addormentarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomenale Leo Messi, che ha segnato le prime due reti; in particolare la prima, un misto di tecnica e di magia, una sfida alla fisica, che imporrebbe, per poter trasmettere alla palla una traiettoria simile, il dover aprire la gamba per colpirla forte; per Leo tutto questo non conta nulla…con un minimo movimento di rotazione della sola caviglia ha impresso alla sfera una forza e una traiettoria da cartone animato, come del resto lui stesso sembra uscito da una matita fantasiosa come quella di <b>Walt</b> <b>Disney</b>, per il suo modo di correre velocissimo e di rimanere comunque in contatto perenne con il suo sogno da bambino, quella palla che sa accarezzare così bene con quel magico sinistro al punto tale che la palla stessa riesce a essere felice di essere presa a calci, pare addirittura che gli parli e che lo ringrazi di farla volare così dolcemente e che la faccia appoggiare molto spesso in una soffice rete.</p>
<p style="text-align: justify;">E pensare che da piccolo aveva problemi di salute; il Barcellona lo prese a 12 anni credendo fermamente nel suo immenso talento, curandolo e offrendogli un futuro, consentendo alla sua famiglia di emigrare con lui in Spagna, offrendo anche un posto di lavoro al padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace pensare a un collegamento “divino”; non vorrei essere blasfemo, ma credo che nel destino fosse scritto che dopo una prestazione “divina” da parte di Leo Messi e dei suoi compagni, il mondo si dovesse tingere di “albiceleste”, il glorioso vessillo dell’<b>Argentina</b>, completando l’opera con la salita al Soglio Pontificio di <b>Papa</b> <b>Francesco</b>, un uomo che almeno al primo impatto, ha destato una positivissima impressione di semplicità al mondo intero, con quel bellissimo “buona sera”, che lo ha portato in un attimo nelle nostre case, come fosse un vecchio amico perduto nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La speranza, penso anche di chi come me non è un fervido credente, è quella di vedere accomunate queste due “Entità”, una terrena, rappresentata da Leo Messi e le sue magie, e l’altra divina, la guida spirituale del mondo cattolico <b>Jorge</b> <b>Mario</b> <b>Bergoglio</b>, nell’intento comune di dare al mondo quel tocco di serenità, bellezza e leggerezza di cui abbiamo un bisogno estremo.</p>
<p><em><b>Luca Falchi</b></em><b></b></p>
<p><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Caro Diego ti scrivo…</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[buenos aires]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Armando Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[Lanus]]></category>
		<category><![CDATA[pibe de oro]]></category>
		<category><![CDATA[stefano tacconi]]></category>
		<category><![CDATA[tuttosport]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimiro Caminiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Diego non giocava a calcio, Diego “era il calcio”. Cerco di parlare del fenomeno Diego da un&#8217;altra angolazione; non mi stanco mai di vedere da punti di ripresa inediti le sue innumerevoli e geniali reti; vale sempre la pena di rivedere ancora i suoi gesti magici, riferibili solo a Lui, non c’è Messi che tenga.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Diego non giocava a calcio, <strong>Diego</strong> “era il calcio”.</p>
<p style="text-align: justify">Cerco di parlare del fenomeno <strong>Diego</strong> da un&#8217;altra angolazione; non mi stanco mai di vedere da punti di ripresa inediti le sue innumerevoli e geniali reti; vale sempre la pena di rivedere ancora i suoi gesti magici, riferibili solo a Lui, non c’è <strong>Messi</strong> che tenga.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando ai nostri giorni, devo dire che la “giustizia” italiana, a mio personalissimo parere, spesso non si basa sui fatti ma sulle sensazioni, oserei dire sui senzazionalismi; a volte ho l’impressione che il magistrato voglia essere trasportato sulle prime pagine dei giornali per merito ( o a causa ) della eco mediatica che una accusa a un personaggio così grande può provocare.</p>
<p style="text-align: justify">Nel passato ci sono stati altri casi quantomeno “strani”, due su tutti: <strong>Alberto Tomba</strong>, che finché sciava e vinceva per sé stesso e per l’Italia intera era osannato e considerato alla stregua di un Dio sceso in terra e che poi, guarda caso poco tempo dopo aver abbandonato le piste da sci, fu accusato delle peggiori nefandezze; ci mancava solo che fosse ritenuto colpevole di essere l’organizzatore dell’attentato alle Torri Gemelle.</p>
<p style="text-align: justify">Simile situazione per <strong>Valentino Rossi</strong>, ma non voglio dilungarmi troppo sui dettagli.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo per dire che anche le accuse a <strong>Maradona</strong> mi sembrano a orologeria.</p>
<p style="text-align: justify">Ma arrivando al nocciolo, vorrei lanciare una provocazione: credo che se ci fosse davvero una giustizia, a <strong>Diego Armando Maradona</strong> dovrebbe essere concessa una ampia amnistia, non fosse altro che per la gioia con la quale ha fatto vivere una città intera come <strong>Napoli </strong>per diversi anni e ciò succede ancora oggi, nel ricordo di quel periodo; negli occhi dei tifosi, e non solo tifosi, partenopei, parlare del <strong>Pibe De Oro</strong> provoca ancora emozione enorme; è bastato vedere cosa è accaduto al suo arrivo in questi giorni in <strong>Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">E’ stato accolto all’aeroporto a <strong>Roma</strong> ed è stato praticamente “scortato” da migliaia di tifosi durante il viaggio verso la “sua” città.</p>
<p style="text-align: justify">Dovrebbe essere graziato perché ha saputo dare un senso di orgoglio immenso al popolo azzurro, facendolo sentire importante non solo dal punto di vista calcistico; gli ha fatto dimenticare problemi che attanagliavano la città e il suo hinterland.</p>
<p style="text-align: justify">Folle festanti che si innamorarono subito di Lui e dei suoi gesti tecnici inimitabili, che, vedendoli, facevano pensare di assistere a un film fantastico tridimensionale, con il rettangolo verde a fare da cornice festante, con il pubblico variopinto e fantasioso come quello di una città particolare e calda, come è Napoli, sa esprimere e rendere una favola ogni rete o ogni magia del fenomeno nato a <strong>Lanus</strong>, un sobborgo di <strong>Buenos Aires</strong>, il 30 ottobre 1960.</p>
<p style="text-align: justify">Di te, caro Diego, si sono innamorati tutti gli esteti del calcio, come chi scrive queste righe; non sono mai riuscito a “odiarti sportivamente”, neanche quando segnavi alla mia Juventus, in particolare quella volta che sfidasti le leggi della fisica con quella traiettoria impossibile, segnando una una rete al nostro portiere, “Capitan Fracassa” <strong>Stefano Tacconi</strong>, come amava chiamarlo il compianto <strong>Vladimiro Caminiti</strong> di <strong>Tuttosport</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Quella era una parabola giudicata impossibile, ma per te l’impossibile aveva una ampia percentuale di fattibilità; anzi, oserei dire che dove per gli altri cominciava l’impossibile, tu iniziavi a dimostrare per te non esisteva nulla di non proponibile con il tuo fatato piede sinistro; per te tutto ciò che aveva una forma sferica, anche una pallina da ping pong, diventava oggetto di arte applicata al calcio; per merito tuo e del tuo grande orgoglio di condottiero vero e passionale, il <strong>Napoli</strong> e la tua <strong>Nazionale Argentina</strong> hanno raggiunto traguardi prima impensabili.</p>
<p style="text-align: justify">Te che con generosità fanciullesca hai partecipato a partitelle su campi della periferia campana per dare l’incasso a chi aveva davvero bisogno, senza mai fare il prezioso.</p>
<p style="text-align: justify">Te che al tuo ritorno in Italia hai voluto organizzare una cena con i tuoi vecchi amici e, ed è la cosa che mi ha colpito di più, hai voluto vicino a te la Signora <strong>Lucia Rispoli</strong>, la tua governante durante il soggiorno a Napoli nei tempi della gloria, esaudendo un suo desiderio, di rivederti e di poterti “cucinare la pastasciutta”.</p>
<p style="text-align: justify">Avrai certamente fatto i tuoi errori, ma sempre sulla tua pelle; sei sempre stato sfruttato da chi avevi intorno e, spesso, dal sistema calcio dal quale dovevi essere invece solo osannato; esempio lampante fu quando fosti “costretto” dagli sponsor dei Mondiali U.S.A. ’94 a perdere ben 11 kg per potervi partecipare e dopo, quando ormai gli incassi erano arrivati, ti “sporcarono” una provetta per farti diventare un drogato; io di questo sono sempre stato convinto, ma non avrai mai giustizia proprio per il coraggio e la sfrontatezza con i quali ti sei sempre battuto, contro il “palazzo”, spesso non nel tuo interesse ma per quello dei tuoi compagni, del Napoli e della Nazionale, ma più in generale di tutti i calciatori, e per questo, il sistema te l’ha sempre fatta pagare.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi importa nulla di quello che dicono di te, per me rimani una emozione dalle sembianze umane, mediterranee, che mi fanno pensare che tu sia nato davvero a Napoli, a cui hai dato colore, orgoglio e dignità, spesso assurdamente oltraggiati dalla superficialità dei mezzi uomini e dei loro giudizi.</p>
<p style="text-align: justify">Finisco dicendoti solo grazie per aver dato al mio sport una connotazione di bellezza sotto forma di estetica nei gesti e nella sete di giustizia senza ipocrisia e senza paura delle ritorsioni dei cosiddetti grandi, che invece, essendo solo degli esseri vigliacchi, sono infinitamente piccoli.</p>
<p><strong>Luca Falchi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il piccolo fantasista con la fascia da capitano</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 13:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ispirazione a volte viene da un pensiero o da una frase detta a mezza voce…oppure da un suggerimento divino, come forse lo è stato questa volta…non saprei, ma sentivo il bisogno di tracciare sulla carta i miei pensieri. Sei tra gli undici che scendono in campo, teso, concentrato, che si tratti della finale di Londra]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’ispirazione a volte viene da un pensiero o da una frase detta a mezza voce…oppure da un suggerimento divino, come forse lo è stato questa volta…non saprei, ma sentivo il bisogno di tracciare sulla carta i miei pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei tra gli undici che scendono in campo, teso, concentrato, che si tratti della finale di <strong>Londra</strong> di <strong>Champions League</strong> o di una anonima partita su un campo di provincia non conta nulla; ogni impegno viene sentito dentro da chi ha vera passione, da chi, come me, ha nel sangue quel sano istinto ricompreso tra quattro righe di gesso, con altri pittoreschi disegni all’interno di un profumato rettangolo verde.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è niente da fare, quando penso a quel particolare momento mi emoziono, mi sento parte, piccola quanto volete, del mondo che mi appartiene, di quell’insieme di sensazioni che è difficile esprimere scrivendo; credo che solo chi le vive, o le ha vissute intensamente come il sottoscritto, riesca a capire l’essenza del mio sentire così forte; gli altri magari, pensano sia una lieve forma di fanatismo religioso, magari di quelli senza ayatollah o minareti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rumore dei tacchetti che all’unisono, battendo sul duro pavimento di cemento all’ingresso del campo, spaccano il silenzio di una mattina di domenica; l’erba, quella poca che c’è, dipinta di rugiada fresca, che quando ci cadi sopra ti verrebbe da cantare arabo, per il gelo improvviso che ti attanaglia il corpo e l’anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non te ne accorgi; quel gelo e quelli scricchiolii sono solo musica, quel fango che senti fin dentro le orecchie dopo una sana scivolata ( quelli con il palato fino la chiamano “tackle” ) sembra esserci sempre stato, per quanto lo senti così naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">All’ingresso in campo la più bella soddisfazione che si può provare è quando il tuo Mister, che spesso, per come è successo a me, nella mia breve ma intensa “carriera” ( tra ampie virgolette…..e tanti puntolini….) è prima di tutto un amico, ti dice..”VAI IN CAMPO E FAI QUELLO CHE DEVI FA’…il raggio di azione decidilo te, sei libero di proporre le tue trame”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che bello sentire una musica così celestiale..per un attimo chiudi gli occhi e ti senti trasportare allo <strong>Juventus Stadium</strong>..o a <strong>San Siro</strong>…o all’<strong>Olimpico</strong> di <strong>Roma</strong>, ti vedi la tua maglia numero dieci sfilacciata e con i colori sbiaditi che di punto in bianco diventa una smagliante e tecnologica maglia della Juve…senti stretta al braccio una variopinta fascia di capitano, senti tra le mani il gagliardetto della TUA JUVE…lo devi scambiare con il tuo collega avversario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti senti <strong>Baggio</strong>, <strong>Del Piero</strong>, <strong>Platini</strong> e <strong>Zidane</strong> in un colpo solo, vedi brillare in cielo la monetina e devi scegliere “campo o palla”, senti nelle orecchie il fragore dei 50 o 60.000, vedi i colori delle bandiere, vedi gli striscioni a volte inneggianti a volte irridenti…poi ti svegli e torni alla tua piccola realtà, ma quant’è bella, emozionante e coinvolgente pur se insignificante per tutto ciò che non è il tuo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che bello sentirsi definire “un fantasista”, sentire la palla che ti abbraccia il piede e ti dice..”DAI..FAMMI CANTARE…NON VOGLIO PIU’ ESSERE MAZZOLATA FORTE DA RUVIDI PIEDI COME FERRI DA STIRO…VOGLIO ESSERE ACCAREZZATA E RISPETTATA, COME LA PIU’ BELLA DELLE DONNE”.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una strana sensazione sapere che c’è chi corre anche per te, il mediano e la mezzala, che devi essere lucido e dirottare i tuoi sforzi solo verso la fantasia e l’invenzione, il pensare che tutti si aspettano da te parabole arcuate e ad effetto; quelle poche frazioni di secondo in cui vedi la traiettoria della palla, la segui con il cuore che batte, come in un film, con il fiato sospeso, finché non si appoggia sul piede del tuo centravanti che la spinge in rete…</p>
<p style="text-align: justify;">Sentire gli urli emozionati e caldi del pubblico, sapere che un tuo movimento rende felici i bambini, che qualcuno tra di loro vuole la tua maglia autografata, che alcuni o molti di loro dormono felici con sulla testa una tua foto o un tuo poster che li sorveglia e li invita a credere sempre nei loro sogni; che se ci credono davvero magari poi si avverano, che anche loro come te sapranno assaporare il gusto di una rete o di un trionfo..</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero, avrò anche esagerato in questo sogno, ma è quello che ognuno di noi sente e prova dentro ogni volta che pensa a un campo di calcio; nonostante io non sia più così piccolo, la parte piccola di me, del fanciullo che ho sempre dentro e mi aiuta a vivere, del Luchino che mi bussa sempre sul cuore, mi fa spesso chiudere gli occhi e fantasticare, spaziare in un mondo che mi affascina e mi fa stare bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi scuserete per l’enfasi, ma una passione come la mia porta spesso a andare anche fuori tema e a oltrepassare la fantasia…ma sento il bisogno sempre più frequente di dividere con voi le mie strane ma credo anche dolci emozioni.</p>
<p><em><strong>Luca Falchi</strong><strong></strong></em></p>
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		<title>Pistorius, è stato un vero peccato rubare la nostra gioia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 12:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello di cui mi rammarico di più è aver speso, come altri milioni di persone in giro per il mondo, lacrime di gioia, di ammirazione, di stima per chi invece non meritava neanche la minima considerazione. Rimane unicamente la pena, motivata solo dal fatto che, comunque, ogni essere umano che nasce con gravi problemi e]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quello di cui mi rammarico di più è aver speso, come altri milioni di persone in giro per il mondo, lacrime di gioia, di ammirazione, di stima per chi invece non meritava neanche la minima considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane unicamente la pena, motivata solo dal fatto che, comunque, ogni essere umano che nasce con gravi problemi e malformazioni, come è accaduto a te, caro <strong>Oscar Pistorius,</strong> suscita sgomento e genera in noi una speranza; siamo disposti ad aiutare, ad incitare, a rendere meno difficile la vita dei più sfortunati.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi italiani, in particolare, nonostante difetti vari, siamo un popolo generoso; ogni volta che ci sono raccolte di fondi a scopo benefico, come quelli destinati alla cura di malattie rare, quelli per la ricerca sul cancro, quelli destinati a ricostruire anche simbolicamente una scuola evaporata dopo una scossa di terremoto, siamo sempre in prima fila, e forse potremmo esserlo anche di più se molti non fossero frenati dalla diffidenza che il denaro non arrivi mai alla giusta destinazione, ma che si perda in meandri sconosciuti e molto frastagliati, come purtroppo molto spesso accade.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo generosi anche nel dedicare pensieri e parole a personaggi che si mettono in luce, nonostante difficoltà serie, come le tue.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti abbiamo accolto in <strong>Italia</strong> come un eroe; hai passato molti periodi di allenamento in <strong>Toscana</strong>, a <strong>Grosseto,</strong> dove hai trovato amicizia e un ambiente sereno che ti ha messo a disposizione la calda e accogliente terra della Maremma, incontaminata come sembrava fosse la tua anima; la <strong>Maremma</strong>, oasi di pace per il fisico e per il cuore di molti turisti provenienti da tutte le parti del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">E sapere che sei un traditore, proprio te, fa davvero male, caro Oscar…</p>
<p style="text-align: justify;">Non ti puoi più nascondere con le scuse, non puoi parlare di casuale incidente, dovuto alla presunzione di avere un ladro in casa…</p>
<p style="text-align: justify;">Non ti puoi permettere, te come nessuno, di privare la vita a una persona, in particolare ad una donna…</p>
<p style="text-align: justify;">Viene fuori la teoria che tu fossi stordito dagli steroidi, ma tutto ciò non è sufficiente a giustificare quello che hai fatto; la vita è sacra; tu dovresti saperlo meglio di molti di noi, visto che proprio te, per conquistarne una normale e addirittura divenuta gloriosa, hai lottato contro pregiudizi e diffidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu che hai dovuto lottare per farti considerare normale, come era giusto che fosse, in uno sport che ti ha dato soddisfazioni e ricchezza morale e materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu che hai rubato le nostre emozioni, tu che ci avevi fatto sentire un po’ tuoi padri, madri, sorelle o fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu che sei riuscito a gareggiare alle Olimpiadi di Londra, raggiungendo un traguardo insperato, lo devi anche a noi, tutti, che insieme a te anche da lontano abbiamo tifato e gioito nel vederti felice…</p>
<p style="text-align: justify;">Il ladro sei tu, caro Oscar, che hai rubato la speranza a tutto il mondo nel poter credere a una favola; tu e le tue armi maledette, e quella strana passione nel raccontare di aver fatto 95 centri su 100.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può, davvero non si può uccidere, per nessun motivo; e poi farlo nei confronti di una donna, l’essere umano per eccellenza, che per sua natura merita ammirazione e vicinanza; non per nulla si dice che “una donna non si deve mai sfiorare, neanche con un fiore”, perché è Lei che da un senso alle nostre vite, in tutti i ruoli che la natura le ha assegnato e che rappresenta il dono più bello che chiunque abbia creato l’Universo abbia potuto fare al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensa bene, medita, spero tu ne abbia il tempo, spero infatti che tu debba passarlo guardando il meraviglioso sole del <strong>Sud Africa</strong> a scacchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero tu creda nella reincarnazione e che la lezione ti serva quindi per la tua prossima vita, che tu capisca quanto è preziosa, visto che la prima lezione che essa ti aveva dato non è bastata a fartelo capire.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che la gente si dimentichi di te, perché non meriti di occupare la memoria e i pensieri di nessuno, neanche dell’essere più malvagio presente sul globo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Il calcio incontra la poesia; due sole parole: ROBERTO BAGGIO</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 18:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni e la realtà”; basterebbe solo questa frase per capire il valore di un uomo, un ragazzo, rimasto dentro bambino, come lui ha candidamente ammesso, come sempre io ripeto a me stesso cercando di trasmettere questa mia idea della vita a chi mi ascolta,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni e la realtà</em>”; basterebbe solo questa frase per capire il valore di un uomo, un ragazzo, rimasto dentro bambino, come lui ha candidamente ammesso, come sempre io ripeto a me stesso cercando di trasmettere questa mia idea della vita a chi mi ascolta, naturalmente nella mia realtà quotidiana e sfruttando questa piccola cassa di risonanza nello scrivere queste poche righe.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo oggi ho potuto apprezzare queste parole, dato che per me il <strong>Festival di Sanremo</strong> è tabù assoluto; per me, questa è solo la mia opinione personale e che però so essere anche di molti altri, quella manifestazione è solo un contenitore vuoto, condito da interventi inutili, che non si sa se vogliono far ridere o piangere, spesso infarciti solo di parolacce o denigrazioni varie.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi è stato postato su <strong>Facebook</strong> il video dell’intervento di ieri sera di <strong>Roberto Baggio</strong>, una perla assoluta in un mare di nullità canore e verbali, ne sono sicuro, anche senza averle viste.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ho ascoltato e mi ha fatto tremare per il grande significato morale che questo monumento assoluto dello sport mondiale riesce a dare a ogni sua frase o a ogni suo gesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto la fortuna di vivere la straordinaria carriera calcistica di questo autentico fenomeno, un “<em>numero uno con il numero dieci sulla schiena</em>”; ho gioito ad ogni suo tocco vellutato, ho urlato a ogni sua rete bianconera o nella nazionale; sono riuscito addirittura a compiacermi delle sue gesta anche quando apparteneva a squadre che non mi sono particolarmente simpatiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua attività calcistica ha saputo sempre affrontare le sfide con coraggio e mettendosi sempre in discussione, anche con scelte da molti giudicate riduttive, come quando decise di passare al Bologna e, a fine carriera, al Brescia; non me ne vogliano gli amici tifosi di queste squadre, ma dopo aver passato una carriera a livelli altissimi, sempre sulla breccia, sempre da protagonista assoluto, non era facile per lui accettare di ripartire da zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’ha fatto, con la genuinità del bambino che deve scoprire mondi nuovi, con l’umiltà di chi deve ancora imparare, con l’entusiasmo di chi deve dimostrare ancora il suo valore, che invece era universalmente riconosciuto come immenso, indiscutibile, limpido.</p>
