Tanti auguri Divin Codino

Il 18 febbraio di 45 anni fa nasceva a Caldogno, un paese della provincia Vicentina, uno dei più grandi talenti del calcio italiano, sicuramente tra i primi cinque della storia di questo sport nel nostro Paese.
Roberto Baggio, indiscusso fuoriclasse sul campo, un tipo molto particolare nella vita, amato dal 99 per cento delle persone e un po’ detestato dal restante uno per cento, di cui fa parte preponderante l’ex nostro allenatore e CT della Nazionale campione del mondo 2006 Marcello Lippi.
Tra i due non ci fu mai idillio, non si è capito mai chi aveva ragione o torto; la mia impressione è che la ragione fosse un po’ nel mezzo, ma i due non si sono mai chiariti, soprattutto io credo per ragioni di orgoglio personale, per il fatto cioè che nessuno dei due abbia mai voluto fare un passo indietro.
Indipendentemente da questo, sicuramente Roberto Baggio è stato un grandissimo interprete del ruolo, tecnicamente io credo superiore a tutti, ma con un carattere a volte un po’ oscuro; c’erano delle volte in cui, sinceramente, si aveva l’impressione che “togliesse la gamba” sia nel senso vero del concetto, che in senso metaforico; voglio dire che quando c’era da discutere o tirare fuori gli attributi, non sempre si faceva trovare pronto; ad avvalorare questo suo modo di essere ricordo un soprannome affibbiatogli dall’Avvocato Agnelli che in una particolare occasione lo definì “coniglio bagnato”.
Con tutto questo devo dire che se guardiamo strettamente al fatto tecnico, il Divin Codino ( soprannome coniato sempre dal mitico Avvocato Agnelli ) è stato sicuramente molto bello da vedere e molto redditizio per la Juve e per la Nazionale in termini di risultati.
Basti dire che ai mondiali USA del 1994 era stato determinante al punto tale che, se non fosse stato in condizioni fisiche pessime nella finale contro gli spocchiosissimi brasiliani, la avrebbe vinta da solo, così come aveva fatto contro la Nigeria, la Spagna e la Bulgaria.
Con i tifosi juventini, soprattutto quelli più caldi, non ha mai legato del tutto; non gli hanno mai perdonato il gesto di non voler tirare un rigore a Firenze contro la sua ex squadra e, soprattutto, quello di raccogliere una sciarpa viola lanciatagli dal pubblico mentre usciva dal campo dopo la sostituzione.
Al di là di tutto mi rimangono negli occhi molti suoi goal e molte sue giocate sopraffine, in fin dei conti nei cinque anni di juve e nei molti altri di nazionale ci ha fatto divertire e vincere tanto.
Il Pallone d’Oro vinto nel 1993, dopo che quasi da solo ci aveva fatto vincere la Coppa Uefa è la testimonianza più vera di quanto ho appena detto e credo che, al di là dei giochetti tra gli sponsor che ogni anno fanno attribuire quell’ambito premio indipendentemente dai meriti effettivi dei calciatori, sia uno dei più meritati che io ricordi.
Tanti auguri Divin Codino, sei stato comunque un grandissimo e alla fine ti perdoniamo anche qualche piccola uscita dai binari della juventinità.
Luca Falchi
Juvenewsradio.it





