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Ibra, serve il Maalox anche per l’Europa?


Niente da fare, l’Europa per Zlatan Ibrahimovic’ rimane sempre un boccone amaro da digerire. Se prima erano solamente le note dell’inno della Champions League a trasformare l’attaccante di Malmoe nella versione normale di se stesso, quest’anno anche gli Europei hanno contribuito a minimizzare nuovamente le sue doti al di fuori dei prati della Serie A. Nel 2004 toccò il cielo con un dito, eliminando quel che restava dell’Italia di Trapattoni con un colpo di tacco misto alle arti marziali, che poco dopo diventò il suo biglietto da visita all’arrivo in Italia con la maglia della Juventus. Da lì seguirono due successi in campo nazionale poi non riconosciuti a livello giudiziario dalle sentenze di Calciopoli uno, ma mai un acuto significativo in Champions, nonostante fosse circondato da una squadra di veri e propri Campioni con la maiuscola, lui compreso. Poi il progetto di una nuova Inter, nata dalle ceneri della Juve di Moggi, che andava coronato con la conquista sempre della fatidica coppa dalle grandi orecchie. Il progetto andò a buon fine, ma senza il contributo di Zlatan che, nell’anno in cui gli uomini di Mourinho si aggiudicarono la massima competizione per club, decise di andare a fare fortune migliori in un Barcellona che esattamente un anno dopo lascerà di corsa ( da vincitore della Liga) per ritrasferirsi nuovamente a Milano, questa volta sponda rossonera. Anche qui il copione non cambia: scudetto subito al primo anno, conquistato da protagonista assoluto, nel bene e nel male. Sempre buona la prima insomma per Ibra. E in Champions? Eliminazione agli ottavi di finale con un Tottenham che nella fase a gironi aveva letteralmente ammazzato l’Inter di Benitèz. Il suo secondo anno al Milan si è chiuso invece con un bilancio personale più che positivo, con la conquista del titolo di capocannoniere per la seconda volta in Italia. Ma dal punto di vista del collettivo, un totale disastro: secondo in campionato per la prima volta dopo sette anni, fatto fuori non di certo da protagonista in Coppa Italia e nuovamente in Champions, questa volta per mano del suo tanto odiato “filosofo” Pep Guardiola. Sembra quasi uno scherzo del destino che si ripete ciclicamente. Dopo gli auspici di puntare al podio di Euro 2012, l’avventura della sua Svezia, lacerata dai conflitti interni allo spogliatoio, imbocca invece la strada peggiore. Nella partita con l’Ucraina, Shevchenko gli ricorda chi tra i due sia veramente una leggenda del Milan, squadra che forse lo stesso Zlatan non è più tanto sicuro di rappresentare. Ci pensa poi l’Inghilterra a infliggere il colpo di grazia che vale l’eliminazione dalla competizione, con una gara d’anticipo alla chiusura del girone. Dunque, tutto questo potrebbe essere solo che l’avvenire dell’autunno del fuoriclasse svedese oppure l’inizio della sua ultima fetta di carriera, che Ibra in primis vorrà sicuramente condire con nuovi successi, questa volta magari in campo Europeo indossando una maglia che sappia dargli più motivazioni di quelle che trova al momento in casa Milan. Chissà…

Federico Voli



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