<p style="text-align: justify;">Baggio aveva un piede destro con cui poteva tracciare parabole con la palla come fossero poesie; il simpatico ex calciatore ed oggi telecronista José <strong>Altafini</strong>, durante i commenti alle partite e alle imprese di Roberto Baggio diceva spesso: “<em>nella zona del campo dove gioca Roberto nascono i fiori</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui è infatti uno dei più rigogliosi fiori all’occhiello dell’Italia intera, amato indistintamente da tutto il nostro pittoresco popolo; è uno di quei pochi esempi che rappresenta tutti e nessuno, nel senso che ogni italiano che ha vissuto le sue gesta conserva dentro di sé una piccola porzione di gioia, una riserva di bellezza da tirare fuori nei momenti opportuni, come un antidoto verso la bruttezza del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono felice che anche lui ripeta spesso quello che è anche il mio pensiero: ognuno di noi deve conservare dentro una parte di bambino, perché ci aiuta a vivere, perché ci serve per crescere e per migliorarci, per non cullarci nelle nostre presunte certezze, per riscoprire ogni giorno il gusto di imparare dalle nostre esperienze, che siano positive o negative.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo saper affrontare infortuni gravissimi e rinascere ogni volta è il miglior esempio e ci da il valore completo e assoluto soprattutto dell’uomo Roberto <strong>Baggio</strong>, oltre a quello, se pur immenso, del calciatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue righe, che ha letto con un commovente incoraggiamento ai giovani, invitandoli a andare avanti senza mai farsi abbindolare dalle illusioni, senza pensare che tutto possa venire dal nulla, un inno alla cultura del sacrificio e del lavoro, rappresentano un valore assoluto per le nostre menti e per i nostri cuori, a mio parere molto più incisivo di qualsiasi altro discorso prestampato e spesso fasullo che i “fenomeni” che vivono alle nostre spalle possano aver mai pronunciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Caro Roberto, la tua testimonianza di sport e di vita spero serva da insegnamento per tutti noi, affinché ogni nostro piccolo mondo possa colorarsi di passione e amore per qualsiasi cosa noi facciamo nelle nostre piccole realtà.</p>
<p><strong>Luca Falchi</strong><strong></strong></p>
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		<title>E’ STATO BELLO guardare il calcio con gli occhi di un bambino&#8230;.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 15:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tanto capita di sentirmi profetico, preveggente; capita, con tanti errori, forse con tanta presunzione malcelata, ma a volte, magari per un colpo di fortuna, non vado molto lontano dalla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo detto pochi giorni fa “<strong>Che bello sarebbe guardare il calcio con gli occhi di un bambino” </strong>e ieri sera davanti alla tv il sogno si è avverato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo grazie allo sport che amo di più, nella sua versione più autentica, giocato nelle terre dove più o meno è nato, in un campo di calcio mitico come il <strong>Celtic Park</strong>, in una città dalle atmosfere magiche e antiche come <strong>Glasgow</strong>, divisa tra due passioni per le due squadre della città, il <strong>Celtic</strong> appunto e i <strong>Rangers.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una passione che non è solo passione in quanto tale ma è connotata da fattori di tipo religioso; come molti di voi sapranno, il Celtic è la squadra di stampo cattolico mentre quella dei Rangers è del fronte opposto, cioè protestante.</p>
<p style="text-align: justify;">Una autentica lezione di civiltà impartita a noi e allo sport in senso generale; una squadra, il Celtic, che ha lottato su ogni palla davanti al suo pubblico, rumorosissimo e caldissimo, che con canti da brivido e cori solenni ha fatto da colonna sonora potente e dolce allo stesso tempo, come una bella nenia tutt’altro che sonnolenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è stato a nostro favore come meglio non poteva succedere, un tre a zero che, salvo rivoluzioni impensabili, ci garantisce il passaggio ai quarti di finale, consentendoci di essere una delle otto meraviglie d’<strong>Europa</strong>, nella speranza, che non costa nulla avere, di arrivare fino all’atto finale, il 25 maggio a <strong>Londra</strong>, nel catino del leggendario stadio di <strong>Wembley</strong>, rinnovato e ricostruito pochi anni fa sulle rovine del vecchio stadio, un tempio assoluto del calcio mondiale, teatro di leggendarie battaglie sportive tra <strong>Italia</strong> e <strong>Inghilterra</strong>, una sfida affascinante sempre e comunque, tra l’agonismo degli inglesi e la tecnica e tattica dei guerrieri dello Stivale.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più bella che mi ha lasciato nel cuore la partita di ieri sera è proprio quella lezione di civiltà di cui parlavo poco fa; il pubblico scozzese che, nonostante la bruciante sconfitta e la quasi certa eliminazione, ha sostenuto i propri beniamini fino all’ultima goccia di sudore che questi hanno lasciato sul campo; e alla fine è successa addirittura una cosa che nella nostra cultura spesso malata non è neanche immaginabile nel migliore dei sogni.</p>
<p style="text-align: justify;">I sostenitori del Celtic che in una sorta di gemellaggio non preparato ma spontaneo e naturale, lanciano le loro sciarpe verso i tifosi della Juventus presenti allo stadio, e i nostri che contraccambiano, in una atmosfera autentica, di festa e di congratulazione reciproca, dopo uno spettacolo assoluto sul campo, senza fare distinzioni tra le due squadre ma accomunandole in un miscuglio magico di tecnica, tattica, agonismo e lealtà, che dovrebbero ( ma non succede mai almeno da noi ) essere l’essenza pura di uno sport che molti fanno diventare becero proprio per comportamenti assurdi a contorno di una partita.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo vorrebbe sempre vedere il bambino che è dentro di me, come credo sia dentro tutti gli esseri umani, anche se molti di loro lo nascondono bene, come per pudore di non farsi vedere piangere, come se il pianto fosse una manifestazione da deboli, ma non lo è affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non mi sento da questo punto di vista un debole; spesso, davanti a spettacoli come quello del Celtic park, mi emoziono indipendemente dal risultato, mi ritrovo a piangere per la scossa interiore che mi da un gesto o un simbolo o una manifestazione così bella e stridente con quello che vedo ogni giorno per la strada o in televisione, dove si sente parlare solo di violenza e di politici fasulli: TUTTI, SENZA COLORE E SENZA DISTINZIONE.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il mondo che vorrei vedere sempre, questa è la realtà che vorrei percorrere, una sana competizione anche nella vita reale, senza falsità, senza moralismi fasulli, senza ipocrisie inutili, senza gente che promette e non mantiene, senza lotte ignobili per una poltrona, da conquistare non nell’interesse collettivo ma solo per fini propri.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo so benissimo, la mia è pura utopia, ma lasciatemi sognare, visto che ieri sera, nel giorno del mio compleanno, ho potuto davvero dire di essere orgoglioso della passione per la mia squadra, rendendo onore agli amici scozzesi, che mi hanno regalato una serata passata urlando e emozionandomi come fosse stato un compleanno di 40 anni fa, come se avessi avuto sette anni, ai tempi meravigliosi in cui sentivo l’odore dell’erba del campino e immaginavo di poter partecipare a una partita come quella di Glasgow.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per avermi fatto sentire bambino come avevo desiderato in un articolo di alcuni giorni fa, grazie per avermi portato indietro nel tempo così tanto da immaginare di avere vicino anche il mio babbo, che anche se non c’è più, ringrazio per avermi lasciato una testimonianza di dolcezza tale che mi ha insegnato a emozionarmi e a piangere anche solo per una partita di calcio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Luca Falchi</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Champions; come la prima volta, come se fosse la millesima</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 13:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succederà proprio il 12 febbraio, voglio pensare che ciò non sia un caso, visto che si tratta del giorno del mio compleanno. L&#8217;Olimpo dell&#8217;Europa che conta apre di nuovo i battenti e spero che il 12 porti fortuna, spero che sia l&#8217;inizio di una cavalcata reale e emozionante, come si conviene per una squadra che,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Succederà proprio il 12 febbraio, voglio pensare che ciò non sia un caso, visto che si tratta del giorno del mio compleanno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Olimpo dell&#8217;Europa che conta apre di nuovo i battenti e spero che il 12 porti fortuna, spero che sia l&#8217;inizio di una cavalcata reale e emozionante, come si conviene per una squadra che, visto che ormai l&#8217;Italia gli è diventata addirittura stretta, fa del Vecchio Continente la sua più consona abitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Champions League</strong> che conta, quella cioè dove rimangono in lizza le sedici migliori compagini europee, entra nella sua fase decisiva, quella del &#8220;dentro o fuori&#8221;, quella in cui le nostre coronarie sono più a rischio, visto che una magia o, al contrario, un errore macroscopico, ti posso portare sull&#8217;altare o nella polvere.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa infatti nulla ti viene perdonato; il livello della competizione è di altissimo profilo tecnico, tattico e agonistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo iniziare facendo visita al <strong>Celtic Glasgow</strong>, nella sua tana chiamata appunto <strong>Celtic Park</strong>, uno stadio dove il pubblico ti sta con in fiato sul collo per i novanta e passa minuti della partita, dove il respiro dei tifosi si mischia con quello degli atleti, in un coro roboante e assordante che funge davvero da dodicesimo uomo in campo per i valorosi e leali atleti scozzesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti di noi hanno gioito quando il sorteggio UEFA ci ha destinato questo avversario; io mi sento invece fuori dal coro conoscendo la verve agonistica dei nerboruti calciatori di una parte del <strong>Regno Unito</strong> così passionale e affezionata ai propri colori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutto ciò non deve spaventarci, deve solo tenere alta la nostra guardia, deve semplicemente farci avere il massimo rispetto verso i nostri avversari, come del resto e&#8217; è sempre sarà nelle nostre corde, se è vero che ci chiamiamo <strong>Juventus.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Juventus non vuol dire infatti solo quella che è la traduzione letteraria, cioè Gioventù, ma Juventus vuol dire molto altro: lotta nella massima lealtà, grinta e cuore ai massimi livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene si, cari nostri detrattori, siamo tornati, siamo consci di avere sulle spalle una grande responsabilità, quella cioè di far risalire il valore dello sport italiano, in particolare del calcio, di cui possiamo dire con orgoglio di essere il miglior esempio dello Stivale.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo tornando passando dall&#8217;ingresso principale; siamo infatti temuti e rispettati, anche se non favoriti per la vittoria finale della Coppa; abbiamo ricevuto infatti varie investiture molto onorevoli, tra le altre quella di <strong>Mourinho</strong>, che ci ha definiti &#8220;un vascello quasi inaffondabile&#8221; del torneo, come il suo <strong>Porto</strong> che vinse la Coppa a sorpresa nel 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo essere consapevoli che l&#8217;atmosfera della Champions è casa nostra, dimenticandoci che il nostro naturale ruolo ha avuto una lunga interruzione per motivi falsi, dalle cui conseguenze stiamo solo ora risollevandoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei dire che per noi rientrare nell&#8217;Europa che conta deve diventare una consuetudine; deve essere come entrare per la prima volta in una casa, con persone meravigliose vicino, talmente meravigliose che dopo due minuti ci rendiamo conto che è come se in quella casa ci avessimo vissuto da una vita intera, perché siamo accolti nel migliore dei modi, con il cuore e con la fantasia, con la semplicità di un gesto che sa generare emozione nelle nostre anime.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo per dire che ci siamo di nuovo e che vogliamo rimanere per sempre nella nostra casa, quella che ci fa tremare i polsi, quella Champions che manca da troppo tempo nella nostra bacheca e che se ci crediamo davvero fino in fondo potrebbe anche prendere la strada di <strong>Torino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sognare non costa nulla; a volte i sogni di una vita si realizzano quando meno te lo aspetti, quindi forza Juve, e che Dio c&#8217;è la mandi buona (e senza vento).</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Luca Falchi</strong></em></p>
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		<title>Che bello sarebbe guardare il calcio con gli occhi di un bambino&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 13:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sento parlare, sento i sussurri di un malcontento che fanno parte dell’animo umano, un po’ in tutte le sue manifestazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Ogni volta che si viene trasportati mentalmente da una certezza e ci si sente forti per questo, basta una piccola crepa, anche casuale, anche non significante, che iniziamo a pensare che siamo di fronte a un baratro.</p>
<p style="text-align: justify">La trasposizione di questo concetto dalla vita reale al mondo dello sport esprime meglio di qualsiasi altro significato tutto quello che sta accadendo a una buona parte dei nostri “colleghi” tifosi.</p>
<p style="text-align: justify">Si pensa all’invincibilità, si crede nell’immortalità, si considerano certi uomini come invulnerabili, come se la sconfitta fosse la fine di tutte le vittorie.</p>
<p style="text-align: justify">E’ sempre stato così, anche se a volte non riusciamo a digerirne le motivazioni, ma spesso siamo prigionieri delle nostre consapevoli certezze o presunte tali; a volte non sono certezze, ma la nostra mente, come in una forma di autoconvincimento, le fa sentire come tali.</p>
<p style="text-align: justify">Nessuno ha la ricetta dell’immortalità, figuriamoci se ce l’ha un gruppo di atleti che lottano su tutti i palloni, contro altri che fanno altrettanto.</p>
<p style="text-align: justify">Succede a volte, come abbiamo visto ultimamente, come contro il <strong>Genoa</strong> e soprattutto contro la <strong>Lazio</strong> in <strong>Coppa Italia</strong>, che non sempre si vince, si può pareggiare e addirittura perdere.</p>
<p style="text-align: justify">La rabbia magari proviene dal fatto che a contribuire in modo considerevole alle nostre “non vittorie” sono fattori esterni alla tecnica e alla tattica; sono le cosiddette “giacchette nere”, gli arbitri ( dobbiamo parlare al plurale, visto che in tutto ce ne sono sei a partita ); chiamarli con questo simpatico appellativo mi riporta a qualche annetto fa, dove davvero avevano la giacchetta nera.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi non più; sponsors e designer di grido li hanno trasformati in moderni Arlecchini, a volte sembrano catarifrangenti stradali, per quanto illuminano la scena con il verde o con il fucsia.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando al nostro momento, dobbiamo dire che non è dei migliori; l’interruzione dovuta alle vacanze natalizie, come spesso succede, non ci è favorevole; prima delle vacanze venivamo da un ottimo momento, il cui culmine fu raggiunto con le splendide vittorie in <strong>Champions League</strong> contro il <strong>Chelsea</strong> e lo <strong>Shakhtar Donetsk</strong>; al rientro la battuta d’arresto in casa contro la <strong>Sampdoria</strong>, poi il pareggio a <strong>Parma</strong>, dove stavamo vincendo e ci siamo fatti raggiungere; e tutti a dare addosso a <strong>Peluso</strong>, che ormai sembra diventato un giocatore finito prima di cominciare.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo abbiamo stracciato l’<strong>Udinese</strong> e allora siamo diventati di nuovo eroi; contro il <strong>Genoa</strong> solo un pareggio e siamo di nuovo dei brocchi.</p>
<p style="text-align: justify">Non è così, secondo me, che ci si deve porre dinanzi alla propria squadra; in questo modo non ci si può chiamare tifosi ma solo “avvoltoi di gioia temporanea”; l’essere tifosi veri significa magari criticare quando lo riteniamo giusto ma stare sempre e costantemente vicini alla nostra bandiera, vedere cosa ancora può darci in termini emozionali; magari a fine anno dire la nostra su cosa è stato e cosa non è stato fatto nella maniera giusta, ma sempre in termini costruttivi.</p>
<p style="text-align: justify">Per migliorarci credo che dovremmo rimanere un po’ bambini dentro quando siamo tifosi; ricordo la mia prima volta, nell’aprile del 1979, quando andai al vecchio <strong>Comunale</strong> a vedere <strong>Juventus </strong><strong>–</strong><strong> Arsenal</strong>, semifinale di ritorno di <strong>Coppa delle Coppe</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Avevamo pareggiato all’andata 1 a 1 nella tana dei <strong>“</strong><strong>Gunners</strong><strong>”</strong><strong>,</strong> il vecchio mitico stadio di <strong>Highbury</strong> a <strong>Londra</strong> e quindi <strong>Trapattoni</strong> decise di giocare per lo zero a zero, che ci avrebbe garantito l’accesso alla finale.</p>
<p style="text-align: justify">Ne derivò una partita bruttissima, che si trascinò su sé stessa fino all’88°, quando partì un cross dalla sinistra di <strong>Rix</strong> che <strong>Vaessen</strong> incornò dentro la rete di <strong>Zoff</strong> condannandoci a una cocente eliminazione.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante ciò, io, che avevo solo 13 anni, ricordo con piacere e nostalgia certi momenti, vedevo gli adulti vicino a me che inveivano contro il “Trap” per aver fatto giocare male la Juve, si arrabbiavano, urlavano; l’andazzo proseguì anche sul pullman durante il ritorno; dicevano che Trapattoni “deve andare a allenare il Buti”, ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify">Erano gli stessi che durante il viaggio di andata inneggiavano alla Juve e al suo condottiero Giovanni Trapattoni; fosse finita davvero 0 a 0 magari avrebbero detto che eravamo stati gagliardi a protezione di un sogno come la finale, ma una partita non può rovinare un’epoca di trionfi.</p>
<p style="text-align: justify">Un episodio non può cambiare un parere su un uomo o su un gruppo di atleti.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo dico che nell’amore per la propria maglia, come in quello verso una donna, come per tutti gli amori incrollabili, dobbiamo sempre rimanere un po’ bambini, per vedere e cogliere la felicità anche dove non sembra essere, per riuscire nella nostra purezza a accettare le piccole sconfitte, come quelle della vita, che spesso arrivano anche un po’ per colpa nostra, per riuscire a apprezzare gli aspetti positivi delle negatività, per continuare a seguire un cammino vincente che non si interromperà mai, perché la vittoria è nel nostro destino; dobbiamo soltanto crederci fermamente e non ci sarà ostacolo che potrà fermarci, ma solo se abbandoniamo il catastrofismo strisciante.</p>
<p style="text-align: justify">Parola di un uomo che dentro non è mai cresciuto lasciando dentro di se&#8217; una parte del bambino che fu; a voi stabilire se tutto ciò è un pregio o un difetto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Luca Falchi</strong><strong></strong></p>
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		<title>Gianni Agnelli, dieci anni come un solo attimo.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 10:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianni Agnelli, dieci anni come un solo attimo. Sembra ieri, sembra passato un attimo, ma invece sono già dieci lunghi anni da quando ci ha lasciato uno dei personaggi che più di ogni altro, ha cambiato la storia del ventesimo secolo, sicuramente per l’Italia intera e in parte anche per il mondo. Sto parlando dell’Avvocato]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Gianni Agnelli, dieci anni come un solo attimo.</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify">Sembra ieri, sembra passato un attimo, ma invece sono già dieci lunghi anni da quando ci ha lasciato uno dei personaggi che più di ogni altro, ha cambiato la storia del ventesimo secolo, sicuramente per l’Italia intera e in parte anche per il mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Sto parlando dell’Avvocato <strong>Gianni Agnelli</strong>, <strong>“l’Avvocato”</strong> per antonomasia, un Uomo unico, per intelligenza e senso dell’humor, per arguzia e per il suo talento innato e infinito nel prevedere prima degli altri le strategie globali dell’economia e dell’alta finanza.</p>
<p style="text-align: justify">Prende le redini della <strong>Fiat </strong>nel 1966 e pur dovendo affrontare un periodo difficile, per le varie epoche della contestazione studentesca prima e delle lotte operaie dopo, riesce a portarla ai massimi livelli, soprattutto per la sua grande capacità di mediazione tra parti spesso in conflitto tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify">Ma l’argomento che più ci sta a cuore è il suo rapporto con la <strong>Juventus</strong> e con gli juventini.</p>
<p style="text-align: justify">La sua prima volta al cospetto della Signora risale al settembre del 1925, quando da bambino ( aveva poco più di quattro anni ) suo padre Edoardo Agnelli lo portò al campo di allenamento dei bianconeri, su una Fiat Torpedo 509, una macchina monumentale, che ricorda molto quelle che tutti noi che abbiamo superato la soglia dei “quaranta” abbiamo visto nei vecchi film di Stanlio e Ollio.</p>
<p style="text-align: justify">E amore fu, a prima vista; l’Avvocato non si staccò mai più da quella maglia intrisa di storia e di successo, partecipando attivamente per tutta la sua vita, sia da Presidente effettivo ( nominato nel 1947 ) che nella sua carica di Presidente onorario, ben rappresentato per un periodo lunghissimo nella carica ufficiale da un genio come <strong>Giampiero Boniperti</strong>, che ogni mattina svegliava puntualmente alle sei per chiedergli notizie fresche sui calciatori e sulle attività del giorno.</p>
<p style="text-align: justify">Questa abitudine insolita è stata portata avanti nel tempo; spesso, sempre all’alba, chiamava i vari <strong>Platini, Del Piero</strong>, e comunque i capitani della compagine bianconera per sapere come stavano e dargli sempre una motivazione in più per impegnarsi con fierezza, rendendoli ancora di più responsabili e consci della pesantezza di quella maglia che portavano indosso.</p>
<p style="text-align: justify">Celebri sono varie sue esternazioni, condite sempre da sottili ironie, un po’ “snob”, ma comunque piacevoli; per questi motivi, quasi ogni sua “perla verbale” è rimasta scolpita in tutti noi, come una reliquia e un principio da seguire per crescere e migliorarci.</p>
