Scusa Ameri..sono Ciotti da Torino..Juve in vantaggio…

Sono soprattutto i fatti riguardanti il campionato di questi ultimi tempi che mi hanno suggerito questo articolo; sono stufo di questo campionato “spezzatino” ( pietanza che tra l’altro non gradisco nemmeno a tavola..), partite tutti i giorni, recuperi, rinvii, polemiche, squalifiche ( dico la verità, per questa volta, visto che lo schiaffo era per Aronica, a Ibrahimovic avrei dato un premio anziché la squalifica ), ricorsi, polemiche sia se i ricorsi saranno accettati che se non lo saranno.
Rimpiango con infinita dolcezza e nostalgia le domeniche di quando ero poco più che bambino, le domeniche in cui alle 15,00, o alle 14,30, o alle 15,30 ( l’orario di inizio delle partite variava a seconda del periodo ) si consumava il rito dell’accensione delle radioline, a volte ingombranti, con lunghissime antenne…la voce dei cronisti di “tutto il calcio minuto per minuto” che arrivava a volte bene a volte meno…magari ti dovevi spostare di qualche metro o cambiare la direzione della MEGA antenna della radiolina.
Tarà tararà…tarattaraaaaa rararara’ era la sigla…e poi sentivi quasi subito il collegamento dal campo principale, la formazione, descritta con fantasia:.….“Zoff a difesa dei legni, Gentile e Cabrini terzini, Furino mediano di spinta, Morini stopper, Scirea ( l’immenso Scirea…Gaetano, ti mando un saluto fin lassù..) libero, Causio ala destra, Haller mezzala destra, Capello mezzala sinistra, Anastasi centravanti e Bettega ala sinistra”; questa era la dolce cantilena che il mitico, grandissimo Sandro Ciotti, con la tipica e inconfondibile voce rauca, scandiva nell’etere, e la trepidazione saliva..
Forse era più emozionante che vedere in tv la partita, perché eri sempre in attesa di un urlo improvviso dal campo che ti interessava, nella speranza che fosse un urlo a te favorevole.
Era il tempo in cui si parlava di contropiede e non dell’antipaticissimo sinonimo “ripartenza”, non per nulla questo sinonimo è stato coniato da una delle persone più antipatiche che la storia sportiva e non ricordi e cioè Arrigo Sacchi.
Era il tempo in cui avevo 7..8 anni, e mi avevano regalato dei pupazzi di plastica, tipo bambolotti, alti circa mezzo metro, che raffiguravano i calciatori, ognuno a immagine e somiglianza di un calciatore vero.
Avevo quello di Bettega e quello di Anastasi; ebbene, nelle rare occasioni in cui la Juve perdeva, la sera, prima di cena, mi dedicavo a “simpaticamente seviziare” entrambi i pupazzi, rei di rappresentare i miei eroi in carne e ossa; li smontavo del tutto e, se andava bene, li rimontavo la domenica successiva, se la Juve vinceva..
E la sera non cenavo neanche, dalla disperazione del momento; per me una sconfitta era proprio qualcosa di indigesto; fosse successo l’anno scorso e due anni fa, avrei avuto bisogno di varie flebo per tenermi in vita, data la frequenza delle sconfitte della Juve delneriana e ferrariana.
Ma quello che ricordo con più tenerezza di quegli anni era la presenza del mio babbo, con il quale spesso ascoltavo le partite alla sua mitica radiolina dalle antenne lunghe; lui era un tifoso viola, ma molto sportivo, sempre pronto a riconoscere il merito dei più forti, tra i quali la Juve.
Come ero felice quando con lui potevo condividere una passione così grande….
Quel babbo, una figura straordinaria, non solo per me che sono di parte, ma per quello che hanno sempre detto anche gli altri, purtroppo non c’è più da sette lunghi anni; voglio sperare che lassù anche Lui possa scambiare qualche chiacchiera con Scirea sulle domeniche così strane dei nostri giorni e approfitto per mandargli un caloroso abbraccio, perché mi senta vicino anche da lontano.
Ciao babbo, grazie per quello che mi hai trasmesso, non voglio dire altro, ma solo grazie di avermi insegnato a vivere nel profondo rispetto di me stesso e soprattutto degli altri; se solo sono riuscito a carpire qualcosa da te, dai tuoi modi di fare e di pensare, sicuramente sono un uomo migliore.
Luca Falchi
Juvenewsradio.it





