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In uscita il nuovo film di De Laurentiis: Ferragosto a Pechino…con il solito piantino


L’inizio della nuova stagione calcistica ricalca la traccia di quella appena trascorsa: la Juve su tutti.

E’ questo il verdetto del campo, nello stadio Bird Nest ( l’avveniristico “nido d’uccello” ) di Pechino, dove ogni anno le nostre squadre emigrano, supportate dalla Lega Calcio, in cerca solo di quattrini devoluti dai generosi sponsor cinesi, a disputare la finale della Supercoppa italiana.

Una partita secca che quest’anno ha messo di fronte la Juve e il Napoli, che in estate è stata una delle formazioni più brillanti durante la preparazione.

La Juve ha vinto, come sapete tutti, e, come al solito, quando ci si azzarda a ledere la Maestà del Presidentissimo partenopeo De Laurentiis, dopo ci si deve sottoporre alle sue lagne su qualsiasi cosa; addirittura tutto era cominciato con largo anticipo, con il suddetto cineimbonitore che non voleva andare a giocare a Pechino…mah…poi si è proseguito con i suoi due “uomini spia” sorpresi a studiare gli allenamenti bianconeri, con la coda di velenose polemiche.

Insomma, l’unica medicina per il vulcanico Aurelio è farli vincere; se per farlo ci sono errori a loro favore non importa…”Sono cose che fanno parte del calcio” si limita a dire quando ciò succede.

Se guardiamo gli episodi arbitrali non c’è nulla di clamoroso, ma perdere per lui è come morire e, da attore consumato quale è ( molto meglio di tanti attori “veri” che paga profumatamente per i suoi film così impegnati ) minaccia proteste ridicole e addirittura, come sabato, impedisce alla squadra di assistere alla premiazione.

Nei giorni delle olimpiadi vedere certe assurdità che cozzano clamorosamente con i principi di De Coubertin fa male allo sport e, credo, fa male alla sua stessa squadra, formata, almeno in molti elementi, da atleti e uomini di valore.

Il mondo dello sport, come quello più ampio delle vicende quotidiane dell’uomo, è costellato di vittorie e conseguenti sconfitte.

A nessuno piace perdere, questo è lampante, ma quando succede dobbiamo riflettere sui motivi per cui è avvenuto per cercare di migliorarci, anziché trovare scuse; dovremmo fare nostra la cultura di altri sport, anche fisicamente violenti, come la boxe, dove i contendenti se le danno di santa ragione e, alla fine, al suono del gong, si abbracciano come amici di lunga data e attendono il verdetto senza sceneggiate.

La sceneggiata classica, guarda caso, è proprio quella napoletana. Credo che il prode Aurelio ne sia il più grande interprete. Lui e tutti quelli come lui dovrebbero prendere esempio dalle storie olimpiche, quelle vere e toccanti; ho letto in questi giorni di un maratoneta afghano alle olimpiadi di Atlanta del 1996 che, in condizioni fisiche pessime a causa di un precedente infortunio, arrivò due ore dopo il vincitore; gli addetti avevano già smontato il traguardo e, con un gesto davvero “olimpico” e commovente, lo rimontarono per consentirgli il suo personalissimo e onorevole arrivo e ciò gli dette comunque una grande felicità, nella perfetta interpretazione dello spirito olimpico, espresso con la frase “l’importante è partecipare”.

Una impresa del genere dovrebbe restituirci i valori pieni dello sport e dovrebbe far vergognare il Presidentissimo per quello che ha fatto sabato.

Ma, come sappiamo, i miracoli sono rarissimi, e lui continuerà a interpretare il suo percorso come fosse un film e, cosa che sembrava impossibile, quel film è molto più scadente di tutti quelli che produce.

Luca Falchi



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