<p style="text-align: justify">Ne ricordo alcune in particolare, su tutte quella in cui, mentre abbandonava lo stadio, rispondeva al giornalista RAI <strong>Costa</strong>, che gli chiedeva una opinione su un rigore, alla quale, con la sua proverbiale &#8220;erre moscia&#8221;, rispose: “noi non ci siamo mai lamentati dei rigori e non incominceremo certo adesso…non è nelle nostre abitudini…..son cose da provinciali”; a questa frase seguì il solito vespaio di polemiche che viene sempre fuori quando si parla di Juve dal punto di vista arbitrale.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217;altra battuta celebre era…”Vinca la Juve o vinca il migliore? Sono fortunato, spesso le due  cose coincidono”.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto ci manchi caro Avvocato; la tua enorme saggezza e il tuo stile inconfondibile, le tue scarpe slacciate e quel proverbiale orologio sopra al polsino della camicia che facevano di Te un modello da imitare; non per nulla eri giudicato uno degli Uomini più eleganti del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto ci manca la tua ironia sagace e pungente, che messa a confronto con le frasi fatte e scontate che pronunciano tutti gli “addetti ai lavori” di oggi, è un qualcosa di sublime e superiore per destino divino.</p>
<p style="text-align: justify">Mi sarebbe piaciuto vedere se <strong>Calciopoli</strong> sarebbe scoppiata lo stesso, se Tu fossi stato ancora in vita; la Juve senza di Te e di Tuo fratello Umberto, scomparso poco dopo, è diventata un obiettivo da colpire, lasciata in mano a personaggi spesso incompetenti e senza autorità alcuna.</p>
<p style="text-align: justify">E’ successo quello che tutti gli antijuventini aspettavano da decenni, potersi sfogare liberamente con chi gli era spesso superiore sul campo, contro chi insinuavano chissà quali trame oscure senza mai poterle provare, contro chi li surclassava anche fuori dal campo dando loro un esempio di stile e di comportamento; tutto questo da parte non solo di semplici tifosi, ma da interi apparati e gruppi di potere, che fino a che c’eravate Te e Umberto neanche si azzardavano a parlare; dopo, come avvoltoi, si sono sfogati a dovere, relegandoci a un ruolo da cadetti.</p>
<p style="text-align: justify">Ma ora, caro Gianni, i tempi sono cambiati di nuovo; c’è ancora, molto spesso, il tentativo di trattarci come ladri, basta un episodio per scatenare la rabbia e i processi; quando invece succede agli altri di segnare anche gol aiutandosi platealmente con la mano il tutto si riduce a un minuto di moviola e viene derubricato a una semplice svista arbitrale.</p>
<p style="text-align: justify">Ma ora tira un&#8217;altra aria, e vincente, se Dio vuole; sono felice di poterti ricordare, a dieci anni dalla Tua scomparsa, inviandoti questo messaggio e dirti cioè che la Juve è tornata grande, ma grande davvero; se ci lasceranno lavorare in pace potremmo aprire ancora un ciclo di esaltazione e vittoria, con il sudore e con la grinta che non ci abbandona mai, in Italia e in Europa.</p>
<p style="text-align: justify">Vorrei tanto che la Juve, in questo 2013, potesse ricordarTi con una vittoria che rimarrebbe negli annali dello sport, in particolare nella bacheca già così ricca e nel cuore di tutti noi, magari arrivasse dopo tanta attesa quella benedetta <strong>Champions League</strong>, &#8220;la coppa dalle grandi orecchie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Immagino la scena di Lassù, un bel banchetto di festeggiamento dove potresti avere illustrissimi ospiti, a partire dall&#8217;immenso <strong>Gaetano Scirea</strong> fino a arrivare a Tuo fratello <strong>Umberto </strong>e magari il <strong>&#8220;Cabezon&#8221; Omar Sivori</strong>; Tu e Gaetano eravate diversi nel carattere ma Vi univa, ognuno a modo suo, uno stile inimitabile, un marchio di fabbrica che è nel DNA di tutti noi che, contro tutto e contro tutti, speriamo ogni giorno nel successo che verrà.</p>
<p style="text-align: justify">Un caro saluto e un invito a aspettare presto messaggi di gioia extraterreni, con l&#8217;annuncio della prossima grande vittoria della Tua Juventus.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Luca Falchi</strong><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Javier Zanetti, avere 40 anni come due volte 20</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 15:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I colori a volte non contano, le maglie possono aspettare quegli assurdi rigurgiti di odio, le folle esaltate dovrebbero fermarsi, dovrebbero avere rispetto di un guerriero, dovrebbero lasciarlo scorrere lungo le praterie di San Siro e del resto del Mondo. E se lo dico io che vedo in quella maglia un nemico sportivo da combattere,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I colori a volte non contano, le maglie possono aspettare quegli assurdi rigurgiti di odio, le folle esaltate dovrebbero fermarsi, dovrebbero avere rispetto di un guerriero, dovrebbero lasciarlo scorrere lungo le praterie di <strong>San Siro</strong> e del resto del Mondo.</p>
<p style="text-align: justify">E se lo dico io che vedo in quella maglia un nemico sportivo da combattere, un avversario che spesso mette in discussione le nostre conquiste, una dirigenza e in particolare un presidente come <strong>Moratti</strong>, che ha fatto di tutto per far annullare le nostre velleità di squadra vincente, attraverso il famigerato meccanismo di <strong>Calciopoli;</strong> se lo dico io, ripeto, potete dirlo tutti.</p>
<p style="text-align: justify">Sto parlando di un atleta straordinario, per il quale davvero un solo colore o una sola maglia a strisce, quella con il peggior accoppiamento di colori, è stretta, quasi come sei lui dovesse giocare contemporaneamente con tutte le maglie insieme, perché rappresenta una icona unica nel suo genere.</p>
<p style="text-align: justify">E’ proprio così, sto parlando di <strong>Javier Zanetti</strong>, il calciatore – atleta onnipresente e direi anche onnipotente, vista la sagacia tecnica e la straripante potenza atletica, unite alle sue doti forse più grandi: la professionalità, la correttezza, la non più gioventù truccata da verve poderosa e travolgente nella corsa e nel saper essere diga quando c’è bisogno di esserlo e nel saper essere propositivo nel momento in cui intravede un corridoio sul campo; percorrere quello spazio per lui sembra ogni volta come uscire dalla prigione, si scaraventa avanti e solca la verde erba come fosse una calda lama affilata su un pezzo di burro.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che ha scatenato dentro di me quello che si può definire un &#8220;delirio di indipendenza dai colori&#8221; è stata la parte finale della partita di martedì sera tra <strong>Inter e Bologna</strong>, in particolare i tempi supplementari.</p>
<p style="text-align: justify">Erano ormai passati cento minuti di partita, su un campo pesante, che quindi rende difficile ogni sforzo, facendolo sentire ancora più duro del normale, sulla spinta emotiva dell&#8217;incontro a eliminazione diretta, il cosiddetto &#8220;dentro o fuori&#8221;, quando quindi tutti gli atleti sono al lumicino.</p>
<p style="text-align: justify">Vedere un Uomo di 40 anni come Javier fare due, tre percussioni in verticale sul campo, a saltare come birilli gli avversari, uno dopo l&#8217;altro, lui che non è certo un fenomeno nella tecnica, mi ha permesso di dimenticare che gioca nella squadra che odio sportivamente di più al mondo, facendomi pensare liberamente alla sua bellezza interiore e a quanto sa essere esempio per una intera generazione, intenta spesso a apparire più che a essere, lui con quel suo ciuffo sempre stabile sulla testa anche dopo 120 minuti di partita, lui che è sempre stato ed è ancora un lealissimo avversario sul campo e fuori, senza mai andare oltre le righe della civiltà e del buon comportamento pubblico e privato.</p>
<p style="text-align: justify">Appena appenderà le scarpette al chiodo sarà una grave perdita per il movimento sportivo italiano e non solo, ma quel momento arriverà; dopo farà il dirigente e sicuramente anche in quel ruolo saprà portare avanti il suo credo, facendo crescere altri piccoli Javier Zanetti, anche se sarà quasi impossibile la replica.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi importa dove giochi, caro Javier, l&#8217;importante è che tu continui a farlo fino a che i tuoi potenti quadricipiti e la tua testa te lo permetteranno; di Uomini come te ha bisogno il mondo del calcio, per poter rappresentare l&#8217;opposto di mezzi uomini di stampo balotelliano o cassaniano; di loro e del loro effimero talento possiamo fare tranquillamente a meno senza problemi.</p>
<p style="text-align: justify">Non ti posso certamente dire &#8220;in bocca al lupo&#8221; per i tuoi successi sportivi, ma la mia stima e la mia ammirazione per te rimarranno sempre e comunque, qualsiasi cosa tu decida di fare, e ti voglio dire semplicemente GRAZIE DI TUTTO per quello che rappresenti e per quello che saprai lasciare come testimonianza e cioè che anche in un mondo spesso falso, le Persone vere emergono sempre.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
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		<title>La rivincita di Delio, la porta vuota e un grazie sincero a Giovinco</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 10:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli hanno dato quasi tutti contro, lo hanno crocifisso per una reazione, tutti bravi, tutti corretti, tutti praticanti il bon ton, tutti a esprimere sdegno per un gesto considerato assurdo. Ma io no, caro Delio Rossi, io ero fuori dal coro della consuetudine e del perbenismo; non si può sempre sopportare ogni insinuazione e ogni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli hanno dato quasi tutti contro, lo hanno crocifisso per una reazione, tutti bravi, tutti corretti, tutti praticanti il bon ton, tutti a esprimere sdegno per un gesto considerato assurdo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma io no, caro <strong>Delio Rossi</strong>, io ero fuori dal coro della consuetudine e del perbenismo; non si può sempre sopportare ogni insinuazione e ogni offesa; per chi non avesse capito mi riferisco alla &#8220;labbrata&#8221;, a quella sanissima labbrata data da Delio nella sua avventura alla <strong>Fiorentina</strong> al &#8220;signorino Ljajic&#8221;, che quando fu sostituito in una anonima partita durante lo scorso campionato gli si rivolse con scherno e con presunzione, senza ricordarsi per un attimo di non essere NESSUNO nel mondo del calcio, al massimo solo una promessa, ma ne ho viste tante di promesse non mantenute, presunti fenomeni solo a chiacchiere ma poi fermati dalla prima &#8220;velina&#8221; disponibile, stoppati da loro stessi e dalla loro convinzione di essere arrivati senza però essere neanche partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">E quindi sono sempre più convinto che uno scossone sotto forma di un marchio a cinque dita sul viso può solo aiutare a crescere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta questa premessa con lo scopo di stemperare la rabbia per una sconfitta che definire assurda è puro eufemismo; un primo tempo con la Juve che aveva dominato la gara, con ottimi scambi di prima, con in evidenza il neo acquisto <strong>Peluso</strong>, oltre alla buona prova addirittura anche di <strong>Giovinco</strong> e della consueta sicurezza difensiva di <strong>Barzagli</strong> e <strong>Bonucci</strong>; un vantaggio di uno a zero su rigore risultava anche stretto per il gioco espresso sul campo; io però, commentando quanto stava succedendo insieme a Gabriele, non ero sicuro; avevo un presentimento strano, anche se dopo l&#8217;espulsione di <strong>Berardi</strong> e quindi dovendo giocare in 11 contro 10 per un ora, anch&#8217;io cominciavo a pregustare una vittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi è venuta fuori prepotentemente la bellezza e la stranezza del calcio, anche se questa volta tutto ciò è stato a nostro sfavore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il &#8220;bel&#8221; gesto tecnico di <strong>Gigi Buffon</strong>, accecato da una trasparente fetta di panettone, che prende un gol che neanche il mio portiere del campionato amatori Nicola Di Lorenzo avrebbe mai preso, neanche sotto sedativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi il bel raddoppio del giovane <strong>Icardi</strong> ( che aveva partecipato da attore non protagonista come spalla a Buffon anche per la prima rete ) che ci ha steso definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">E per il tecnico della <strong>Sampdoria</strong> Delio Rossi e&#8217; stato un trionfo, giusto e sacrosanto; ha mantenuto calma la sua squadra in 10 contro una corazzata come la Juve e non solo ha resistito, ma addirittura ha vinto, con pieno merito e questa volta la labbrata l&#8217;ha data metaforicamente al suo collega <strong>Conte</strong>, che deve sportivamente accettare.</p>
<p style="text-align: justify;">Da rimarcare anche il bel gesto di Giovinco che ha ammesso di aver toccato la palla per ultimo, rifiutando quindi un calcio d&#8217;angolo quando già stavamo perdendo due a uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono i gesti che sono felice di vedere da parte di un giocatore della Juve; va bene perdere anche partite così assurde, fa parte del calcio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma gli uomini si vedono in certi momenti e mi piace rimarcare un gesto, da parte di Giovinco che come molti di voi sapranno, non mi piace come giocatore, ma certe espressioni di sportività rimarcano a pieno lo &#8220;stile Juve&#8221; che tutti noi vantiamo di avere.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante, sempre e comunque, quando si finisce una partita con una sconfitta, anche bruciante, non perdere la dignità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca Falchi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Sig. Didier Drogba, esempio di sacrificio per il successo.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 11:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si fa presto a dire…beato lui, tutti ‘sti soldi… che vita.. che fortuna ( per non dire che culo ). Noi italiani ( e non solo ) medi siamo fatti così; abbiamo sempre una forma latente di invidia verso chi ha più agi e più soldi di noi, senza mai una sola volta chiedersi il motivo del perché è toccato a lui e non a noi, perché dovremmo ricordarci sempre che per tutto c’è sempre un motivo, oltre alla componente del caso e della fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non sono tra tutti coloro che la pensano così, non lo sono mai stato, pur rispettando la loro opinione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre cercato di capire il perché alcuni arrivano e altri no; in ogni conquista della vita, dalla più piccola alla più grande, c’è dietro una scia di sudore e convinzione nei propri scopi, c’è tanta lotta, a volte contro tutto e contro tutti, ma se si è convinti di noi stessi e di quello che vogliamo dalla vita, mai rinunciare a inseguire un sogno, questo è il mio credo.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un calciatore di fama mondiale, uno dei più forti attaccanti degli ultimi dieci anni che si chiama <strong>Didier Drogba</strong>, viene dalla Costa d’Avorio ed ha 34 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un oggetto del desiderio di tutti noi juventini, o almeno della maggior parte di esse, tra cui anche il sottoscritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarei pronto a dire che, in caso arrivasse lui, diventiamo automaticamente i favoriti per la vittoria in Champions League; per poi conquistarla servirebbero altre componenti, tra cui anche la fortuna, come sempre, ma credo che con Didier al centro del nostro attacco potremmo dire almeno di averla cercata, perché come dice un proverbio “la fortuna aiuta gli audaci”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sapevo alcune cose della vita di Drogba, che ho scoperto di recente tramite un breve programma su Sky, curato dall’ex calciatore francese <strong>Eric Cantona</strong>, in cui se ne racconta la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Didier partì dal suo villaggio in <strong>Costa d’Avorio</strong> in età giovanissima per raggiungere la Francia, inseguito dai pianti a dirotto della madre, che vedeva in quella partenza l’ignoto, il destino sconosciuto per il proprio poco più che bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un primo passo verso il successo, che fa la prima selezione, perché alla maggior parte di noi andare via da casa a 12.. 13 anni, pur per inseguire il proprio sogno, non riesce; non siamo capaci di staccarci dalla nostra cellula vitale, i genitori e la famiglia, per varcare un ponte che potrebbe portarci verso il successo, ma che ne sappiamo a quell’età ???</p>
<p style="text-align: justify;">Altri riescono a partire ma ritornano dopo pochi giorni; avranno anche talento, ma non riescono a affrontare il sacrificio per disegnarsi la propria strada, la gonna di mamma è più rassicurante di un anonimo convitto di frati dove vivere con regole ferree.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi comunque prosegue nel cammino, nella maggior parte dei casi non arriva a fare quello che vuole e quando rientra a casa deve ripartire da capo.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c’è chi, come Didier, come altri suoi colleghi, dopo anni a girovagare per il mondo, trovano la consacrazione e solo allora sono milionari e osannati dal resto del mondo, con ammirazione, con attese di un autografo da conservare da parte dei fan.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi personaggi c’è chi con la sua forza di persuasione derivante dal successo riesce a salvare vite umane; è proprio il caso di Drogba, che decide di festeggiare il suo <strong>Pallone d’Oro</strong> vinto come miglior calciatore africano nel 2006, in un luogo chiamato <strong>Bouakè</strong>, martoriato dalla guerra civile e che con alcune sue parole decise e anche controcorrente rispetto alla dirigenza di parte del paese, riesce a rasserenare gli animi fino addirittura a contribuire a fermare le ostilità, mettendoci la faccia e rischiando di persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Didier è solo un esempio di uomo e atleta che è certamente arrivato al successo e al denaro, ma che non ha mai rinnegato le proprie umili origini e che si è sempre offerto per le cause degli umili, quelle degli ultimi, essendo tra l’altro orgogliosissimo di giocare per la sua Nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo credo che quando si parla solo di fortuna, notorietà e soldi, il tutto contornato dall’invidia strisciante, dovremmo pensare bene a quello che diciamo, pensando anche ai nostri sogni, che spesso abbiamo nel cassetto, li guardiamo e poi li richiudiamo dentro di noi, perché è più comodo rimanere quelli che siamo piuttosto che rischiare la nostra vita per raggiungerli.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ tutto lecito e umano, ma almeno non ce ne lamentiamo troppo, in fondo la colpa è soprattutto nostra e della assenza di intraprendenza e di fiducia in noi stessi.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>L&#8217;agrodolce scala del Barcellona</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È proprio vero; a volte si ha la netta impressione che tutti noi siamo proiettati sui gradini di una scala, una lunga e tortuosa scala, in cui ogni gradino ci chiede dazio affinché possa essere calpestato per proseguire nella nostra salita verso tutto ciò che ci appare migliore, una continua e frenetica gara di fisico e di nervi verso una meta, che neanche noi conosciamo.</p>
<p style="text-align: justify">Come in ogni storia e, per esteso, nelle innumerevoli storie delle nostre vite, c&#8217;è spesso chi scende e c&#8217;è invece chi sale.</p>
<p style="text-align: justify">Mai come questa volta chi scende e chi sale sono due persone indissolubilmente legate,  l&#8217;una all&#8217;altra, come succede tra un calciatore e il suo mister, il suo allenatore, la sua guida.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo nella capitale catalana, sede della squadra più forte del mondo da diversi anni, la squadra dai colori &#8220;azulgrana&#8221;, quel <strong>Barcellona</strong> che ha sempre ospitato tra le sue fila campioni in ogni epoca, su tutti <strong>Cruyff, Iniesta, Xavi</strong> e non ultimo il fenomenale <strong>Leo Messi</strong>, colui che più di ogni altro maestro della pedata si avvicina alla massima espressione calcistica mai esistita sul globo, l&#8217;immenso <strong>Diego Armando Maradona</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La agrodolce coincidenza di questi ultimi giorni, che fa si che Eric Abidal, dopo un trapianto di fegato che gli ha consentito di uscire, per la seconda volta in pochi anni, dalle sofferenze dovute a un tumore, abbia il benestare dello staff medico per rientrare a giocare, un miracolo della scienza e della natura, per un uomo che ha saputo soffrire e risorgere, di fronte a un macigno così grande e rumoroso, di fronte al bivio tra la vita e la morte, scegliendo già per due volte la strada giusta, perché sarebbe stato profondamente ingiusto perdere una Persona come Eric Abidal.</p>
<p style="text-align: justify">Non dimenticherò mai la serata della finale di <strong>Champions League 2011</strong>; il Barcellona vince la sua Coppa e la fa ritirare proprio da Eric, ancora convalescente dopo la prima scossa tellurica che avrebbe devastato la maggior parte delle persone, dalla quale invece era riuscito a uscire a testa alta, grazie alle cure ma anche alla vicinanza dei compagni, che si esplicò proprio con quel bellissimo gesto di dare a lui la gioia di toccare per primo il più ambito trofeo calcistico d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio ieri la bella notizia del suo prossimo rientro, ma nessuno ha fatto neanche in tempo a aprire la bocca per gioire, sopraffatto da una nuova scossa, un nuovo spunto di sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify">Il mister del Barca, <strong>Tito Vilanova</strong>, sta di nuovo male dopo che poco più di un anno fa aveva subito un intervento per estirpare un tumore alla ghiandola salivare e giovedì dovrà essere di nuovo operato.</p>
<p style="text-align: justify">Non arriverò mai a capire il motivo per cui non è lecito essere felici, sembra davvero che rallegrarsi per la guarigione di un uomo che aveva sofferto tanto sia una colpa da espiare, se non direttamente da lui, da quell&#8217;ambiente, da quel gruppo che, come una grande chioccia, ha saputo proteggere Eric dall&#8217;invadenza di curiosi giornalisti (o giornalai). Che colpa ha di tutto questo la squadra di monumenti viventi ma, soprattutto, quel gruppo monolitico che si chiama Barcellona, che sa provocare e raccogliere emozione sia sul campo, con il fenomenale e veloce palleggio chiamato “tiki-taka” , sia fuori, con azioni piene di valore umano, nonostante si tratti di una squadra di professionisti di statura mondiale ??</p>
<p style="text-align: justify">Sembra davvero che il mondo così crudele ti faccia partecipare a una partita dove la sostituzione di un uomo con un altro porta  uno dei due verso la gioia e l&#8217;altro verso la disperazione.</p>
