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Lacrime vere …da Auschwitz e Birkenau..un grazie agli azzurri


Ci sono storie nel contesto più grande della grande e agrodolce favola dell’umanità che, se pur relativamente brevi, lasciano il segno nelle coscienze moderne, nei nostri “io” più profondi, come sassolini piccoli ma fastidiosi, che ogni volta che si muovono provocano fastidio al solo pensiero, al solo invadere la nostra memoria.

Senza dubbio una di queste storie è quella relativa ai campi di sterminio nazisti, l’immagine della prevaricazione di uomini su altri, con il solo scopo di selezionare e eliminare quelle che venivano considerate “razze inferiori”, sia in senso strettamente fisico, quali gli handicappati, i minorati mentali..che in senso invece etnico, come gli ebrei.

Quello che avvenne in quegli anni così bui e tristi ci viene raccontato da chi, per relativa fortuna, è riuscito a scampare dagli eccidi, pur segnato nel fisico, nella psiche e nel cuore, dalle atrocità subite, nella tortura continua, fisica e mentale, nella consapevolezza costante che ogni momento poteva essere l’ultimo delle loro vite e, cosa ancor più tragica, tutto questo spesso gli dava sollievo, gli dava il senso della liberazione.

Quando si arriva a pensare che la morte diventa il minore dei mali, vuol dire che l’uomo non esiste più, vuol dire che la persona non è più persona, ma solo un contenitore vuoto, di organi ormai sviliti nelle loro funzioni vitali, come oggetti alla deriva in un mare apparentemente calmo perché fermato dalla assenza di futuro.

In tutto questo, nel ricordo tremendo e struggente di quell’epoca, si inserisce la visita ai campi di Auschwitz e Birkenau della nostra nazionale di calcio, in prossimità dell’inizio della manifestazione Euro 2012, che per noi inizierà il 10 giugno, contro i “campioni di tutto” , le “furie rosse” spagnole.

Lasciando da parte tutte le considerazioni tecniche sull’europeo e sulle scelte tecniche di Prandelli, su cui mi sono già abbondantemente espresso, per una volta è giusto focalizzare la nostra attenzione sugli uomini che compongono la nostra compagine.

Ci sono momenti in cui essi compiono gesti che appaiono belli e generosi, di cui però ti rimane il sospetto che siano mosse pubblicitarie, partecipazioni disinteressate mascherate da atti eroici.

Quello della visita ai campi di sterminio invece, secondo me, ha rappresentato una pagina vera delle loro immagini e reazioni, e ci ha consegnato un gruppo di uomini reali, perché hanno dimostrato di saper piangere e non nascondersi, per non voler apparire e magari vergognarsene.

Credo infatti fermamente che la capacità di provare e esternare emozioni forti, in positivo o in negativo, sia la dimostrazione massima della bellezza interiore della persona, che non necessariamente deve piangere, deve semplicemente dimostrare emozione, per non apparire e non essere arida dentro.

Gli aridi non hanno reazioni, magari non soffrono, ma sono persone morte dentro dalla nascita, che non saranno mai capaci dare e neanche ricevere; sono come oggetti, come numeri inseriti in un grande pallottoliere ai quali, a caso, viene assegnato un compito, che svolgerà senza metterci dentro nulla di sé, in modo asettico e impersonale.

Questo mi consente di essere fiero dei nostri ragazzi, non mi importa di quello che faranno all’europeo, una manifestazione che personalmente mi è sempre interessata poco, non voglio essere troppo retorico, anche se un po’ di retorica in questi casi è inevitabile..ma per come intendo io le vicende umane, per me hanno già vinto il loro trofeo….grazie ragazzi…in bocca al lupo per le vostre vite..lo sport può aspettare, la nostra memoria no…ed è per questo che non ce ne dobbiamo mai dimenticare, almeno per avere la speranza di migliorarci tutti e di conseguenza migliorare il nostro universo così malamente minacciato da assurdi rigurgiti di cattiveria.

Luca Falchi



  • Giulia De Gioia scrive:

    Anche secondo me Luca è stata una pagina molto bella, anche se c’è chi fa i soliti commenti stupidi riguardo alla sincerità delle loro lacrime. Lo ho trovato un gesto importante, per loro stessi prima di tutto.

  • Marco scrive:

    Questo gesto mi ha riconciliato con quella parte brutta e becera del mondo del calcio che tenta in tutti i modi di annullare la bellezza e l’emozione di questo sport. Come sempre Luca hai colto qualcosa che va al di là del fatto in se e per se. Grazie!

  • Luca Falchi scrive:

    grazie mille a entrambi, Giulia e Marco, per le vostre bellissime considerazioni

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