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Felix Sanchez e Alex Schwazer…i due rovesci della medaglia ( olimpica )


In quarantasette secondi e sessantatre centesimi che cosa riusciamo a fare tutti noi ? Allacciarsi le scarpe, spegnere un computer, comprare un giornale all’edicola…

A una persona, che si chiama Felix Sanchez, dominicano di 34 anni, 47 secondi e 63 centesimi hanno cambiato la vita di uomo e di atleta, consentendogli di vincere la medaglia d’oro nella specialità dei 400 metri ad ostacoli.

Un Uomo vero, straordinario, dalla storia commovente e felicemente semplice nelle sue difficoltà; si trasferisce da piccolo negli Stati Uniti, dove trova il modo di poter vivere e studiare, aiutato dalla nonna Lili, in tutta la sua parabola di ragazzo e di sportivo di successo.

Non ha mai voluto cambiare la sua nazionalità, perché disse: “sarò sempre grato agli Stati Uniti che hanno accolto me e la mia famiglia e mi hanno dato la possibilità di studiare, di allenarmi e di diventare un professionista ma la radice che ho è di Santo Domingo. Gli Stati Uniti vincono e vinceranno sempre tantissimo. Ma quanti possono dire di aver fatto ascoltare l’inno dominicano alle Olimpiadi ?”

Credo che una frase del genere sia sufficiente a capire la statura morale di questo ragazzo; dopo aver vinto l’oro a Atene nel 2004, era il favorito anche a Pechino 2008.

Il destino crudele volle che la sua adorata nonna Lili venisse a mancare proprio la mattina della sua gara a Pechino e lui, sconvolto nel corpo e nell’anima, volle correre lo stesso perché era quello che la nonna avrebbe voluto, ma non riuscì neanche a qualificarsi per la finale.

A quel punto promise a sé stesso che sarebbe arrivato a Londra 2012 per riprendersi quello che era suo; e così è stato…una gara entusiasmante, con il rettilineo finale corso in apnea e la vittoria in 47 secondi e 63 centesimi… ma il momento più bello e emozionante deve ancora arrivare…

Dopo aver tagliato il traguardo si sfila da sotto il numero che ha sul petto una foto; è la foto che ritrae lui abbracciato alla nonna, la appoggia sulla pista, si china e la bacia piangendo; così come, sul podio olimpico durante la premiazione, in un pianto dirotto, ascolta il Suo Inno Nazionale, quello della Repubblica Dominicana, a cui tiene tantissimo.

Credo che sia stata una delle vicende dello sport che più assomigliano a una favola, a lieto fine per fortuna, anche se con un velo di tristezza, ma con una dolcezza di fondo infinita, manifestata da chi sa piangere nel ricordo di una persona splendida che ti ha insegnato a vivere.

Come per ogni bella storia, c’è un rovescio amaro della medaglia; avevo detto prima delle olimpiadi che mi sarebbe sembrato strano se non ci fossero stati almeno una decina di casi di doping.

Non mi interessa sapere quanti sono, ma chi hanno colpito; non mi sarei mai aspettato che un ragazzo come Alex Schwazer, esempio di ragazzo modello, perfetto nelle sue uscite, mai fuori posto, fidanzato della pattinatrice su ghiaccio Carolina Kostner, potesse cadere nel tranello…

E invece siamo rimasti tutti delusi; si è iniettato l’EPO, la famigerata Eritropoietina, un ormone che stimola la produzione dei globuli rossi e quindi un maggiore afflusso di ossigeno per migliorare la prestazione.

Alex l’ha ammesso subito, dopo essere stato oggetto di un controllo antidoping a sorpresa il 30 luglio in Germania ed è stato subito escluso dalle olimpiadi.

E’ un errore che gli costerà sicuramente la carriera agonistica; in certi casi, se non adeguatamente protetto psicologicamente, potrebbe costargli anche qualcos’altro.

Quando si cade in certi errori e si è stati, fino ad allora, atleti irreprensibili, è un errore durissimo da digerire, sia per l’ambiente esterno che per l’atleta stesso; è come uno di quei ladri maldestri che rubano per disperazione; vengono scoperti subito.

Io sono d’accordo nel punire il gesto con la giusta squalifica; ma dobbiamo anche evitare esagerazioni in senso opposto, perché un errore, se pur grave, non deve essere un motivo per contribuire a eliminare una vita.

Sono convinto che vada lasciato in pace, pagherà il suo salato conto con lo sport e con la vita, ma evitiamo la gogna; perché so benissimo come siamo fatti noi italiani…

Siamo un popolo di forcaioli per un errore, e poi se la persona che ha sbagliato si lascia morire per vergogna o per infelicità di vivere, siamo poi i primi a piangere al funerale.

Stiamo attenti, ricordiamoci dell’esempio di Marco Pantani; lo abbiamo idolatrato finché ci ha fatto comodo, poi un po’ tutti noi lo abbiamo aiutato a morire in una anonima stanza di albergo, coperto dalla disperazione e dal mal di vivere.

Pensiamo bene a quello che diremo in questi giorni; siamo così bravi a dare una rivincita a tutti, anche a chi compie omicidi, sarà il caso che ne diamo una anche a chi ha sbagliato una sola volta, per una maledetta siringa di EPO, oppure lo vogliamo distruggere del tutto, noi che quando vinceva lo abbiamo portato nell’Olimpo degli Dei ??

Luca Falchi


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