<p style="text-align: justify">A noi non resta davvero che sperare e, per chi crede fermamente, pregare, affinché in breve tempo i due nostri eroi si ritrovino ancora a essere parti determinanti della compagine catalana; vorrà dire che il <strong>Natale </strong>ha un senso, quello della liberazione da una ingiustizia palese quanto assurda nella sua inutile crudeltà, che molto spesso tocca i più sensibili; sembra davvero che il male abbia una sorta di paura nei confronti di persone cattive, che per questo motivo rimangono indenni, con vari esempi che porterebbero a pensare che è meglio essere come loro; nonostante tutto ciò credo fortemente sia bello stare dalla parte di Abidal e in questo momento, soprattutto di Vilanova, aiutarlo con la nostra vicinanza a vincere ancora la sua partita più importante, al cospetto della quale un rigore non concesso o un fuorigioco inesistente sono semplici dettagli di cui ci dovremmo vergognare e pentire di averli usati per discussioni senza valore.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Piermario Morosini; otto mesi che sembrano un attimo.</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2012 13:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra ieri, sembra un attimo fa, ma sono già passati otto mesi da quel tragico momento in cui il cuore di Piermario Morosini cessava di battere, quel maledetto 14 aprile sul tappeto verde dello Stadio Adriatico di Pescara. Il primo Natale senza di lui ha un sapore amaro, ti fa pensare a un mondo pieno]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sembra ieri, sembra un attimo fa, ma sono già passati otto mesi da quel tragico momento in cui il cuore di <strong>Piermario Morosini</strong> cessava di battere, quel maledetto 14 aprile sul tappeto verde dello <strong>Stadio Adriatico di Pescara</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo Natale senza di lui ha un sapore amaro, ti fa pensare a un mondo pieno di ingiustizie, terrene e divine; non si può infatti immaginare che nessuna trama, anche la più oscura sulla cronologia degli avvenimenti terreni, arrivi a comportare il taglio di un ramo verde e rigoglioso dall’albero della vita, senza magari ipotizzare la recisione di tanti di quei rami secchi e schifosamente viscidi, che succhiano solo nettare a quell’albero, impedendo a altri che ne avrebbero il sacrosanto diritto, di nutrirsene, perché se lo sono meritato, con il comportamento e con l’esempio, con la voglia di lottare anche sapendo o immaginando di uscire sconfitti dal destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Persone inutili, pusillanimi anime vaganti a cui va sempre tutto bene; sanguisughe che approfittano della loro posizione dominante, per spendere migliaia di euro di denaro pubblico, alla faccia di noi cittadini che li manteniamo tra tanto sfarzo e tanti agi, inutili privilegi per persone disutili; basta leggere i giornali di questi ultimi giorni per inorridirsi, soprattutto di fronte a quelle tentate giustificazioni che forniscono…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma state tranquilli, i <strong>Fiorito, i Lusi, le Minetti</strong>, ecc. ecc. vivranno sempre meglio di noi, anche se qualcuno di loro si è fatto o si farà qualche giorno di galera.</p>
<p style="text-align: justify;">Basterà poi un piantino in una trasmissione stile <strong>Barbara D</strong><strong>’</strong><strong>Urso</strong> per riabilitarli, basterà un pentimento falso come le loro coscienze a far si che molti passeranno sopra a tutto quanto.</p>
<p style="text-align: justify;">La religione non aiuta a spiegare questa palese ingiustizia; spesso durante le celebrazioni funebri, solerti sacerdoti si affrettano a dire.. “era così buono che il Signore l’ha voluto a sé…”; allora mi domando e vi domando…ma perché quando una persona si salva da morte sicura, gli stessi rappresentanti del culto si affrettano a dire che “il Signore l’ha salvato perché era tanto buono…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui la mia richiesta al Signore…..ma le persone buone le vuoi o non le vuoi ???</p>
<p style="text-align: justify;">Scusate la divagazione di stampo religioso, ma ogni tanto mi viene…e mi piacerebbe sapere il vostro pensiero su questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alla vicenda ispiratrice di queste poche righe, vorrei esprimere soddisfazione per l’iniziativa del <strong>Verona Calcio</strong> che, anche per scusarsi per i cori assurdi di alcuni suoi “pseudo tifosi” durante <strong>Livorno </strong><strong>–</strong><strong> Verona</strong>, ed in collaborazione con l’associazione che fa capo a <strong>Stefano Borgonovo</strong>, l’ex calciatore ammalato di SLA, meraviglioso esempio di come si lotta contro le avversità della vita, ha messo all’asta su Ebay ventitre maglie con la scritta “Moro per sempre con noi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei anche ringraziare <strong>l</strong><strong>’</strong><strong>Udinese Calcio</strong> che, con la consueta sensibilità della famiglia <strong>Pozzo</strong>, sul suo sito ufficiale ha dato ampio spazio al ricordo di Piermario.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò è utile per sentire sempre dentro i nostri quel ragazzo che sarebbe stato il fratello, il figlio, l’amico ideale di ognuno; ha sempre lottato contro tutte le avversità della sua breve vita con uno spirito e una dedizione unici, con il sorriso sempre stampato sulle labbra, nonostante tutto, lasciandoci un insegnamento prezioso, che tutti noi dovremmo fare nostro, per considerare il valore di una vita su tutto, dimenticandosi di un fuorigioco non visto o di un rigore non concesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe un bagno di umiltà e di candore che potrebbe ripulire le nostre coscienze, dando un valore assoluto alla festa del Natale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci resta che sperare in questo miracolo, tanto non costa nulla.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Luca Falchi</em></strong><strong><em></em></strong></p>
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		<title>I conti di Conte; un ritorno atteso per continuare a entusiasmare</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 18:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho volutamente atteso qualche giorno, in modo che l&#8217;onda naturale della emozione a caldo non influenzasse i miei pensieri, anche se, come dice il titolo di questa rubrica che sono orgogliosissimo di curare, l&#8217;emozione è alla base di tutto, nella vita e nelle passioni più pure che si incontrano e si portano avanti durante il]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ho volutamente atteso qualche giorno, in modo che l&#8217;onda naturale della emozione a caldo non influenzasse i miei pensieri, anche se, come dice il titolo di questa rubrica che sono orgogliosissimo di curare, l&#8217;emozione è alla base di tutto, nella vita e nelle passioni più pure che si incontrano e si portano avanti durante il corso degli anni.</p>
<p style="text-align: justify">Il ritorno sulla panchina bianconera di <strong>Antonio Conte</strong> è un momento importante, fondamentale nella stagione e nella storia ultracentenaria della Signora, quella donna matura che ha conservato negli anni un fascino unico e, non mi stancherò mai di dire, inimitabile.</p>
<p style="text-align: justify">Il ritorno è fondamentale non tanto per i risultati perché, ad onor del vero, i due suoi sostituti hanno saputo molto bene incarnare le sue vesti dal punto di vista strettamente tecnico e tattico.</p>
<p style="text-align: justify">Sono riusciti, con tanto impegno e tantissima collaborazione da parte di tutti i calciatori, a continuare la scia vincente in campionato e, dopo alcune incertezze dovute anche a un po&#8217; di inesperienza ai palcoscenici europei, hanno condotto trionfalmente la <strong>Juventus</strong> al primo posto nel girone eliminatorio di <strong>Champions League</strong>, alla faccia del <strong>Chelsea </strong>Campione d&#8217;Europa in carica, sbattuto fuori senza tanta soggezione, e superando lo <strong>Shaktar</strong>, che sembrava arbitro del suo destino, con tutti i pronostici che lo davano per favorito nel girone, a esserne primi, con quei piccoli grandi vantaggi che ne derivano, soprattutto in tema di sorteggi per il prossimo turno.</p>
<p style="text-align: justify">Per gli ottimi <strong>Carrera</strong> e <strong>Alessio </strong>era però impossibile imitare l&#8217;inimitabile, entrare nel meccanismo meraviglioso rappresentato dalla psicologia del trainer leccese, un uomo nato con dentro la cultura del lavoro, pressante, asfissiante, con l&#8217;unico scopo la ricerca della prestazione e, conseguentemente, del risultato, ma sempre attraverso intensità e grinta, oltre a tecnica e tattica.</p>
<p style="text-align: justify">Il Mister non può sopportare di vedere atleti abulici e svogliati; possono avere i nomi e cognomi più altisonanti, avere gli ingaggi più stratosferici, essere padroni delle telecamere e protagonisti delle riviste patinate, ma con lui stanno in tribuna o, se proprio gli va bene, in panchina.</p>
<p style="text-align: justify">È anche per questo che spero non arrivino mai nella MIA Juventus elementi destabilizzanti come l&#8217;uomo con la criniera <strong>Balotelli</strong> e il &#8220;talentodibarivecchia&#8221; <strong>Cassano</strong>; che stiano pure al loro posto.</p>
<p style="text-align: justify">Ho già dichiarato, e qui lo ripeto pubblicamente, che in caso arrivasse il primo che ho nominato dal <strong>Manchester City</strong>, mi dimetterei da tifoso fino a che non se ne va via.</p>
<p style="text-align: justify">Ma lo so&#8230; Il Mister non mi farebbe mai uno sgarbo simile&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">A parte le battute&#8230; sono bastati pochi minuti dopo l&#8217;ingresso in campo delle squadre domenica scorsa, per capire che dalla panchina dello stadio <strong>Renzo Barbera</strong> di <strong>Palermo </strong>arrivavano segnali di movimento e di vivacità .. Gli occhi vitrei del nostro condottiero si riaccendevano illuminando la scena, indicando ai nostri la strada verso la vittoria; non per niente Antonio ha chiamato sua figlia con quel nome: Vittoria.</p>
<p style="text-align: justify">E vittoria fu, senza discussione alcuna, senza possibilità di repliche astiose incendiate da presunti errori arbitrali, senza commenti assurdi, senza possibilità di appello alcuno.</p>
<p style="text-align: justify">Caro Antonio, come sempre, noi siamo tutti dalla tua parte; portaci alla vittoria se non sempre almeno spesso, in modo convincente e strabiliante, come solo te sai condurre e indicare, come solo te sai ispirare, perché hai quelle strisce bianche e nere dentro il cuore, quel muscolo che fai battere dentro di noi orgogliosamente, con la fierezza di chi ha seguito questa fede incrollabile sui campi della Serie B, a partire da quel pomeriggio di agosto del 2006 a <strong>Rimini</strong>, dove il profumo dell&#8217;olio abbronzante della vicina spiaggia si confondeva con le gocce di sudore di voi e noi tutti, con la grande consapevolezza che saremmo ritornati più forti ancora, perché lo sport, quello vero, quello non drogato dai tribunali che a volte sembrano pilotati da registi occulti, non può fare davvero a meno di noi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Non si può mai gioire nella vita; un abbraccio a Messi e Pizarro.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 12:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo non ti da il tempo di essere felice, mai, nemmeno per un attimo; non ti da il tempo di respirare, di gioire per un avvenimento positivo, una partita, un successo nel lavoro, una gratificazione in qualsiasi campo, che dopo vedi arrivare la mazzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono esempi lampanti, ne conosco molti, a partire dai tempi di <strong>Fausto Coppi</strong>, in un periodo in cui il <strong>Campionissimo</strong> vinceva tutto in ogni parte del globo e sembrava che dovesse in qualche modo scontare quella fortuna; il destino gli fece perdere il fratello Serse; un po’ come di recente successe a <strong>Paolo Bettini</strong>, che al culmine della carriera, campione Olimpico e mondiale, perse il fratello Fausto.</p>
<p style="text-align: justify;">I guai sono sempre in agguato; non capisco il perché, se c’è qualcuno Lassù, questo qualcuno debba condannare le persone che si mettono in luce come se questa fosse una colpa da espiare, ma purtroppo è così…</p>
<p style="text-align: justify;">Me lo diceva anche il mio babbo…”nella vita, se finisci un debito, fanne subito un altro, ti tiene la mente occupata il fatto di doverlo ripagare; quando ti senti tranquillo e sereno poi ti succede qualcosa”</p>
<p style="text-align: justify;">E aveva tremendamente ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono due esempi in queste ultime ore che avvalorano questa tesi; la prima è la più triste e grave: il lutto che ha colpito <strong>David Marcelo Pizarro</strong>, il fortissimo centrocampista cileno della <strong>Fiorentina</strong>, un calciatore che io ho sempre messo in cima alla lista dei miei “desideri calcistici”, nel senso che da quando arrivò in Italia, all’<strong>Udinese </strong>di <strong>Giampaolo Pozzo,</strong> mi piacque subito; la pulizia del suo tocco, la sapienza che traspare dei suoi tempi di gioco, variabili ma sempre funzionali all’assetto tattico della sua squadra, ne fanno, a mio modestissimo parere, uno dei migliori centrocampisti almeno <strong>d</strong><strong>’</strong><strong>Europa,</strong> se non del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio ieri ha avuto la notizia dal Cile della scomparsa della sorella Claudia, di soli 32 anni, dopo lunga malattia; in questi momenti ti senti solo di dovergli dire che gli sei vicino e che sei con lui; non puoi fare altro, ma so per esperienza diretta che la vicinanza delle persone, anche di quelle che non hai mai visto né conosciuto, fa piacere e allevia un dolore che comunque è lancinante e non misurabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro fatto, se pur di portata incredibilmente inferiore, riguarda <strong>Leo Messi</strong>, il calciatore più forte del Mondo, che attendeva queste partite per consacrarsi come il giocatore che nella storia del calcio aveva segnato più reti nello stesso anno; gliene mancava solo una per eguagliare il mito Gerd Muller e ieri sera si è infortunato uscendo in barella.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare comunque che l’infortunio, dalle ultime notizie, non sia così serio come sembrava; meglio così, per il calcio e per lo sport in generale; gli auguro di cuore le migliori fortune perché se le merita, non fosse altro per la vita travagliata che ha avuto; quando lo prese il <strong>Barcellona</strong> era gracile e aveva problemi di crescita; per merito della squadra catalana, che pagò tutte le spese per le sue cure, è arrivato a essere quello che è oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio accomunare in un unico abbraccio <strong>Messi e Pizarro</strong>, anche se le dimensioni della loro tristezza sono diversissime, affinché torni dentro di loro la serenità che meritano e che tornino presto a deliziare tutti noi innamorati del calcio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Luca Falchi</em></strong><strong><em></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ducadam.. e i “mezzi atleti” dei nostri giorni… che strazio questa differenza</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 10:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le storie dello sport si intrecciano molto spesso con quelle della vita, fortunate o sfortunate che siano; ce ne sono moltissime, ci si potrebbero scrivere libri interi. Oggi, pensando agli eroi veri dello sport, a differenza degli effimeri e gonfiati esempi di atleti, o mezzi atleti, mi viene in mente una figura mitica del calcio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le storie dello sport si intrecciano molto spesso con quelle della vita, fortunate o sfortunate che siano; ce ne sono moltissime, ci si potrebbero scrivere libri interi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, pensando agli eroi veri dello sport, a differenza degli effimeri e gonfiati esempi di atleti, o mezzi atleti, mi viene in mente una figura mitica del calcio della metà degli anni ’80.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel periodo si stava vivendo una specie di secondo boom economico, anche se poi, a distanza di anni, ci si è resi conto che era solo una bolla di ottimismo in un mare di fango, per non dire peggio; si&#8230;avete capito bene, un mare di m…</p>
<p style="text-align: justify;">Si giocava a Siviglia la finale di Coppa dei Campioni del 1986; la sfida appariva impari: di fronte c’erano il Barcellona delle stelle, anche se non era magari forte come oggi, e la “piccola” Steaua Bucarest.</p>
<p style="text-align: justify;">La partita, che come ho detto prima, sembrava dall’esito scontato a favore dei “blaugrana”, si trascinò invece sullo zero a zero fino alla fine dei tempi supplementari.</p>
<p style="text-align: justify;">Si arriva quindi ai calci di rigore; come tutti noi sappiamo in quei casi la superiorità di un portiere sull’altro può anche contare, ma dipende molto dalle condizioni fisiche e, soprattutto, psicologiche, con cui essi arrivano al 120° minuto.</p>
<p style="text-align: justify;">La sequenza dei rigori iniziò; in porta per la Steaua c’era un riccioluto portiere un po’ “naif”, all’apparenza non irresistibile, un tipo un po’ alla Tacconi, ma molto più trasandato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si chiamava Helmut Ducadam, e quella sera, e non avrebbe potuto scegliere migliore sera, parò tutto, ma proprio tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie dei rigori degli spagnoli iniziò con Alexanco, poi proseguì con Pedraza, poi con Pichi Alonso e finì con Marcos Alonso…..Ducadam li parò tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Steaua ne sbagliò due con Majearu e Balint, ma mise a segno quelli decisivi di Marius Lacatus e Balint, aggiudicandosi così la Coppa, tra lo stupore generale dei sapientoni del calcio, che è bello proprio per queste storie, dove sconosciuti personaggi come Ducadam possono avere il loro momento di gloria, che gli rimarrà comunque per la vita, un po’ come nell’eterno scontro di Davide contro Golia, e lo potranno raccontare ai nipoti con il cuore che gonfia nel petto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutto questo merito c’è stato poi un risvolto paradossale; il Real Madrid, come ricompensa a Ducadam per aver impedito di vincere la Coppa ai rivali del Barcellona, regalò una Mercedes al portiere; la cosa si venne a sapere negli ambienti del dittatore rumeno Ceausescu, che inviò alcuni emissari a spezzare le braccia del portierone; queste sono le lezioni che i regimi hanno sempre dato a chi ha tentato di emergere al di sopra dei loro rappresentanti, spietati e criminali fino all’inverosimile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi, secondo me, sono gli eroi veri del calcio e non giocatori pompati e sopravvalutati a dismisura, ceduti a poco e ricomprati a un prezzo tre volte superiore, oggetto di critiche in quanto insignificanti sia nel fisico che nella incisione diretta sulla partita, che segnano reti decisive quasi mai e se lo fanno, lo fanno dopo quindici partite (quasi un girone intero) contro squadre ormai in ginocchio in quanto già in svantaggio e in inferiorità numerica; ah..già..dimenticavo…ogni girone indovinano anche un cross per la testa di un compagno che addirittura segna…</p>
<p style="text-align: justify;">Che eroi…</p>
<p style="text-align: justify;">Con tutto questo, voglio ribadire ancora una volta che questa è una mia personalissima opinione, condivisa da molti e non da altri, ma non per questo mi sono mai permesso, come in ogni occasione della mia vita, di non rispettarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo non mi si può tacciare di mancata obiettività solo perché non mi esalto per certe “gesta eroiche”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dico solo che serve continuità e serve quindi che l’elemento in oggetto risulti davvero decisivo un po’ più spesso e in maniera netta; una rondine non fa primavera, oltretutto una rondine che esce dal nido quando la maggior parte dei “predatori” è esausto e la lascia sola a fare quello che vuole.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sarà così sarò disposto anche a cambiare idea e a scusarmi dell’errore….ma fino ad oggi ho sentito molte più persone che sono passate a darmi ragione piuttosto che il contrario..</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo dirà come stanno davvero le cose..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca Falchi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mio derby; un fascino di altri tempi.</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2012 15:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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<p style="text-align: justify">Penso spesso, aiutato nel ricordo anche da molti filmati d’epoca che si vedono su <strong>RaiSport</strong>, a certe partite del passato; la mia memoria arriva fino ai primi anni ’70, quando ero davvero un bimbo, vivace e appassionato della “Vuve”, come la chiamavo allora.</p>
<p style="text-align: justify">Ero talmente attaccato a quei colori, anzi..a quei “non colori” nel senso che c’era solo il bianco e il nero, che anche a scuola, scambiando le figurine oppure discutendo animatamente delle partite, spesso mi azzuffavo con i miei compagni, “rei” di non pensarla come me; meno male ero piccolo, perché se il mondo a quei giorni fosse vissuto di prepotenza e di cocciutaggine, io sarei stato il principale fornitore di vita e vitalità al pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Se fossi stato più corpulento avrei dominato il mondo, o almeno, il mio mondo, fatto di quella quantità al minimo indispensabile di scuola e compiti e di tanto, ma tanto campino e tanta erba, di cui, come molti di voi sanno, sono inebriato dal profumo; il solo immaginarlo mi fa stare bene e mi riporta a quei momenti indimenticabili e ognuno di per sé unico.</p>
<p style="text-align: justify">Quelle immagini sbiadite in bianco e nero, dove si scorgeva il plumbeo cielo della vecchia capitale sabauda, quella città così particolare, la patria del gianduiotto e del “bicerin”….chi non sapesse cosa è lo invito a provare e non se ne pentirà.</p>
<p style="text-align: justify">Era bello vedere gli spezzoni delle partite in quel modo; <strong>Tele +, Stream e per ultima Sky</strong> erano ancora lontane anni luce dal nascere e prima del loro avvento non si vedevano mai partite in diretta del campionato; solo alcune di quelle delle Coppe internazionali, come la <strong>Coppa dei Campioni</strong>; quella si che era una cosa vera e seria, mica la <strong>Champions League</strong>, che è bella si, ma si regge in piedi grazie alla filigrana delle banconote di Euro.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stadio era sempre pieno, il vecchio <strong>Comunale</strong> senza copertura, tranne quella della tribuna, lo sventolio delle bandiere durante l’ingresso in campo dei giocatori, preceduti da arbitro e guardalinee in rigoroso completo nero, non come oggi che l’arbitro sembra un catarifrangente, firmato e griffato da capo a piedi, con tutti gli sponsor ben in vista, con bimbi per mano ai giocatori, tranne che a <strong>Giovinco</strong>; in quel caso il bimbo è lui; la mia speranza infatti, ad ogni ingresso in campo dove è presente Giovinco, è che il bimbo sia lui e che quindi scenda in campo il suo amichetto che lo tiene per mano; sicuramente renderebbe di più e sarebbe inoltre costato molto meno alle casse della società di <strong>Corso Galileo Ferraris</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In televisione, allora, i suoni dello stadio erano registrati; se ci si faceva caso, ad ogni servizio si sentivano le stesse urla di quelli precedenti, con il volume aumentato e diminuito dai tecnici del suono a seconda del momento; a me era una cosa che faceva molto ridere, perché era proprio la stessa sequenza di voci ululanti o deluse, per un gol segnato o subito.</p>
<p style="text-align: justify">Altra cosa curiosissima erano le azioni fatte rivedere al rallentatore e le prime moviole erano davvero quasi indistinguibili; l’azione andava avanti per fotogrammi talmente distanti l’uno dall’altro che spesso non si riusciva a cogliere l’attimo del fallo o del fuori gioco; il tutto ben mascherato dall’abilità di un maestro della tv come <strong>Carlo Sassi</strong>, il vero re della moviola; altro che il “sacchiano” e antipatico <strong>Pistocchi </strong>o del riccioluto <strong>Cesari</strong> o della testa rossa junior del figlio di <strong>Aldo Biscardi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il “<strong>derby della Mole”</strong> commentato dal mitico <strong>Beppe Barletti</strong>, che con voce solenne e allo stesso tempo simpatica e cordiale, descriveva minuziosamente l’azione del gol e alla fine diceva distintamente il risultato frutto di quella azione ripetendo ogni volta i nomi delle due squadre, ad esempio…”<strong>Causio</strong> impazza sulla fascia e crossa perfettamente nei pressi del dischetto del rigore….irrompe <strong>Bettega</strong> e con perfetta torsione del busto insacca di testa……<strong>Juventus uno….Torino zero..”</strong></p>
<p style="text-align: justify">Peccato non averne mai visto uno allo stadio; i più grandi, mio cugino su tutti, che ogni volta partivano in pullman per Torino e io scalpitavo per andare con loro, mi dicevano..”sei troppo piccolo, il derby è troppo pericoloso…verrai quando andiamo a vedere una partita più tranquilla”; magari, visto con gli occhi del Luchino di oggi, avevano ragione ma, all’epoca, ricordo che li mandavo sempre a quel paese e in cuor mio speravo che qualche tifoso granata gli desse un cazzotto per uno.</p>
<p style="text-align: justify">Stasera sarà il primo derby dell’era moderna, nel senso che non sarà giocato nello stesso stadio della partita di ritorno ma, in virtù del fatto che la Juventus ha il SUO stadio, lo <strong>Juventus Stadium</strong>, sarà disputato nella nostra casa, con soli duemila sostenitori del Toro; stiamo comunque attenti; il Torino è una squadra di grandi tradizioni e, come del resto anche noi, ha sempre avuto quelle caratteristiche di squadra che non si da mai per vinta e quindi non bisognerà assolutamente guardare e farsi scudo della caratura tecnica nostra, notevolmente  superiore alla loro.</p>
<p style="text-align: justify">E’ una squadra rabbiosa, che dopo tre anni rigioca il derby, lo aspettano dall’inizio della stagione; dobbiamo rispettarli per la loro storia, quella del <strong>Grande Torino</strong>, tragicamente volatilizzatosi sulla collina di <strong>Superga </strong>il 4 maggio del ’49, di cui nonno Lido mi nominava la formazione, spesso con le lacrime agli occhi.</p>
<p style="text-align: justify">Dobbiamo essere la Juve che tutti conosciamo per fare nostro il risultato; mai un passo indietro, grinta e cuore al di sopra del dribbling stretto o del colpo di tacco; lasciamo perdere le finezze; questo è uno scontro tra due tradizioni rivali e entrambe ricche di storia, uno scontro che trasuda bellezza, genio, sregolatezza e tanto correre.</p>
<p style="text-align: justify">Facciamo valere la nostra forza, senza pensare a mercoledì quando ci sarà lo scontro decisivo di <strong>Champions in Ucraina</strong>, perché <strong>come disse Rossella O’Hara..”domani ( o mercoledì ) è un altro giorno”.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Vigliacchi e incivili; Pessotto non si tocca!!!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 13:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vigliacchi, siete solo dei grandi vigliacchi, cari pseudo tifosi rossoneri, chiaramente non tutti ma molti di quelli che domenica sera erano nella vostra curva, che hanno avuto il coraggio di oltraggiare una Persona che è il massimo in tutto. E, guarda caso, il vostro amministratore delegato, Zio Fester Galliani, di questo non ha fatto menzione,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Vigliacchi, siete solo dei grandi vigliacchi, cari pseudo tifosi rossoneri, chiaramente non tutti ma molti di quelli che domenica sera erano nella vostra curva, che hanno avuto il coraggio di oltraggiare una Persona che è il massimo in tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">E, guarda caso, il vostro amministratore delegato, <strong>Zio Fester Galliani</strong>, di questo non ha fatto menzione, preso com’era ancora dal gol di <strong>Muntari</strong><strong>…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prendersela con <strong>Gianluca Pessotto</strong> è da emeriti incivili, più incivili che in ogni altro tipo di offesa, che incivile lo è di suo, ma acquista un grado maggiore quando è rivolta alla persona che proprio la ispira di meno, per sua natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Gianluca Pessotto, per quei pochissimi che non lo conoscessero, è un ex giocatore della Juventus, con la quale ha vinto tantissimo; terzino di fascia sinistra ma adattabile anche a altri ruoli nel momento del bisogno, aveva la caratteristica principale della grande continuità; non sarà stato certo un fenomeno, ma, per dirla come oggi va di moda, era uno che almeno il sei e mezzo in pagella te lo garantiva sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista dello spessore umano era e, fortunatamente, è ancora, imbattibile; è una Persona di una serietà e di una correttezza assoluta, esempio limpido e lampante per i giovani, ai quali può insegnare spirito di sacrificio, onestà, rispetto dei compagni e degli avversari, insomma tutto il meglio possibile che si può chiedere a una persona e a un atleta, che di per sé è un esempio, spesso negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gianluca, è noto credo a tutti, durante i mondiali del 2006, in una calda mattinata torinese, preso dalla disperazione dovuta a uno stato di depressione latente ma non troppo, decise di gettarsi dal tetto della palazzina ove ha sede la <strong>Juventus</strong>; la sua vita rimase appesa a un filo per circa un mese; non perse la vita solo per merito del suo fisico ancora allenato e, forse, voglio sperarlo, anche per la vicinanza assoluta che tutto il mondo, del calcio e non, gli ha dimostrato in ogni modo, con messaggi, pensieri, cartelli e disegni di fronte alla sua camera dell’ospedale, testimonianze varie, oltre alla vicinanza fisica di Amici veri come in particolare <strong>Pablo Montero</strong>, arrivato apposta dall’Uruguay per stargli vicino, promettendo che sarebbe rimasto fino al risveglio di Gianluca, e così, magicamente, fu.</p>
<p style="text-align: justify;">Una storia particolare, quella di Gianluca, uno che in effetti ha avuto tutto dalla vita, successo, soldi, notorietà sui palcoscenici di Italia e Europa; ha giocato in nazionale non tantissime volte, ma comunque ne ha fatto onorevolmente parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Si direbbe una persona perfettamente appagata, e invece ?? Quel mal di vivere che ti assale, non sai neanche il perché ma ti senti un niente ed un nessuno, non riesci neanche a pensare agli affetti più cari, in particolare alle figlie, e tenti un gesto sconsiderato come il suo, che non è andato completamente a segno solo perché prima di arrivare a terra il suo tragitto diretto verso l’aldilà è stato intercettato e attutito dalla macchina di <strong>Bettega</strong>, posteggiata proprio in quel cortile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi giorni dopo il fattaccio ( era il periodo durante i mondiali 2006, come ho già detto) di Gianluca Pessotto non si conosceva il destino, che poteva anche con grandissime probabilità, essere quello più nefasto.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a Montero, tornarono con un permesso speciale dai mondiali di Germania alcuni suoi compagni, come <strong>Ferrara, Del Piero e Zambrotta</strong>, per stargli vicino anche pochi momenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo, unito alla fortuna e alla tempra di “Pessottino” o, forse, per chi crede, grazie anche quel Rosario che teneva in mano prima di gettarsi nel vuoto, tutto questo, dicevo, ha fatto si che oggi Gianluca sia un uomo recuperato nel fisico e nella mente, ed è tornato al suo posto nello staff dirigenziale bianconero.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutto questo, cari vigliacchi, ve lo voglio dire ancora, lo so che le vostre menti assenti e il vostro cuore disgraziato per aver avuto il destino di battere dentro a un involucro inutile e schifoso come il vostro corpo, se per un momento riuscite a respirare un minimo di civiltà, pensate bene a quello che avete scritto su quel lurido striscione, ma lo so che le mie sono parole vane.</p>
<p style="text-align: justify;">Eravate in tanti a reggerlo quell’oltraggioso e lungo pezzo di stoffa, contro un Signore, così serio, corretto, inappuntabile; se io potessi decidere le vostre sorti sareste finiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi farei fare lo stesso volo di Pessotto, nella speranza che nessun ostacolo possa attutire la caduta, per mostrarvi quanto è bello volare, visto che ci ironizzate e ci giocate sopra; e se qualora, come io spererei, il volo si concludesse in modo non del tutto positivo, non ci saranno problemi e rimpianti; di voi, del vostro cervello e del vostro cuore il mondo può fare tranquillamente a meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Luca Falchi</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo Stile Juventus esiste ancora</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 13:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È un errore e rimane tale, ma è comprensibile che si sia potuto commetterlo; è la prova che possiamo mettere anche trenta arbitri e sessanta collaboratori, <strong>ma l&#8217;errore fa parte integrante del gioco e come tale va accettato SEMPRE.</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify">A velocità normale probabilmente moltissimi di noi ( una volta che ci fossimo liberati anche per un solo attimo dal tifo cieco che quasi mai ci rende obiettivi ) avrebbero fatto la stessa scelta dell&#8217;arbitro e cioè dare il rigore al <strong>Milan.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Voglio con forza sottolineare e ripetere la parola SEMPRE; ne voglio parlare proprio oggi, quando sono dalla parte che in qualche modo ha &#8220;subito&#8221; il danno, in modo che tutto ciò dia forza a un mio pensiero e un mio modo di essere.</p>
<p style="text-align: justify">Probabilmente non sarò un esperto di calcio, non sarò un fine dicitore stile <strong>Mughini </strong>o l&#8217;antipatia fatta persona ovvero <strong>Arrigo Sacchi</strong>, ma ho visto tante di quelle partite e mi sono spaccato tante di quelle volte le ginocchia sin da bambino sul campetto di Don Gino, che a questo punto credo di poterne almeno parlare, lasciando, come è naturale che sia, a tutti il diritto di controbattere e pensarla al contrario.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo per dire che se si crede fermamente in uno sport e nelle sue regole, si deve per forza avere la capacità autocritica di comprendere e considerare l&#8217;errore di un arbitro allo stesso modo di quello del portiere che sta per parare il rigore e perde il contatto con la palla o di quello di un piccolo attaccante come mio figlio Giacomo che sabato scorso ha messo alto un pallone sulla respinta della traversa da pochi metri, mentre poco dopo ha fatto passare la palla tra le gambe al portiere, la palla rotolava lentamente verso la rete, io la spingevo con l&#8217;immaginazione&#8230;. fino al punto che è riuscito a rientrare un difensore avversario che ha salvato sulla linea, lasciando nella disperazione divertita Giacomo e il sottoscritto.</p>
<p style="text-align: justify">Il calcio, lo sport, è questo: accettare il verdetto inequivocabile del campo, senza recriminazioni inutili, che non cambieranno mai il risultato e che rendono antipatici e scadenti alla maggior parte di coloro che ascoltano, e che per certe ripicche e bisticci da cortile si allontanano sempre di più dalla passione per il calcio stesso.</p>
<p style="text-align: justify">Anche se perdere dispiace sempre a ogni tifoso in quanto tale, per paradosso devo dire che perdere ieri sera e&#8217; stato in qualche modo utile, nel senso che ha dato la migliore delle occasioni per dimostrare ancora una volta cosa vuol dire <strong>JUVENTUS</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Basta ascoltare o leggere le dichiarazioni di ieri sera, rilasciate dai nostri rappresentanti, a tutti i livelli, calciatori e dirigenti, per far capire a <strong>Moratti</strong> ( ah già, la parola &#8221; capire&#8221;&#8230; È che ne sa <strong>Moratti</strong> che significa ?? ) e  a qualche altro suo collega, alla maggior parte dei giornalisti ( sarebbe meglio chiamarli “giornalai” ) schierati sempre contro la Juve, perché fa molto più chic&#8230;cosa è davvero lo stile Juve</p>
<p style="text-align: justify">Essere contro la Juve ti fa vendere un sacco di copie in più, ti da quel tocco di fascino, alimentato dall&#8217;odio assurdo e gonfiato da parte soprattutto di certi avversari, che gli viene direttamente dalla consapevolezza assoluta e malcelata dell&#8217;inferiorità.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando ai nostri, Buffon, per esempio, ha detto con grande signorilità che non si può recriminare su un rigore che non c&#8217;era, quando si è poi avuta a disposizione un ora di partita per recuperare e non ci si è riusciti, per incapacità nostra; la Juve di ieri sera si era presa un turno di riposo mentale e fisico, forse dovuto allo scarico dopo la grande vittoria sul <strong>Chelsea </strong>e la cosa ci poteva anche stare.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi è giusto complimentarsi con i nostri avversari e guardare avanti; l&#8217;unica cosa su cui c&#8217;è da recriminare, ma questa ormai è una cosa vecchia, è la squalifica di <strong>Conte</strong>, che scadrà tra pochi giorni.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, a mio modesto avviso, con lui in panchina non si sarebbe perso né contro i prescritti del &#8221; gentiluomo&#8221; Moratti, né forse ieri sera; guarda caso, ora che il prode Antonio sta per rientrare, si è clamorosamente svegliato un portiere, ex Bari e ora del Torino nostro prossimo avversario nel derby, il Sig. <strong>Gillet</strong>, che pensando bene, scavando nella sua memoria, forse, si dice, si pensa, si immagina, che Conte sia coinvolto in un&#8217;altra “omessa denuncia” riguardante una partita del Bari di qualche anno fa; si pensa sia implicato nell’attentato del 2001 alle Torri Gemelle, si dice sia il mandante della rapina all’Ufficio Postale di Montescudaio, ecc. ecc..</p>
<p style="text-align: justify">Sarà forse un caso? E’ questo il vero motivo per cui bisogna combattere, la falsa giustizia a orologeria, la ricerca spasmodica delle colpe da attribuire a un allenatore che ha fatto troppo bene con la Juve; questa è una colpa davvero mortale per cui deve essere condannato e giustiziato.</p>
<p style="text-align: justify">Ma noi siamo la Juve, ricordiamolo sempre, dobbiamo esserne fieri, orgogliosi delle dichiarazioni dei nostri atleti, che riconoscono un unico verdetto come valido: quello del campo e, visto che è così, è bene perdere anche qualche partita con episodi sfavorevoli, visto che siamo sempre costretti dagli avversari scorretti e ciarlatani, a vivere nella continua ricerca di alibi, come fossimo considerati delinquenti a priori da una giustizia che non esiste.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong><strong></strong></p>
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		<title>“Una vita da mediano”; Gabriele Oriali, la dignità fatta persona.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2012 14:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che sia noto a tutti che, come dico spesso, anche gli orologi a lancette fermi, due volte al giorno danno l’ora esatta; può quindi succedere che anche un quotidiano rosaceo, che in genere ha di vero solo la data, possa ogni tanto pubblicare spunti interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi dispiace se con questo articolo urterò la suscettibilità di molti amici, che automaticamente sono nemici dei prescritti, come lo sono io da 46 anni, ma vi pregherei per una volta di scollegare il personaggio dalla maglia che ha indossato per molti anni; vi assicuro che in questo caso ne vale davvero la pena.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendo spunto da un articolo di stamattina sulla “rosacea”, di quelli nelle ultime pagine, che è una intervista a un giocatore speciale, che insieme a <strong>Marini, Tardelli e al </strong><strong>“</strong><strong>Putto</strong><strong>”</strong><strong> di Firenze Giancarlo Antognoni</strong> formava il centrocampo tutto sostanza e qualità della nazionale campione del mondo del 1982.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi riferisco chiaramente a <strong>Gabriele </strong><strong>“</strong><strong>Lele</strong><strong>”</strong><strong> Oriali</strong>, un personaggio di cui sarebbe necessario ce ne fossero a migliaia nel mondo del calcio ma che, addirittura, è rimasto ai margini della sua creatura, la squadra dei prescritti, dopo aver contribuito in maniera profonda e determinante ai suoi successi, anche se alimentati fortemente dal vento sinistro di calciopoli, ma per oggi queste tristezze le voglio lasciare da parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Gabriele Oriali è sostanzialmente una Persona per bene, in tutti i sensi, oltre ad essere stato un calciatore straordinario, con caratteristiche uniche: Lele era un incontrista atipico, nel senso che non aveva i piedi ruvidi del medianaccio, ma era capace di interrompere l’azione avversaria e ricostruire quella di attacco della propria squadra, soprattutto in nazionale, dove, grazie anche al suo “secondo padre” <strong>Enzo Bearzot</strong>, è riuscito a coronare il sogno di qualsiasi bambino che immagina di fare il calciatore, tutti noi lo abbiamo avuto, me compreso: diventare <strong>CAMPIONE DEL MONDO</strong>, per poter guardare tutti dall’alto; fossi stato io l’avrei fatto senza presunzione, senza scherno verso gli altri, ma con una gioia e un orgoglio dentro che mi sarebbe potuto scoppiare il cuore…Immagino i giornali della mia zona con il titolone: <strong>“</strong><strong>IL NOSTRO CONCITTADINO LUCA FALCHI CAMPIONE DEL MONDO CON LA NAZIONALE</strong><strong>”…</strong><strong>.che bello !!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo a chi lo è stato davvero: Lele è stato un esempio puro sul campo e fuori, dove non ha mai ecceduto nelle parole e nei fatti, con correttezza esemplare e una dignità mai macchiata da niente e da nessuno; se poi pensiamo con quali “collaboratori” ha dovuto spesso aver a che fare, come un presidente assurdo e falsamente “onesto” come Moratti, un dirigente incapace come il “Sig.” Marco Branca, che non ne indovina una neanche per sbaglio, il carattere e la personalità di Oriali accresce ancora di considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ uno dei pochi calciatori a cui è stata dedicata una canzone, tra l’altro bellissima e coinvolgente, al di là dei colori e del tifo; una decina di anni fa, Luciano Ligabue si ispirò proprio a Lele per scrivere “Una vita da mediano”; nel testo della canzone mi colpisce in particolare una frase…”una vita da mediano…lavorando come Oriali…anni di fatiche e botte e vinci casomai i Mondiali”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa frase c’è tutta la storia di una rivincita di un Uomo che non era magari eccelso con i piedi, ma che aveva ed ha una sensibilità e una intelligenza che l’ha fatto primeggiare nonostante tutto e tutti, e per questo penso sia giusto celebrarlo nel migliore dei modi, perché un esempio del genere sarebbe troppo riduttivo ridurlo al ristretto mondo dello sport, ma dovremmo estenderlo alle umane vicende.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe davvero un mondo più vivibile se fossimo tutti come Gabriele Oriali, per il suo esempio di Uomo dai principi profondi e una dignità e una onestà intellettuale uniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono davvero felice di aver vissuto la tua epoca caro Lele, anche se sei sempre stato un avversario; la tua lealtà in campo e fuori permette di superare ostacoli insormontabili come il tifo e la passione di ognuno di noi per la propria fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie davvero e in bocca al lupo per la tua vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Luca Falchi</em></strong><strong><em></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Juventus – Chelsea…come quella volta dell’83 contro l’Aston Villa, e torno subito bambino.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 15:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brividi sulla schiena, brividi di oggi, come di allora, quando avevo poco più di 17 anni; era il 16 marzo 1983. La partita di martedì sera, quando la Juventus ha messo sotto la squadra attualmente Campione d’Europa, il Chelsea del magnate russo Abramovic, mi ricorda per molte analogie quella sera, in cui anch’io, praticamente bimbo,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Brividi sulla schiena, brividi di oggi, come di allora, quando avevo poco più di 17 anni; era il 16 marzo 1983.</p>
<p style="text-align: justify;">La partita di martedì sera, quando la Juventus ha messo sotto la squadra attualmente Campione d’Europa, il Chelsea del magnate russo Abramovic, mi ricorda per molte analogie quella sera, in cui anch’io, praticamente bimbo, ero presente al vecchio stadio Comunale, quello che oggi è lo stadio Olimpico di Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Una giornata da lupi; ricordo che partimmo con tre pullman da Cecina per Torino alla mattina intorno alle undici; dopo poco, all’altezza di Livorno, inizio a piovere e non smise più fino al ritorno la notte successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci importava nulla; un po’ perché a diciassette anni non ti importa di nulla per natura, e un po’ perché la passione che ci divorava non dava spazio a lamentele derivanti da un semplice stato meteorologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Semplicemente il motivo era che andavamo a vedere giocare la squadra più bella del mondo; una squadra che aveva tra le sue fila Campioni, non a caso con la “C” maiuscola, a partire da Platini, per parlare di Tardelli e di Scirea…mamma mia, Gaetano, quante volte entri nella mia vita da adulto, dopo che l’hai dolcemente accompagnata mentre stavo crescendo; chissà se la tua vicinanza anche solo immaginaria, anche solo virtuale, mi ha aiutato a essere una persona migliore di quello che avrei potuto essere…solo sperarlo mi fa bene, tanto non costa nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevamo ragione a non accorgerci neanche che pioveva; fu una serata memorabile, di quelle da raccontare a generazioni intere, di quelle per cui vale davvero la pena spendere una giornata intera per poter dire “io c’ero”, con tanta fierezza e con immenso spirito di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Finì tre a uno per i nostri colori, e ricordatevi che l’Aston Villa era Campione d’Europa in carica, avendo vinto la Coppa dei Campioni nella edizione 1981-82.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trattava della partita di ritorno dei quarti di finale; l’andata si era già conclusa con il nostro trionfo a Birmingham per 2 a 1 di cui ricordo la rete fulminea di Pablito Rossi al primo minuto, che annichilì lo stadio inglese; dopo il momentaneo pareggio degli inglesi segnò Boniek su un lancio di Platini di prima, che definire “solo” meraviglioso è quasi offensivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel ritorno a Torino, di cui ricordo appunto il “bagno” totale anche allo stadio, che all’epoca non aveva copertura, la Juve vinse tre a uno con una magistrale doppietta del solito Platini, intervallata da un colpo di testa dell’imitatore di Marchisio, Marco Tardelli, senza offesa…è solo una battuta beneaugurante per il Principino bianconero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, quella meravigliosa esperienza da ragazzetto, l’epoca più bella, quella in cui tutto nasce e rimane dentro, quella in cui si pensa solo all’oggi e mai al domani, anche quando, come me, si è molto sensibili a ogni cambiamento di umore e di stato tuo e di chi ti ruota attorno, mi ricorda molto quella di martedì scorso; ricordo il clamore e quella nebbiolina che avvolge lo stadio, ricordo che nelle orecchie rimane anche dopo che esci dal catino magico del Comunale o dello Stadium quel forte e allo stesso tempo unico rumore della passione e del tifo bianconero; le orecchie dopo la partita sono un po’ come le conchiglie….ti ci avvicini e senti le onde del mare, così come con le nostre orecchie continui a sentire quell’eco che ti avvolge e ti appassiona così fortemente.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisco il trasporto che hanno sentito dentro martedì i 41.000 dello Stadium, capisco quanto sia stato bello il viaggio di ritorno, dentro quei pullman strapieni, con qualcuno che dorme, qualcun altro che tenta di farlo, qualcuno che sogna ancora a voce alta quello che ha visto, ripetendo i cori della curva, mangiando quel pezzetto di panino che era rimasto quando all’interno e nell’inferno dello stadio pensi a tutto tranne che all’alimentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisco e sento mio il motivo di un ideale, pur sempre con uno sfondo sportivo e quindi considerato poco importante e poco influente sulle nostre vite, ma pur sempre un ideale e quindi degno di rispetto, per quanto è profondo e per quanto cresce insieme a noi, da quando siamo piccoli fino a quando, come me, si è adulti e consapevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma proprio perché è un ideale non ci abbandona e non ci abbandonerà mai, come un amore puro e scontato, quell’amore a cui siamo legati, quella particolare sensazione di dolcezza e insieme di orgoglio in noi stessi, quella bellissima sensazione che ti consente e ti porta a dire “io c’ero, ci sono e ci sarò sempre”, una di quelle frasi che più di ogni altra stringe un legame, che sia umano o solo sportivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutto quello che ho espresso, sperando di essere stato compreso in questa mia esternazione pura di sentimento, legata indissolubilmente alla Juventus intesa come “fabbrica di emozione”, mi sento di ringraziare per quello che ho vissuto martedì, in ricordo di quel 16 marzo 1983, la Juventus stessa e quei 41.000 miei e nostri “colleghi” che con il loro roboante vento di tifo e di passione pura mi hanno fatto sentire uno di loro, come quella notte magica di quasi trenta anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Luca Falchi</strong></em></p>
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		<title>Juventus &#8211; Lazio, la lezione di Mister Petkovic e la forchetta di Cassano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 10:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
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		<description><![CDATA[Le nostre passioni domenicali, come è normale che sia per tutte le passioni vere, sanguigne, sentite, inglobate nel nostro plasma vitale, sono fatte di sussulti, di sbalzi di umore derivanti dagli stati d’animo di ogni momento, da ogni variazione di un risultato che, direttamente o indirettamente, ci favorisce o ci mette in crisi. Sentiamo dentro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre passioni domenicali, come è normale che sia per tutte le passioni vere, sanguigne, sentite, inglobate nel nostro plasma vitale, sono fatte di sussulti, di sbalzi di umore derivanti dagli stati d’animo di ogni momento, da ogni variazione di un risultato che, direttamente o indirettamente, ci favorisce o ci mette in crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sentiamo dentro forte la preponderanza dei nostri colori, non riusciamo quasi mai a essere obiettivi, non ce la facciamo proprio a esaminare un fallo o una rete in modo asettico e disincantato; non è proprio possibile, ed è normale che sia così; se ci fosse qualcosa di diverso non si parlerebbe di passione ma solo di verifica di numeri senza anima, come se esaminassimo un foglio elettronico fatto di formule a ripetizione, basato su scienze infallibili; il mondo diventerebbe, anche se purtroppo in parte già è diventato, una rete wi &#8211; fi di manichini senza una guida, se non quella di un anonimo microchip; saremo quindi tutti componenti di una globale Silicon Valley.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutti noi abbiamo un cuore; alcuni lo utilizzano come un semplice muscolo che spinge il sangue all’interno del corpo; altri, per fortuna, lo sentono esplodere dentro quando l’emozione sale, conducendoli alla gioia pura quando ce n’è il motivo; c’è naturalmente il risvolto negativo di tutto questo: chi prova emozioni e le sente così forti, quando queste non sono positive, le soffre molto di più di chi non ne prova affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi importa; preferisco soffrire quando è inevitabile, ma anche riuscire a essere felice alla massima potenza quando qualsiasi tipo di manifestazione positiva entra nella mia sfera personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche lo sport per me è emozione e quindi mentre guardo la mia Juventus mi trasformo in un personaggio piuttosto pittoresco; mi arrabbio, strepito, urlo, salgo in piedi sul tavolo, gioisco, soffro, sudo, rido, mi deprimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri pomeriggio, guardando la partita dei prescritti contro il Cagliari, ho visto quelle maglie bianche come se avessero alternate al bianco le strisce nere; ho gioito quando la squadra che in serie A rappresenta la bellezza della Sardegna è riuscita a rimontare la prima rete dei nerazzurri e addirittura andare in vantaggio; ormai mancavano pochi minuti alla fine e speravo nel miracolo, vanificato poi da una autorete di Astori; addirittura i prescritti, come è loro costume, hanno reclamato un rigore a pochi minuti dalla fine e naturalmente il loro allenatore <strong>“Mr. Bean” Stramaccioni</strong> ha protestato fino ad essere espulso, mentre il cammello con gli occhiali Moratti con di fianco la “splendida” moglie ha inveito dalla tribuna contro il direttore di gara.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ricordo di aver visto certe scene quando alcune settimane fa, sempre in casa dei prescritti, c’era un colossale rigore non concesso al Catania; guarda caso in quel momento non si videro strepiti dalla tribuna e la Sig.ra Moratti sembrava addirittura una modella vista la calma che gli si intuiva sul viso; in quel caso si era detto che “l’arbitro può anche sbagliare e bisogna aiutarlo”…</p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ di equilibrio da parte soprattutto degli addetti ai lavori non guasterebbe, ma è sempre la stessa speranza utopica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo fine settimana dovremmo prendere esempio da una persona, che, essendo corretta e coerente con sé stesso, sembra un marziano appena arrivato con un brillante disco volante.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del Sig. <strong>Vladimir Petkovic</strong>, allenatore della Lazio che sabato pomeriggio è riuscita a strappare un punto con uno zero a zero allo Juventus Stadium.</p>
<p style="text-align: justify;">La partita era stata quasi del tutto a senso unico in nostro favore, con una intensità che mi ha fatto praticamente stare più in piedi che seduto, viste le mie normali abitudini che poco fa ho citato, ma purtroppo, essendo noi carenti di un attaccante vero, di quelli davvero da Juve, non siamo riusciti a segnare nonostante le innumerevoli occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere dagli allenatori avversari che pareggiano fortunosamente a Torino ci si aspettano dichiarazioni trionfalistiche, come se fosse merito loro, parlando sempre di squadra gagliarda e attenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece il Sig. Petkovic, in un italiano correttissimo tenuto conto che è in Italia da pochi mesi, a differenza del suo dirimpettaio <strong>Zeman</strong> che parla come un robot nonostante sia nel nostro paese dal 1975, ha detto che la Juve avrebbe meritato di vincere e che per la sua Lazio solo un colpo di fortuna ha fatto si che si arrivasse alla fine a reti bianche; devo dire che se avessi dovuto scegliere una sola squadra contro cui non vincere avrei scelto proprio la Lazio, non fosse altro che per il regalo del 5 maggio 2002 e per la simpatia genuina di molti suoi tifosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sport, se Dio vuole, è anche fatto da certi personaggi, che vengono dall’estero a darci lezioni di signorilità e correttezza; benvenuto Mister Petkovic; visto che abita a qualche chilometro da casa di quel suo collega che parla a vanvera, provi a invitarlo a cena e, prima che sia sopraffatto dal fumo e dall’alcool, cerchi di insegnargli le buone maniere; anche se la Sua sarà una impresa impossibile vale la pena provarci; del resto, pare che anche <strong>Cassano</strong>, dopo essersi bucherellato per anni la faccia mentre mangiava, abbia imparato a manovrare la forchetta e addirittura che abbia imparato a scrivere alcune semplici parole, che hanno miracolosamente sostituito le crocette; se ciò corrisponde al vero allora al mondo tutto è davvero possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Luca Falchi</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Manuel Rui Costa, esempio perfetto di stile, classe e eleganza applicate allo sport.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2012 11:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi devo confessare che avevo già pronto un altro articolo su un argomento di cui si è molto parlato in questi giorni, anche se esulava dal mondo del calcio; poi, stamattina, una piacevole sorpresa mi ha fatto cambiare rotta. Stavo guardando poco fa la replica della trasmissione di ieri sera di Michele Criscitiello su Sportitalia,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi devo confessare che avevo già pronto un altro articolo su un argomento di cui si è molto parlato in questi giorni, anche se esulava dal mondo del calcio; poi, stamattina, una piacevole sorpresa mi ha fatto cambiare rotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Stavo guardando poco fa la replica della trasmissione di ieri sera di Michele <strong>Criscitiello</strong> su <em>Sportitalia</em>, che si chiama “<em>Calcio &amp; Mercato</em>” e che, secondo il mio modesto parere, è di gran lunga la migliore trasmissione sportiva del panorama nazionale, perché unisce la grande conoscenza calcistica del conduttore alla esperienza di mercato dell’ospite fisso Alfredo <strong>Pedullà</strong>, il tutto condito da una grande correttezza, la giusta dose di simpatia e di brillantezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci sarà bisogno della mia pubblicità, ma vi invito comunque, soprattutto chi non ne conosceva l’esistenza, a guardarla ogni sera alle 23,00 appunto su Sportitalia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ospite prestigioso della trasmissione era il procuratore sportivo Giovanni <strong>Branchini</strong>, un personaggio molto riservato e pacato, che infatti, in genere, non partecipa mai a trasmissioni televisive; il conduttore stesso ha infatti detto di avergli fatto la “corte” per sette anni per riuscire a averlo ieri sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i suoi assistiti, il Sig. Branchini ha annoverato e annovera tuttora vari calciatori, tra i quali, tra quelli che hanno attaccato le scarpette al chiodo, spiccano sicuramente il Fenomeno <strong>Ronaldo</strong> e Manuel <strong>Rui Costa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Branchini era invitato proprio per ricevere in qualche modo una sorpresa, anzi..due.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, nella prima parte della trasmissione c’è stato un collegamento telefonico dal Brasile con Ronaldo, che noi da juventini possiamo considerare come “nemico” in quanto per molti anni ha indossato la casacca dei prescritti, ma che certamente dobbiamo riconoscere come uno tra i dieci più forti calciatori della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il più bel dialogo, quello degno di nota, è stato quello successivo, quando dal Portogallo è stato chiamato Manuel Rui Costa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi non lo ricordasse, come calciatore Manuel ha giocato in Italia dal settembre 1994 al giugno 2006; sette stagioni nella Fiorentina e cinque nel Milan, con cui ha vinto tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte la classe sopraffina e la correttezza estrema come calciatore, Rui Costa era ed è esempio di come si può essere Uomini, capaci di avere e generare emozioni e poesia pura, anche quando si è atleti e calciatori di grandissimo livello; basti pensare che è il calciatore con il costo del cartellino più alto di tutta l’era berlusconiana del Milan: ben 85 miliardi delle vecchie lire costò infatti il suo passaggio dai viola ai rossoneri, e soprattutto avvenne proprio per risanare problemi di bilancio della squadra gigliata.</p>
<p style="text-align: justify;">La telefonata di ieri sera ha messo in evidenza, ancora una volta, la enorme statura morale di questo eterno campione; la sua disponibilità e soprattutto, le parole nei confronti di Branchini, che ha definito come un secondo padre, parole dette con la voce quasi rotta dall’emozione, dimostrano la bellezza interiore di un personaggio unico e inimitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, pur avendolo avuto sempre come avversario, l’ho sempre rispettato e ammirato; mai una parola fuori posto, un&#8217;intelligenza e un buon senso fuori da ogni schema verbale costruito, come capita invece di sentire quando ascoltiamo l’ottanta per cento dei suoi colleghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha mai avuto paura di metterci la faccia, sempre e comunque, soprattutto nei momenti non positivi quando, soprattutto nella Fiorentina, sapeva caricarsi la squadra sulle spalle insieme al mitico guerriero Gabriel <strong>Batistuta</strong>, per farla uscire dal tunnel.</p>
<p style="text-align: justify;">Per far capire a chi non lo conoscesse bene chi è Rui Costa, menziono questo episodio, accaduto quando, per ragioni come ho detto prima economiche, dovette lasciare Firenze, nell’estate del 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">Disse di voler salutare il suo pubblico allo stadio, quello appunto di Firenze; l’Artemio Franchi, in una calda serata estiva, si riempì di ben 13.000 spettatori; Manuel effettuò alcuni giri di campo e il pubblico rimase estasiato; fu un pianto generale; Manuel stesso pianse per tutta la serata applaudendo lui il pubblico con le mani alzate, riempito di sciarpe e vessilli viola che raccoglieva durante il suo cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Per me, chiaramente non tifoso viola, fu comunque una emozione forte e, una volta visto il servizio in tv, non nascondo di aver pianto anch’io come un bambino, non vergognandomene affatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono gli Uomini che sempre vorremmo vedere nel mondo del calcio, senza scommesse e trucchi vari; questi sono Uomini che non hanno bisogno di pentirsi andando a fare volontariato dopo aver sbagliato, vedi Masiello…</p>
<p style="text-align: justify;">Semplicemente perché quando si è Uomini come Manuel Rui Costa non si sbaglia per natura, e quindi non c’è mai bisogno di scusarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si è come Manuel, si sa solo generare emozione e amore da parte del pubblico, che infatti ti ricorda per la vita intera, indipendentemente dalla maglia che indosserai negli anni a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sentito grazie, caro Manuel, mi hai fatto piangere ancora; sono bastate le tue semplici parole di ringraziamento a Branchini e all’Italia per farmi sentire orgoglioso di aver sempre un po’ tifato anche per te.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Zlatan Ibrahimovic, talento e sfrontatezza imbattibili; un genio inarrivabile.</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 13:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Pensavo di aver visto tutto quello che era considerato impossibile nel calcio; pensavo che aver visto all’opera direttamente (spesso anche allo stadio) talenti incredibili e naturali, come il Pibe de Oro Diego Armando Maradona, Zico, Platini, Zidane, mi preservasse un domani da dover dire: “Noooo, non è possibile vedere certi miracoli tecnici”.</p>
<p style="text-align: justify">Mi sembrava cioè di essere in qualche modo “vaccinato dalla meraviglia”, impossibilitato a contrarre ancora quella malattia temporanea caratterizzata da stupore misto alla passione immensa per il nostro sport, pur se spesso uno sport deriso e mal visto da molti benpensanti, filosofi dell’ultima ora, partecipanti a vari talk show che hanno nella loro mente la convinzione che parlare male del calcio sia chic, che elevi la loro cultura (che spesso non hanno affatto, ma non se ne accorgono) a livelli eccelsi, quasi da dovergli baciare l’anello ogni volta che li incontri.</p>
<p style="text-align: justify">Ma poi ho avuto la possibilità, nell’età della ragione (anche se mi sento molto “bimbo” dentro, vedetelo come pregio o difetto, fate voi) di ammirare un talento puro, cristallino, non inquinato minimamente dal mondo che gli ruota attorno, pur facendone parte integrante alla massima potenza.</p>
<p style="text-align: justify">Quel talento incredibile ha un nome e un cognome quasi impronunciabili: si chiama Zlatan Ibrahimovic.</p>
<p style="text-align: justify">Guarda caso, chi lo ha portato sui nostri palcoscenici, affinché tutti noi, da suoi amici o nemici sportivi a causa delle innumerevoli casacche che ha indossato ??</p>
<p style="text-align: justify">E’ stato quel “cattivone” di Luciano Moggi, nell’ultima ora di mercato dell’agosto 2004; come al solito, a differenza delle commedie degli anni successivi, dominate dalla “furbizia” e dall’acume tattico dei nostri mirabolanti dirigenti come Blanc, Secco, in parte anche “occhio di lince” Marotta e via dicendo, dove si annunciava di essere sul pezzo, su questo o quel calciatore, per poi farlo prendere agli altri e ripiegare su “fenomeni” tipo El Malaka Martinez o su Traoré, il buon Luciano, sottotraccia, lo ha portato alla corte bianconera tra lo stupore generale.</p>
<p style="text-align: justify">Io stesso ero un po’ perplesso nel giudicare un calciatore fino a lì visto poco o mai, ma avendo fiducia smisurata in Moggi, attendevo fremente.</p>
<p style="text-align: justify">Poi si è visto chi è Zlatan, un atleta incredibile, alto oltre un metro e novanta, ma con le movenze di un Giovinco (mamma mia come ci siamo ridotti…), dalla tecnica unica, sopraffina, capace di qualsiasi gesto con la palla al piede.</p>
<p style="text-align: justify">Anche i suoi modi di fare, estremamente scorbutici e a volte maleducati, fanno parte di un uomo che davvero è tra i pochi che “non devono chiedere mai”, come recitava quella famosa pubblicità di tanti anni fa.</p>
<p style="text-align: justify">Zlatan è fatto così, non ha paura di niente e nessuno, con una autostima assoluta; lo si ama o lo si odia, ma lui non cambia di una virgola; esemplare fu il dialogo con Sacchi che intendeva dileggiarlo dopo una rete a suo dire fortunosa, quando lui gli rispose per le rime, addirittura anche e molto sopra; che soddisfazione mi dette in quel momento; dare contro a un monumento come Sacchi, sempre altezzoso, antipatico, nel suo rifugio fatto di vittorie alla guida di una squadra, quel Milan a cavallo degli anni ’90, dove avrei vinto anch’io da allenatore.</p>
<p style="text-align: justify">A quei giocatori bastava lanciare le 11 maglie, anche a occhi chiusi, avrebbero vinto da soli, tanto erano superiori a tutti.</p>
<p style="text-align: justify">E poi, il gesto di Ibra di ieri sera, con la sua nazionale, quella svedese, contro l’Inghilterra, quando ha segnato quattro reti, di cui una che sembra la pubblicità della Playstation, per quanto è incredibile; una rovesciata da fuori area sul rinvio goffo del portiere che ha incantato il mondo intero.</p>
<p style="text-align: justify">Di lui si può dire tutto e il suo contrario, ma è sicuramente l’unico elemento che si può paragonare a Cruyff e a Van Basten, ma che forse più di loro due messi insieme, ha nelle vene una imprevedibilità unica, una personalità granitica contro cui è impossibile battersi.</p>
<p style="text-align: justify">Il gesto di ieri sera dovrebbe essere la pubblicità migliore per questo mondo, spesso bistrattato e dileggiato anche a causa di insignificanti personaggi che in ogni modo tentato di rovinarlo.</p>
<p style="text-align: justify">Con me non ce la farete mai; mi emozionerò sempre, finché vedrò una palla rotolare su quell’erba profumata che mi ricorda i miei primi sogni da bambino e che mi rievoca momenti di gioia che mai nessuno potrà spegnere dal mio cuore e dalla mia anima.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>Luca Falchi</em></strong><strong><em></em></strong></p>
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		<title>La bellezza di Pescara Juventus nei gesti di Buffon e Quagliarella; il calcio che voleva anche Morosini.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 10:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio auspicio espresso nell’articolo di sabato scorso per fortuna ha avuto un buon esito; speravo infatti che nelle nostre vene tornasse a scorrere, anche in campionato, il sangue nobile appartenente a quel marchio e quello stemma, nati su quella panchina tanti anni fa. L’incidente di percorso accaduto contro i prescritti ormai è solo un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il mio auspicio espresso nell’articolo di sabato scorso per fortuna ha avuto un buon esito; speravo infatti che nelle nostre vene tornasse a scorrere, anche in campionato, il sangue nobile appartenente a quel marchio e quello stemma, nati su quella panchina tanti anni fa.</p>
<p style="text-align: justify">L’incidente di percorso accaduto contro i prescritti ormai è solo un ricordo; e comunque, per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere che ritornare sulla terra dopo tanta gloria ci ha fatto bene; prendere una pausa anche se dolorosa riporta alle giuste dimensioni, un po’ come quegli antichi “scapaccioni” o “nocchini” ( come diciamo in Toscana ) del babbo quando combinavamo qualcosa di grosso, che davano il giusto senso alle cose, anche se a dire la verità, il mio babbo non mi ha mai dato, perché era talmente buono che non ci sarebbe mai riuscito, senza poi vivere con il rimorso per una settimana.</p>
<p style="text-align: justify">Vincere, anzi stravincere, anche se contro una squadra non certo fenomenale, ma che fino ad oggi, sul proprio terreno, aveva dato filo da torcere a molti, è stato importante per ripartire anche in campionato, dopo la bella prova di Champions League contro il Nordsjaelland.</p>
<p style="text-align: justify">Devo dire che ogni volta che la palla viaggiava in quella zona del campo a tre quarti sinistra rispetto alle telecamere, sentivo una strana emozione; rivedevo quei tragici istanti quando Piermario tentava di rialzarsi dopo il primo segnale di morte, proprio su quel campo verde dello Stadio Adriatico, ormai sette mesi fa.</p>
<p style="text-align: justify">Anche se non c’entrava nulla con la partita tra Juventus e Pescara, ricordare che in quel punto una vita si era spezzata in modo così’ triste, quella di un ragazzo dalla bontà infinita, mi dava ogni volta un segnale di dolore.</p>
<p style="text-align: justify">E’ chiaro che tutto ciò, pur nel ricordo, non deve fermare la gioia quando la nostra squadra fornisce una prestazione così maiuscola; semplicemente devo dire che non avevo mai provato una sensazione così lancinante; non so perché sabato sera è successo, ma è la verità, che cercavo di nascondere a Giacomo, che era vicino a me, e al quale dimostravo solo gioia e soddisfazione, perché a dieci anni il suo cuore non deve provare tristezza per l’ingiustizia della vita, ma battere spensierato e gioioso, come è sacrosanto e giusto che sia.</p>
<p style="text-align: justify">Le vittorie riportano serenità nell’ambiente bianconero, riportano convinzione che quello che fino ad oggi è stato fatto era giusto, che la strada intrapresa, basata su classe immensa e tanto sudore, era quella da percorrere.</p>
<p style="text-align: justify">Forse il mio esempio nel ricordare una pietra miliare come la gara con la Fiorentina del 4 dicembre 1994 ha fatto bene, anche se non ho certo la presunzione di pensare che gli undici che sono scesi in campo abbiano letto il mio articolo; rimane un sogno, che non costa nulla coltivare; a volte i sogni persistenti portano alla realtà, che a volte si presenta addirittura più rosea del sogno stesso; a volte mi è capitato, anche se non ricordo quando…</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono stati due episodi alla fine della partita che mi hanno colpito particolarmente, che riportano la sensibilità degli atleti a una dimensione che sentiamo più vicina alla nostra, di noi “normali” spettatori.</p>
<p style="text-align: justify">Fabio Quagliarella, autore di una prestazione magistrale condita da una splendida tripletta che si porta via il pallone, come sempre succede a chi segna dalle tre reti in su, felice come un bambino, con l’orgoglio vero che appartiene molto spesso più alle persone del sud, anche se ci sono varie eccezioni; mi ha colpito molto la sua dedica, alla madre che è in ospedale dopo aver subito un intervento; sembra la cosa più normale del mondo, ma fa sempre una piacevole impressione sentirlo dire da chi dalla vita ha avuto tutto e a volte appare insensibile al resto del mondo, ma come si può vedere, così non è; e per questo sono vicino a Fabio e, soprattutto, alla sua mamma, sperando che guarisca presto, come a tutte le mamme del mondo, un ruolo fondamentale per ogni figlio, una figura che rimane nel cuore sempre, un legame immenso e bellissimo che non ci abbandona mai, soprattutto quando c’è di mezzo la sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify">E poi l’altro gesto meraviglioso di Gigi Buffon, che a fine partita si è precipitato a centrocampo a consolare il suo collega del Pescara, il giovane e promettente Perin; è vero, ha preso tante reti, ma credo fermamente che di questa serata conserverà un bellissimo ricordo di un grande collega, il più grande di tutti, anche se a volte io stesso l’ho criticato aspramente, che riesce sempre a far pesare la sua dimensione umana sopra a quella, già immensa, strettamente tecnica.</p>
<p style="text-align: justify">Una serata particolare, che per me ha messo insieme tristezza e dolore a un grande orgoglio per il fatto di fare parte di quei 14 milioni di tifosi che hanno nel cuore una squadra composta soprattutto da grandi uomini, che riescono a anteporre un gesto semplice ma allo stesso tempo cordiale e sincero alle loro vittorie sul campo.</p>
<p style="text-align: justify">Lo sport vive anche di contrasti, come di tutto ciò che provoca emozione e passione, e quando riusciamo a provare tutto questo vuol dire che non abbiamo perso inutilmente due ore davanti a un anonimo schermo televisivo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>La Partita per eccellenza: Juventus &#8211; Fiorentina del 4 dicembre 94; quella Juve che sempre vorremmo vedere.</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2012 11:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come nelle varie teorie sulla nascita del mondo, tra cui quella del Big Bang, anche nello sport ci sono quegli avvenimenti che lasciano un segno marcato e indelebile, simmetricamente sia negli sconfitti che nei vincitori. Come nelle storie della vita, ci sono parabole che nascono male per poi prendere la piega giusta; si sbaglia, si]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Come nelle varie teorie sulla nascita del mondo, tra cui quella del Big Bang, anche nello sport ci sono quegli avvenimenti che lasciano un segno marcato e indelebile, simmetricamente sia negli sconfitti che nei vincitori.</p>
<p style="text-align: justify">Come nelle storie della vita, ci sono parabole che nascono male per poi prendere la piega giusta; si sbaglia, si continua a sbagliare, finché a un certo punto è come se ci risvegliassimo dal torpore, come se riuscissimo improvvisamente a trovare la chiave di volta, avere dentro quello spunto che ci differenzia dagli altri; questa è una delle caratteristiche principali di chi è bianconero, non me ne vogliano gli altri, ma è davvero così.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando alla nostra fede, tutti sappiamo che il nostro Big Bang, perlomeno quello dell’ultimo ventennio, è una partita del 4 dicembre 1994; al Delle Alpi, su quel terreno di gioco che opportunamente è stato  trasformato nello Juventus Stadium, si giocava Juventus – Fiorentina.</p>
<p style="text-align: justify">Quella partita era ed è da molti anni considerato da molti di noi, soprattutto, per ovvi motivi, da chi è toscano come me, alla stregua di un derby.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, per me, che non sono torinese e pertanto non molto assorbito dal clima del derby con i cugini granata, quella partita è stata sempre sentita, quasi alla pari di quella contro i prescritti.</p>
<p style="text-align: justify">I tifosi non juventini, come sempre succede, in quella occasione vedevano trasudare dalla maglia viola, in una sorta di sovrimpressione mentale, i colori di tutte le loro squadre; c’era chi nel viola vedeva nerazzurro, chi rossonero, chi giallorosso; insomma, in quel giorno bastava che la Juve soccombesse, non contava come, bastava che succedesse.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi li immagino tutti, davanti alla tv con la bava alla bocca come assatanati esseri extraterreni; chissà quale gioia quando Baiano segnò l’uno a zero… e chissà quale giubilo avranno sentito dentro quando il “fenomeno” Carbone raddoppiò.</p>
<p style="text-align: justify">Per loro era fatta; in quella domenica non gli sarebbe interessato nulla di altro; gli avrebbero potuto rubare la macchina, la donna….insomma tutto…erano talmente felici che avrebbero assorbito qualsiasi guaio….</p>
<p style="text-align: justify">Non avevano però fatto i conti con il loro destino, già magicamente scritto e per loro beffardo, addirittura sghignazzante, come la voce fuori campo alla fine del video di “Thriller” di Michael Jackson, quello con gli Zombies.</p>
<p style="text-align: justify">Non avevano fatto i conti con due ragazzotti, divisi tra loro da dieci anni di età, ma entrambi scalpitanti come due ragazzini al campetto dell’oratorio, entrambi orgogliosi di reagire, consapevoli della stoffa pregiata che stavano indossando.</p>
<p style="text-align: justify">I capelli fluenti erano solo di uno, tale Alessandro da San Vendemiano; l’altro, di nome Gianluca, era e, mi dicono è ancora, calvo, con la testa lucida come un pavimento dopo il trattamento con la cera dei vecchi tempi in cui mia mamma Maria mi cacciava di casa proprio per lucidare a puntino dappertutto; io naturalmente ne approfittavo per prolungare la mia presenza sul campetto a giocare a calcio e a prolungare le discussioni con gli amici.</p>
<p style="text-align: justify">Tutti sappiamo come è andata a finire quella partita; il calvo Gianluca segnò una doppietta e poi ci penso Alessandro a realizzare la più bella rete della sua immensa carriera, con quel calcio al volo su un passaggio lunghissimo ricevuto da centrocampo e quel tocco sicuramente ispirato da un disegno divino, da qualcosa o qualcuno che decise in quell’attimo di consacrare un sogno, di dare vita a un cartone animato, l’unico scenario dove si poteva immaginare e realizzare con la forza dei fotogrammi affiancati e, appunto, animati, una parabola simile.</p>
<p style="text-align: justify">La successiva corsa verso la bandierina a festeggiare, pazzi di gioia come tutti noi, dei nostri giocatori, è una scena che non si può dimenticare e che rientra a pieno titolo nella galleria dei ricordi più belli; quegli attimi in una vita che valgono una passione integrale e integralista come la nostra.</p>
<p style="text-align: justify">Viverli, per nostra fortuna, è una piacevole abitudine; abbiamo fatto una cavalcata di 49 risultati utili consecutivi e sarebbe il caso di ripartire, come ho già detto alcuni giorni fa; ripartire da Pescara, dallo Stadio Adriatico che mi ricorda momenti tristissimi, in quello spicchio di campo dove Morosini lasciò la sua vita.</p>
<p style="text-align: justify">L’esempio di un ragazzo che nonostante le sconfitte che la vita gli aveva inflitto, l’amava lo stesso, profondamente.</p>
<p style="text-align: justify">Stasera facciamo in modo che lo Stadio Adriatico in futuro ci evochi piacevoli sensazioni di vertigine da vittoria, auguriamoci di sentire i gemiti dalla nascita di una nuova serie di conquiste, più lunga possibile, pronti a stringere la mano di chi saprà fare meglio di noi; magari speriamo che quando succederà ( più tardi possibile ) i nostri avversari abbiano lo stile per “saper vincere”, visto che gli ultimi che ce l’hanno fatta contro di noi, non ce l’hanno affatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Un grazie a Max Biaggi; si ritira a 41 anni un mito assoluto delle due ruote.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 18:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il personaggio è molto particolare, questo è sicuro e certificato; è un po’ come la nostra Juventus: lo si ama o lo si odia.</p>
<p style="text-align: justify">E’ stato per anni il contraltare di Valentino Rossi, protagonista di episodi che pur nel mondo di un professionismo esasperato e invaso da elettronica e sponsor danarosi, riconducevano la sfida a quelle tra ragazzetti di dieci anni; in ogni quartiere, in ogni paese dello Stivale se ne trovano di quei bimbi con gli occhietti vispi, magari restii a ingobbirsi sui libri, ma bravissimi con una chiave inglese in mano, quelli a cui ti potevi sempre rivolgere quando la candeletta del motorino non dava la giusta scossa per farlo partire, e quindi ti impediva di inseguire i tuoi sogni, con il vento in faccia, nell’epoca bellissima, anche se pericolosa, di quando il casco non era obbligatorio.</p>
<p style="text-align: justify">Io stesso la ricordo benissimo, a tal punto che, visto il mio carattere piuttosto ribelle, quando il casco divenne obbligatorio vendetti subito il mio bianco Laverda 125, pur di non assolvere a un obbligo che mi dava fastidio.</p>
<p style="text-align: justify">Massimiliano ( in arte solo “Max” ) Biaggi ha iniziato tardi a essere campione, solo nel 1991 divenne qualcuno, all’età di venti anni; se guardiamo altri esempi, come lo stesso Valentino, essi erano emersi alle cronache dello sport in età ancora più precoce, a sedici, diciassette anni.</p>
<p style="text-align: justify">Max, a differenza di Valentino, non ha mai cercato la copertina per forza, anche se, suo malgrado, si è ritrovato spesso sulle prime pagine dei settimanali patinati a causa ( direi meglio ..per merito ) delle sue fidanzate, sempre piuttosto note e quindi appartenenti allo star system mediatico.</p>
<p style="text-align: justify">Non per nulla si è sposato con Eleonora Pedron, avvenentissima Miss Italia di qualche anno fa.</p>
<p style="text-align: justify">Max ha sempre avuto il suo modo di essere campione, seguendo il suo istinto sempre e comunque, anche a costo di risultare antipatico e schivo.</p>
<p style="text-align: justify">Ci ha emozionato nei primi anni della carriera, quando ha vinto quattro titoli mondiali della classe 250 cc, anche se poi nelle classi superiori non ha avuto il successo che meritava, forse anche per una serie di concomitanze sfavorevoli, tra cui la prepotente e addirittura straripante forza tecnica e mediatica dell’immenso Valentino Rossi, suo acerrimo rivale sulle piste e anche fuori.</p>
<p style="text-align: justify">L’Italia delle due ruote è sempre stata divisa tra chi ammirava l’uno o l’altro, senza mai avere un punto di contatto, perché non è mai stato possibile; tra di loro se le sono sempre dette di tutti i colori e questo, se vogliamo, è stato spettacolo nello spettacolo nei pomeriggi domenicali del Moto GP.</p>
<p style="text-align: justify">Negli ultimi anni Max ha abbandonato la Moto Gp per dedicarsi alla Superbike dove ha conquistato due titoli mondiali, nel 2010 e pochi giorni fa, nel 2012.</p>
<p style="text-align: justify">A 41 anni ha deciso di abbandonare la scena, dicendo durante la conferenza stampa tenutasi a Vallelunga che non era lì per piangere o strappare lacrime a chi lo ascoltava, ma che era giusto così; era giusto lasciare il dovuto spazio alla nuova generazione.</p>
<p style="text-align: justify">Credo sia doveroso tributare a Max un ringraziamento per quello che ha fatto per lo sport italiano, con sana passione, con dedizione e professionalità assolute; credo che ci mancherà e che un po’ mancherà anche a Valentino Rossi, anche se non lo ammetterà mai, per non incrinare minimamente la simpatica rivalità che in fondo alimenta i miti dello sport; e poi, come ho detto prima, Max è come la Juve, anche se questa non è la sua fede, essendo giallorosso, ma per una volta perdoniamolo..in fin dei conti nessuno è perfetto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>Luca Falchi</em></strong><strong><em></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Unico obiettivo: RIPARTIRE; questa è l’unica cosa da fare, a iniziare da mercoledì.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 11:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non avremmo mai voluto che andasse in questo modo, non avremmo mai voluto interrompere una striscia positiva fatta di 49 incontri dove abbiamo sempre, come si dice in gergo calcistico, “mosso la classifica”; infatti, quando era andata male, avevamo pareggiato. Prima o poi, per la legge dei grandi numeri, doveva accadere; è inutile negare che]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non avremmo mai voluto che andasse in questo modo, non avremmo mai voluto interrompere una striscia positiva fatta di 49 incontri dove abbiamo sempre, come si dice in gergo calcistico, “mosso la classifica”; infatti, quando era andata male, avevamo pareggiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima o poi, per la legge dei grandi numeri, doveva accadere; è inutile negare che se ognuno di noi avesse dovuto scegliere l’avversario da cui perdere avrebbe scelto una delle altre diciotto formazioni del campionato, piuttosto che i famigerati “prescritti colorati di nero e azzurro”.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ stata in qualche modo una svolta, una interruzione del nostro percorso glorioso e vincente che, tra l’altro, ha avuto il doppio risvolto negativo; oltre alla delusione di perdere, e per di più nella nostra casa dello Juventus Stadium, la sconfitta ha comportato il riavvicinamento dei nostri “nemici”, demolendo almeno parzialmente le nostre certezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Devo dire che fino a sabato sera alle 20,45 avevamo compiuto una impresa pressoché titanica, soprattutto per il fatto di giocare spesso in dieci; non me ne voglia il “buon” Sebastian Giovinco, ma come ho sempre detto, molti di voi lo sanno che non lo dico certamente da oggi, non è assolutamente un calciatore da Juventus; avendo un fisico come il suo, o sei Maradona o Messi oppure sei un atleta di secondo, se non terzo, livello.</p>
<p style="text-align: justify;">E pensare che la Juve ne aveva ceduta al Parma la metà per circa 4 milioni e poi l’ha ripresa per 11; quindi, caro “occhio di lince” Marotta, probabilmente hai fatto quella operazione di mercato guardando i numeri con il tuo celebre occhio chiuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fa sorridere, consentitemi una battuta, pensare alla “metà” di Giovinco, viste le dimensioni di Giovinco “intero”.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensare che uno come lui possa valere 22 milioni mi fa davvero rabbrividire; abbiamo lasciato andare Verratti, che era praticamente nostro, tirando troppo la corda per una cifra di circa 7 milioni, facendocelo soffiare dal Paris Saint Germain dello sceicco Nasser Al-Khelaifi, per la somma di 12 milioni di euro; in poco tempo il talento ex Pescara ha dimostrato tutto il suo valore facendo sue le redini del centrocampo dei transalpini.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alla sconfitta di sabato, tenuto conto di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, l’unica cosa che non dobbiamo fare è abbatterci; dalle sconfitte si deve necessariamente, se si è grandi davvero, trovare di nuovo la strada maestra, quella che ci ha condotto fino a qui, quella che ci ha consentito di stupire l’Italia, anche solo guardando questa stagione, con nove vittorie su dieci, ottenute dominando sempre l’avversario, anche se con la giusta dose di fortuna in alcune occasioni, vedi Firenze e soprattutto Catania.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse serviva un bagno di umiltà, forse eravamo già sicuri di aver vinto tutto, forse nelle menti dei nostri atleti, “orfane” della voce roca ma molto incisiva di Antonio Conte, c’era in qualche modo una convinzione troppo forte che, soprattutto dopo il vantaggio di Vidal, tra l’altro irregolare, era aumentata in maniera esponenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Era normale che ci potesse essere una reazione, di una squadra in crescita, che può annoverare tra i suoi attaccanti gente come Milito; è chiaro che se si ha Giovinco e gli altri hanno Milito, per vincere devi strafare, soprattutto dopo che si è spenta alla fine del primo tempo, per infortunio, la luce di Vucinic, l’unica lampada accesa in attacco, quella del “Mago di Niksic”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora è il momento di dimostrare chi siamo davvero; è in questi momenti che dalla reazione si capisce la grandezza o meno di un gruppo come quello bianconero, fino ad oggi granitico, ben oliato in tutti i suoi meccanismi, arricchito dalla gioventù straripante di un talento come Pogba, un gruppo dove Pirlo da alcune giornate è tornato a fare il fuoriclasse che è, dove Marchisio si sta dimostrando uomo a tutto campo di statura mondiale, come del resto quasi tutti gli altri con la maglia trenta volte scudettata.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi unisco idealmente a tutti quei “colleghi” tifosi che sabato sera, alla fine della partita, hanno tributato un grande applauso alla squadra, pur se delusi dal risultato; la squadra ha molto apprezzato questo gesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso abbiamo dimostrato, tutti insieme, sia quelli presenti allo Stadium che quelli che come me erano davanti alla tv, che siamo un pubblico maturo e quindi pronto a ottenere successi in serie.</p>
<p style="text-align: justify;">Diamo i giusti meriti ai nostri avversari, senza astio ulteriore, visto che non ce n’è davvero bisogno; noi siamo juventini e dobbiamo distinguerci anche e soprattutto in questo, nell’accettare il risultato del campo senza recriminazioni e scuse inutili, per non scadere nell’assurda e spregevole qualità di molti altri, per poter sempre orgogliosamente impersonare quello “stile Juve”, che è troppo facile da fare nostro dopo una vittoria; quello che conta è averlo dopo delusioni cocenti come quella di sabato sera, quella che tutti noi avremmo voluto evitare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un grande incoraggiamento ai nostri valorosi atleti, ripartendo da mercoledì contro i danesi del Nordsjaelland, dove urge una vittoria convincente per proseguire il cammino in Europa; che i nostri giocatori si ricordino, dopo un attimo di “dimenticanza”, della maglia che indossano e che possano tornare a far tremare l’Europa, come ci compete per destinazione divina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Alex del Piero….non era meglio il Montescudaio che il Sydney F.C. ???</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2012 17:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di autodeterminarsi, di decidere cosa è più giusto fare della propria vita, e quindi se dico “ognuno” comprendo anche chi è privilegiato, chi cioè ha la possibilità di scegliere tra eventualità e obiettivi sempre alti, sempre e comunque vincenti. Tra questi “ognuno” quindi ci sono anche gli sportivi,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di autodeterminarsi, di decidere cosa è più giusto fare della propria vita, e quindi se dico “ognuno” comprendo anche chi è privilegiato, chi cioè ha la possibilità di scegliere tra eventualità e obiettivi sempre alti, sempre e comunque vincenti.</p>
<p style="text-align: justify">Tra questi “ognuno” quindi ci sono anche gli sportivi, in particolare i calciatori.</p>
<p style="text-align: justify">Per le loro scelte, che per forza di cose divengono pubbliche, essi prendono in considerazione parametri vari; alcuni li rendono pubblici e altri, come è giusto che sia, rimangono privati e quindi quando noi valutiamo, come spettatori inermi, le loro decisioni, possiamo limitarci a opinare sui parametri “pubblici”.</p>
<p style="text-align: justify">Uno dei passaggi di maglia più chiacchierati è, come è noto anche a chi non sa neanche che esiste il calcio, quello di Alex del Piero al Sydney F.C..</p>
<p style="text-align: justify">All’inizio, quando prese questa decisione, gli ho fatto, come tutti noi, i miei auguri, pensando che se l’aveva presa, c’era sicuramente una motivazione derivante dal suo orgoglio personale, da quella sua convinzione di essere ancora un calciatore a alti livelli, come del resto aveva dimostrato nella Juve l’anno scorso, pur giocando con una certa discontinuità.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi pensai, non conoscendo assolutamente quella squadra, che essa fosse una compagine di livello ottimo, se pur inserita in un contesto dove il calcio non è certo lo sport nazionale.</p>
<p style="text-align: justify">Alessandro infatti ha avuto offerte, a suo dire, da mezzo mondo, compresa l’Inghilterra, dove lo cercavano squadre di livello mondiale, come l’Arsenal, il Manchester United e il Tottenham.</p>
<p style="text-align: justify">La sua classe immensa poteva quindi essere sfruttata meglio e allora si che poteva dirsi ancora un atleta in grado di cambiare la storia di un club, come indiscutibilmente ha fatto in 19 anni di Juve.</p>
<p style="text-align: justify">Invece milita in una squadra che neanche nel campionato australiano riesce a elevarsi sulle altre; fino ad oggi, nonostante alcune sue prodezze, il Sydney F.C. ha vinto quasi mai, ha perso spesso; l’ultima “impresa” è quella odierna, quando, pur con Del Piero assente a onor del vero, ha rimediato un pesante 7 a 2 dalla mirabolante squadra denominata “Central Coast Mariners”…</p>
<p style="text-align: justify">Ho provato a sfogliare gli annali del calcio, ma non ho trovato traccia della sua esistenza; con quel nome lì, che da una veloce traduzione pare significhi “Marinai della costa centrale” sembra quasi si tratti di un gruppo di onesti lavoratori del mare che al sabato sera si ritrovano per smaltire un po’ di salmastro dai polmoni….pare addirittura che anche Popeye, il mitico Braccio di Ferro, ne faccia parte attiva; treni di spinaci ogni giorno vengono avvistati arrivare alla loro mensa aziendale…</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, a parte certe banali e scherzose considerazioni, devo dire che Alex non è stato chiaro quando ha presentato la sua scelta al pubblico: poteva tranquillamente dire: “vado in Australia per scoprire un mondo nuovo, a prendere qualche soldo, a far crescere i miei figli in un ambiente affascinante e straordinario”, ma non doveva dire che si sentiva ancora un atleta vero.</p>
<p style="text-align: justify">Non si può, sempre secondo me..sia ben chiaro, comunicare di sentirsi ancora un calciatore integro e desideroso di dimostrare tutta la sua classe e poi andare a giocare contro i marinai della costa centrale o contro i muratori di Melbourne, senza offesa per queste categorie nobilissime di lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify">Detto questo, caro Alex, se ti diverti lo stesso, un caro in bocca al lupo, con immutata stima per l’atleta straordinario che io sono ancora convinto tu sia; se non ti diverti più, affrettati a cambiare palcoscenico; non c’è peggiore fine per un atleta che quella di finire nel limbo dei perdenti, come nel 1987 insegnò a tutti un certo Michel Platini, che abbandonò il calcio all’apice della carriera, facendosi ricordare solo da vincente.</p>
<p style="text-align: justify">In fin dei conti, va bene anche una scelta contraria; basterebbe essere un po’ più chiari quando la si annuncia.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Buon Compleanno Signora infinita; 115 anni di gloria e sudore; grazie infinite da 14 milioni di cuori.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Nov 2012 18:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[115 anni renderebbero decrepito qualunque essere, soprattutto se si tratta di essere umano, ma ci sono eccezioni che confermano la regola; penso ai longevi abitanti di alcuni paesi della Sardegna; tempo fa un tg propose un servizio che appunto dimostrava che nel simpatico paese sardo denominato Perdasdefogu esistevano molti ultracentenari, probabilmente per merito del loro]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">115 anni renderebbero decrepito qualunque essere, soprattutto se si tratta di essere umano, ma ci sono eccezioni che confermano la regola; penso ai longevi abitanti di alcuni paesi della Sardegna; tempo fa un tg propose un servizio che appunto dimostrava che nel simpatico paese sardo denominato Perdasdefogu esistevano molti ultracentenari, probabilmente per merito del loro sobrio stile di vita e per la fortuna di poter vivere in un ambiente pressoché incontaminato e immerso in una natura straordinaria.</p>
<p style="text-align: justify">Ma anche nel resto dello Stivale, che bello vedere le Signore che a dispetto dell’età si prendono tutte le libertà possibili e lecite che la vita gli presenta; sono piene di gioia di vivere, riescono a trasmetterla a chi le sta vicino, si vestono con l’entusiasmo della ragazzina, ballano, cantano, coinvolgono figli, figlie e nipoti, trascinano nel loro entusiasmo compagni a volte non del tutto persuasi, ma orgogliosi di tanta energia vicino a loro, anche se si guardano bene dall’ammetterlo.</p>
<p style="text-align: justify">Queste sono le Signore che più assomigliano alla Signora per eccellenza, quella che rappresenta uno stile unico e inimitabile, mai scalfito dal tempo, anzi alimentato dalle esperienze, dagli errori e dai successi, dalle delusioni e dalle esaltazioni, la nostra beneamata Juventus.</p>
<p style="text-align: justify">Pensare che tutto ciò è nato ben 115 anni fa, proprio il 1° novembre 1897, su una anonima panchina in Corso Re Umberto, quando alcuni giovani liceali la fondarono affinché fosse strumento di gioco e di divertimento, con lo scopo di esercitare una passione che, se pur agli albori, aveva già attratto fascino e amore.</p>
<p style="text-align: justify">Negli anni, quella che poteva essere una bambina, è fiorita, è cresciuta, con vigore ma allo stesso tempo con grazia, come una giovane Signorina di gran classe, sempre ben vestita, sempre ben coordinata nelle sue dolci fattezze e nei suoi abiti, e che sapeva giocare con le coetanee con simpatia pura ma anche con educazione e classe, riuscendo sempre e comunque a distinguersi dal gruppo, sempre prima in classifica, senza mai vantarsene, come una “prima della classe” che sa esserlo con orgoglio ma senza mai farlo pesare alle “colleghe”, alle altre squadre, anche se molte di loro, una in particolare, ornata dai colori nero e azzurro, gelosa del suo vincente candore, l’ha spesso oltraggiata, l’ha spesso incolpata di fatti mai compiuti, andando a fare la spia alla maestra, vestita con i panni di un lugubre e parzialissimo procuratore federale; nomi non ne facciamo, ma ha un cognome che ricorda il mondo delle costruzioni, specie di quelle del boom degli anni ’60 nella capitale.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando alla parabola della vita della nostra Signora, è stata Donna, non a caso con la “D” maiuscola, una Donna bellissima, di classe sopraffina, dotata di grande sensibilità con sé stessa, di esempio di correttezza con gli avversari, che spesso sembra se ne innamorino e la rincorrano, la cercano nelle zone alte, come se rincorressero un ostrica che è già bella da vedere da fuori, ma che è ancora più bella dentro, dotata di slanci di signorilità e generosità, lealtà e rispetto del prossimo.</p>
<p style="text-align: justify">La Signora ha passato anni di oscurantismo, dove sembrava ci fosse qualcuno che la teneva segregata, che le toglieva forza e grinta, al punto che anche Lei si era convinta che fosse giusto così.</p>
<p style="text-align: justify">Poi il miracolo, una struttura nuova, un tecnico sanguigno come Antonio Conte, che è tornato a quella che da sempre doveva essere casa sua; gli è bastato uno sguardo complice, un ricordare quello che si dicevano quando erano insieme qualche anno prima, l’uno con i colori dell’altra indosso, sempre intrisi di passione e di attrazione reciproca.</p>
<p style="text-align: justify">E a quel punto era normale che si tornasse a celebrare felicità e vittorie; niente e nessuno potrà mai scalfire questa alchimia, anche se ci sono stati altri tentativi che poi si sono esauriti da soli, come fuochi di paglia, come effimeri e insignificanti disturbi di percorso.</p>
<p style="text-align: justify">La Juventus è tornata, alla soglia dei 115 anni che oggi festeggia, a essere quella Signora che piace e che  spesso divide; in Italia o si è juventini o si è antijuventini, non esiste la mezza misura; è proprio questa magica contrapposizione di amore e odio che rende unica una società che ha nel cuore e nella intensità le sue forze universalmente riconosciute, anche dagli avversari più acerrimi.</p>
<p style="text-align: justify">I bianconeri di oggi sul campo, come è sempre stato nella nostra tradizione, lasciano sul campo ogni goccia di sudore fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di recupero, ed è proprio questo che li porta a raggiungere i risultati più impensati e insperati.</p>
<p style="text-align: justify">E’ ora di esportare questo modello anche in Europa; è ora che anche all’estero sappiano bene chi è quella Signora anziana, che oggi raggiunge i 115 anni, ma è magicamente statuaria nel fisico e integra nello spirito, per affrontare ogni battaglia sportiva, per poter quindi rinverdire e arricchire quel Museo che attende fremente di fianco al terreno di gioco; il passo verso ogni gloria è quindi fisicamente breve, ma è durissimo da raggiungere, ma se raggiunto rigenera il fisico e il morale.</p>
<p style="text-align: justify">Tanti auguri Signora, 115 di questi giorni, brindiamo insieme, noi 14 milioni di tifosi insieme a Te, ma teniamo in fresco altre bottiglie, nella speranza fondata di poterle aprire molto presto.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Il coro contro Morosini non ha insegnato nulla.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 17:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia ferma intenzione era di non parlarne più, o almeno, sperando che non ci fosse più bisogno, confidando nel buon senso e nella intelligenza delle persone che frequentano gli stadi, credevo ingenuamente che nulla di triste e indegno si sarebbe mai più ripetuto sugli spalti di uno stadio. Come quasi sempre succede, un pensiero]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mia ferma intenzione era di non parlarne più, o almeno, sperando che non ci fosse più bisogno, confidando nel buon senso e nella intelligenza delle persone che frequentano gli stadi, credevo ingenuamente che nulla di triste e indegno si sarebbe mai più ripetuto sugli spalti di uno stadio.</p>
<p style="text-align: justify">Come quasi sempre succede, un pensiero o una speranza ingenui vengono smentiti dai fatti; e allora penso sia giusto riflettere di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify">Lo so che tutto ciò non porterà a nulla, il mio è solo un pensiero a voce alta; se qualcuno lo raccoglie ne sono felice, in caso contrario avrò comunque espresso una mia libera opinione.</p>
<p style="text-align: justify">La cosa che più mi dispiace è che la vicenda si è verificata a circa 150 metri da quella dei cori contro Morosini, che avevano offeso Livorno e l’Italia intera.</p>
<p style="text-align: justify">Passiamo ai fatti: venerdì sera prima dell’anticipo di serie B Livorno – Cesena è stato osservato un minuto di raccoglimento in memoria del Caporale Tiziano Chierotti, di soli 24 anni, morto in un attentato in Afghanistan, facendo salire a 52 il numero delle vittime italiane in quella martoriata terra.</p>
<p style="text-align: justify">Ebbene, una parte della tifoseria della Curva Nord, il centro nevralgico della tifoseria labronica, si è girata di spalle come a non voler partecipare alla commemorazione; quindi il significato di quel gesto dimostra quantomeno indifferenza o addirittura, compiacimento per una morte di un ragazzo di 24 anni.</p>
<p style="text-align: justify">La mia riflessione parte dal fatto che ognuno di noi nella vita ha il diritto di fare la sua scelta e, purché essa sia lecita, va rispettata da tutti.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta del Caporale Chierotti era quella di far parte dell’Esercito Italiano in una missione di pace; devo dire che io, in generale, non sono mai stato d’accordo sul fatto che l’Italia debba partecipare a certe spedizioni che, a mio avviso, più che missioni di pace, siano operazioni legate a interessi che passano molto oltre le nostre teste e che non mi sembra il caso di approfondire, anche perché non ne sarei certamente all’altezza.</p>
<p style="text-align: justify">Indipendentemente dal pensiero che ognuno di noi ha su certi argomenti molto delicati, come ho detto prima, va rispettata la decisione di chi ne fa parte; in fin dei conti rappresenta un po’ tutti noi, ed è il Parlamento che ha deciso, democraticamente, che la spedizione era necessaria e non è certo colpa di chi vi prende parte; e, ricordiamoci sempre, che il Parlamento è espressione di un voto democratico e quindi come tale è sovrano ed è giuridicamente la sede dove si debbono prendere certe decisioni.</p>
<p style="text-align: justify">Alla luce di tutto questo devo dire con amarezza che quello che hanno fatto molti tifosi del Livorno venerdì sera è assimilabile al coro contro Morosini della scorsa settimana; l’unica differenza è che quella fu una schifosa espressione diretta, mentre in quest’ultimo caso l’espressione è stata sostituita da un gesto ignobile, che ha aggiunto orrore a orrore.</p>
<p style="text-align: justify">E pensare che proprio nella città labronica alla fine del ‘500, sotto il governo della famiglia De’ Medici, vennero emanate le Leggi Livornine, che erano la massima espressione dell’accoglienza di tutti i popoli, di tutte le fedi e gli orientamenti religiosi, di qualsiasi espressione politica, annullavano i debiti e le condanne per almeno 25 anni, per favorire l’integrazione; l’unica condizione era che chi arrivava doveva stabilirsi a Pisa o a Livorno.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi dovrebbero essere proprio i livornesi, discendenti di quell’epoca meravigliosa caratterizzata da un tale esempio di democrazia e di libertà, a professare comprensione e rispetto verso gli altri, anche nelle diversità più contrastanti e lontane anni luce l’una dall’altra.</p>
<p style="text-align: justify">Ma di certe cose purtroppo, che ne sanno quegli pseudo tifosi dell’Armando Picchi ? Accecati come sono dalla politica, pensano che ogni idea diversa dalla loro sia sbagliata e non gli interessa nulla se un loro coetaneo muore svolgendo il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Indipendentemente dall’idea politica contorta, sarebbe infatti stato lo stesso se tutto ciò fosse partito da persone dell’idea opposta, non è questo il problema, credo che se ci si indigna giustamente per un coro contro una persona che non c’è più, non si deve poi rispondere pan per focaccia; spetta a chi è stato offeso a dimostrare di essere migliore, senza fomentare spirali assurde di odio reciproco che portano solo a fenomeni di ulteriore scadimento morale e mi sembra di poter dire che, soprattutto di questi tempi, la civiltà richieda ben altro e cioè un tentativo di avvicinamento tra pensieri e idee contrapposte; solo così potremo vivere molto meglio ma so già che il mio auspicio cadrà amaramente nel vuoto, vuoto come il cervello e vuota come l’anima di certi personaggi inutili alla società.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Lance Armstrong; la delusione di chi soffre senza più vederti come esempio.</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2012 16:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia è una lettera nel vuoto; lo è perché è indirizzata a chi non la leggerà mai, ma voglio avere dentro di me l’idea che un giorno lontano la possa anche solo sfiorare, anche solo intuire e interpretare. Caro Lance Armstrong, devo dire che come personaggio mi piacevi anche, perché avevi dato la speranza]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La mia è una lettera nel vuoto; lo è perché è indirizzata a chi non la leggerà mai, ma voglio avere dentro di me l’idea che un giorno lontano la possa anche solo sfiorare, anche solo intuire e interpretare.</p>
<p style="text-align: justify">Caro Lance Armstrong, devo dire che come personaggio mi piacevi anche, perché avevi dato la speranza a tante persone; avevi dimostrato che dopo la tempesta può arrivare il sereno.</p>
<p style="text-align: justify">Prima del tuo “anno zero” eri un ciclista poco più che mediocre; avevi vinto un mondiale, è vero…ma gli intenditori sanno che dal punto di vista tecnico la vittoria di un Campionato del Mondo ha molto meno valore di una vittoria in un Giro d’Italia o in un Tour de France, perché il mondiale si svolge in un solo giorno ed è successo spesso che siano diventati iridati corridori che poi non hanno più esaltato le folle, che addirittura sono spariti dalla circolazione, almeno a alti livelli.</p>
<p style="text-align: justify">Fino al 1995 appunto avevi collezionato quei successi, ma eri ancora come un fiore che doveva ancora sbocciare del tutto, anche se si intuiva che avresti avuto petali molto colorati.</p>
<p style="text-align: justify">Poi nel 1996, il tuo “anno zero”; il cancro ti distrugge, subisci interventi e terapie che avrebbero sconfitto molte persone; per te invece tutto ciò è stata una iniezione di orgoglio e di fiducia, ne sei uscito alla grande e, anzi, da lì è iniziata quella che appariva una carriera straordinaria.</p>
<p style="text-align: justify">Eri diventato un esempio e uno stimolo per chi aveva sofferto o stava soffrendo come era successo a te; molti trovavano in te, il personaggio famoso che usciva da un tunnel spaventoso, la forza per uscirne anche loro e anche se con questo splendido “traino” sei riuscito a salvare solo una persona al mondo, per questo il mondo ti deve ringraziare.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo le tue vittorie in serie al Tour de France, infatti ne hai vinti sette di fila dal 1999 al 2005, hanno incominciato a circolare notizie tremende e sconvolgenti; si parlava insistentemente di pratiche strane, di medici compiacenti, che insomma tu facessi uso di sostanze proibite; ma te ti nascondevi sempre dietro al fatto che assumevi certe sostanze perché erano legate alla tua malattia, e tutto proseguiva tra i dubbi di alcuni e le certezze di altri, di coloro che ti hanno sempre seguito e adorato.</p>
<p style="text-align: justify">La gloria sportiva è aumentata negli anni; vincere sette Tour de France, e soprattutto di fila, è una impresa unica e irripetibile.</p>
<p style="text-align: justify">Devo dire onestamente che la cosa che mi sembrava strana era che te, caro Lance, partecipavi praticamente solo al Tour; durante il resto dell’anno era come se tu scomparissi dal mondo. Finalmente ho capito il perché di tutto ciò; diciamo che “avevi da fare, anzi…avevi da farti”.</p>
<p style="text-align: justify">Arriviamo a oggi, caro Lance; dopo sospetti durati anni e anni, si è arrivati alla verità, o almeno a quella stabilita dai giudici; le tue vittorie erano frutto di pratiche illecite, di doping sistematico, si è detto addirittura che si trattava di una serie di operazioni talmente diaboliche che non si era mai vista e neanche immaginata una cosa del genere; è stato definito infatti “il sistema di doping più sofisticato della storia dello sport”; dopo la sentenza è arrivata la squalifica da parte della UCI ( unione ciclistica internazionale ) e la destituzione dai sette titoli al Tour, senza che essi siano stati assegnati a coloro che erano arrivati secondi in tutti quegli anni, appunto dal 1999 al 2005.</p>
<p style="text-align: justify">Indipendentemente da tutto ciò, voglio porre l’attenzione su un altro aspetto, per me molto più importante di quello strettamente sportivo.</p>
<p style="text-align: justify">Caro Lance, il tuo peccato più grande è aver sfruttato in qualche modo la tua malattia per avere successo nello sport e quindi, di conseguenza, essere coperto di dollari.</p>
<p style="text-align: justify">Ti rendi conto, almeno per un attimo, della delusione e del senso di sconfitta nella vita hai provocato nei confronti di chi soffre delle stesse pene che tu hai affrontato???</p>
<p style="text-align: justify">Sei consapevole del danno enorme che hai fatto nelle coscienze di chi ogni giorno lotta tra la vita e la morte, senza neppure avere le possibilità di guarigione che hai avuto te, per il fatto di chiamarti Lance Armstrong??</p>
<p style="text-align: justify">Ho saputo che hai rinunciato, o perlomeno così si è percepito, a difenderti ulteriormente; ciò a mio avviso significa che sai benissimo di essere indifendibile.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto ti devo dire solo poche parole: ti devi solo vergognare di fronte a te stesso e, soprattutto, di fronte ai milioni di persone nel mondo che in te vedevano un esempio e un’ancora di salvataggio; vergognati di aver spento la speranza in loro; spero che un giorno tu riesca a rendertene conto e almeno a soffrirne per il resto della tua vita.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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		<title>Il Museo dello Stadium; “l’odore del passato” come il profumo del presente e del futuro.</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2012 17:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Falchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiamale se vuoi.. Emozioni!]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juvenewsradio.it/il-signor-delio-rossi-esempio-per-il-calcio-e-un-padre-che-tutti-vorrebbero-avere/chiamale-se-vuoi-emozioni2" rel="attachment wp-att-12383"><img class="alignnone size-full wp-image-12383" src="http://www.juvenewsradio.it/wp-content/uploads/2012/05/Chiamale-se-vuoi-emozioni2.jpg" alt="" width="460" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La storia non si inventa da un giorno all’altro, la storia è uno scrigno di ricchezze, certamente non in quanto espressione di valori materiali ma meravigliosi pezzetti di anima, distribuiti all’interno della nostra casa, sotto lo <strong>Juventus Stadium</strong>, sotto a quelle tribune grondanti di passione.</p>
<p style="text-align: justify">La passione in questo caso, anziché scendere dalle tribune, sale dal Museo verso le gradinate; lo Juventus Museum è una ricchezza enorme, solo nostra, solo juventina, solo bianconera; scusate la blasfemia, ma è come la nostra cattedrale, ma anche come la sperduta chiesetta di campagna    sorvegliata con discrezione da semplici suore, dove spegnere i clamori di una vittoria con un semplicissimo raccoglimento, dove trovare reliquie preziose; allo stesso modo il Museum e&#8217; un luogo dove vedere e sentire dentro di noi una maglia un po’ strappata, con i numeri di cuoio, un pallone che ha avuto la fortuna di essere accarezzato da Sivori o da Platini, spinto con classe e forza immense da Scirea o da Tardelli, da John Hansen o cannoneggiato da John Charles.</p>
<p style="text-align: justify">Quegli oggetti che per molti possono risultare insignificanti hanno per molti, in particolare per noi, che per la nostra età abbiamo vissuto parte di certi eventi gloriosi, un senso di orgoglio che ci gonfia nelle vene…che ci riempie l’anima di passione, che ci fa sentire “L’odore del passato”, il “profumo della memoria”.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto ciò non deve essere inteso come un qualcosa su cui sedersi, un alloro da onorare, un trofeo da celebrare nelle ricorrenze, ma uno sprone, uno stimolo a ripetere certi successi, o comunque, come è da sempre nello stile Juve, lottare e sudare fino in fondo per cercare il successo.</p>
<p style="text-align: justify">Quando osserviamo tutte quelle maglie esposte in teche di vetro, maglie spesso ingiallite dal tempo, palloni cuciti a mano, guanti consumati dal tempo e dalle prodezze dei nostri portieri, sempre grandi, sempre o quasi in nazionale da protagonisti, dobbiamo idealmente ringraziare coloro che ci fanno rivivere tutto questo; è per merito di certi personaggi se fino ad oggi, e addirittura da 115 anni, il mito Juventus resiste a ogni intemperia; basti pensare al ciclone che la nostra bandiera ha dovuto sopportare dal 2006 ad oggi, e sempre e comunque ogni volta che ritorna a essere “antipatica” all’altra metà dello Stivale, cioè quando torna a fare quello che sa fare meglio: vincere.</p>
<p style="text-align: justify">L’odore del passato non deve quindi rimanere fine a sé stesso come quello di una vecchia e statica cartolina chiusa in un cassetto, ma deve diventare il profumo di tutti i giorni, sempre attuale, inebriante, eccitante, come la scia che lascia dietro di sé una fede incrollabile e granitica; deve essere per noi bianconeri allo stesso tempo una ancora di salvataggio nei momenti meno belli e, nei momenti di gloria, un remo per andare avanti veloce, come su una barca guidata dai Fratelloni di Castellammare di Stabia, i mitici Giuseppe e Carmine Abbagnale con il loro fido timoniere Giuseppe “Peppiniello” Di Capua.</p>
<p style="text-align: justify">Non dobbiamo sentirci troppo giù di morale quando capita di disputare partite sottotono, come quella contro i danesi di martedì scorso; fa parte del calcio; sarebbe troppo semplice pensare che il più forte vince sempre; dobbiamo riconoscere anche i meriti di certi avversari che, pur modesti che siano, partecipano alla manifestazione calcistica per club più importante al mondo, e tutto cio&#8217; qualcosa vorrà dire.</p>
<p style="text-align: justify">La maturità che ti consente di ottenere grandi traguardi è sempre frutto di buon senso e calma; dobbiamo saper ragionare, trovare gli errori fatti e lavorare sodo per non ripeterli; se tutto ciò continua a non bastare, vuol dire che non abbiamo ancora una mentalità tale da consentirci la scalata al Vecchio Continente; in quel caso vorrà dire che il tempo ci darà una mano, accompagnando i nostri sogni, accarezzando le nostre speranze, raccogliendo le nostre preghiere, apprezzando i nostri sforzi che per natura incontreranno molto presto la storia, in una notte di fine maggio, facendo tornare le nostre menti a quel Museo, che a quel punto potrà ospitare un&#8217;altra Coppa, quella così desiderata, la <strong>Champions League,</strong> la<strong> “Coppa dalle Grandi Orecchie”</strong>, che potrà raccogliere le nostre grida di giubilo e di piacere immenso, rimaste nascoste nei nostri cuori per troppo, davvero troppo tempo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Luca Falchi</strong></p>
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